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Riscaldamento globale, il complicato rapporto tra esseri umani e clima

L’aumento della temperatura terrestre (Riscaldamento globale), che fino a qualche anno fa sembrava solo un’ipotesi astratta, oggi è una realtà concreta e documentata.

In base ai dati disponibili dal 1880, cioè da quando i valori sono stati misurati con strumenti molto precisi, la temperatura si sarebbe alzata di almeno un grado e mezzo fonda­mentalmente a causa dell’immissio­ne nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra, soprattutto anidride car­bonica. Le conseguenze più evidenti: temporali e alluvioni sempre più frequenti e intensi nonché stagioni con un andamento anoma­lo.

Non esiste però nella comunità scientifica un’opinione unica su quale possa es­sere la reale entità di tale innalzamento, e con quali effetti regionali. Secondo alcuni scienziati, il potenziale au­mento di temperatura, associato all’aumento della CO2 prodotta dall’attività umana è sovrastimato perché la CO2 “natu­rale” già assorbe la quasi totalità della radiazio­ne infrarossa esistente.

Inoltre le variazioni del clima ci sono sem­pre state sia in scala pluri­millenaria in cui si alterna­rono epoche glaciali a periodi intergla­ciali, sia in scala secolare. Essi inoltre fanno notare che a partire dal 1950 il clima della Terra ha subito nume­rose oscillazioni contra­stanti anche se globalmente è stata registrata una debole di­minuzione della tempe­ratura.

Nel 1975 il climatologo americano Stephen Schneider della Columbia University pubblicò un libro dal titolo “Cambiamenti climatici e sopravvivenza globale” nel quale, per la prima volta, veniva lanciato l’allarme sul cosiddetto “effetto serra”, ossia sul riscaldamento progres­sivo del pianeta a causa dell’aumento dell’inquinamento atmosferico (soprattutto di anidri­de carbonica) che riduce l’irraggiamento nello spazio del calore ricevuto dal Sole.

Il carbonio è l’elemento di base della vita sulla Terra: tutti i composti organici che carat­terizzano gli organismi viventi contengono atomi di carbonio. Se a quest’atomo si uniscono due atomi di ossigeno si ottiene l’anidride carbonica, un gas che garantisce la vita delle piante attraverso il processo fotosintetico e il fun­zionamento dell’effetto serra.

In un ciclo che dura da milioni di anni l’atomo di carbonio passa da uno stato all’altro seguendo dinamiche il cui risultato ultimo è quello di consentire all’intero sistema uno sta­to di sostanziale equilibrio. La quantità di anidride carbonica nell’aria è effettivamente poca, ma è cambiata in percentuale notevolmente nel tempo.

Prima della rivoluzione industriale della fine del 1700 si stima che fosse di 280 parti per milione. Da quel momento, in seguito ai processi di combustione di petrolio, carbone ed altri combustibili fossili non si è fatto altro che immettere nuova anidride carbonica nell’atmosfera. Verso il 1850 la presenza di CO2 nell’atmosfera era cresciuta a 295 parti per milione. Nel 1970 ve ne erano 320 e nel 2000 si era arrivati a 375, mentre si registrava un continuo aumento di tale gas, tanto che oggi si stima si sia arrivati a quasi 400 parti per milione (0,04%).

L’anidride carbonica non è l’unico gas serra né il più abbondante. Il maggior responsabi­le dell’effetto serra è infatti il vapore acqueo che da solo rappresenta il 70 per cento del to­tale. Seguono l’anidride carbonica con il 15% e, con la stessa percentuale, tutti insieme, il meta­no, gli ossidi di azoto e i clorofluorocarburi (CFC). Se per qualche bizzarra ragione volessimo fare aumentare l’effetto serra producendo solo vapore acqueo non ci riusciremmo: ne servirebbe troppo.

È sufficiente invece relativamente poca CO2 e ancor meno metano, la cui presenza nell’atmosfera negli ultimi tempi è aumentata, per ottene­re l’effetto desiderato. È in calo invece il freon, che si sta provvedendo a sostituire nelle bombolette spray con altri gas, meno inquinanti.

Freon è il nome commer­ciale del CFC-12 capostipite della famiglia dei clorofluo­rocarburi utilizzato nei circuiti dei fri­goriferi e dei con­dizionatori poi impiegato anche come gas propulsore nelle bombolette spray. Nel 1987 mol­te nazioni industrializzate firmarono il cosiddetto “protocollo di Montreal” che prevede­va la riduzione progressiva dei clorofluorocarburi, a cui appartiene il freon, perché ritenuti responsabili del “buco dell’ozono” e del riscaldamento globale.

Tuttavia, come si è detto, non è per nulla accertato che tali aumenti abbiano contribuito al riscaldamento globale, né esiste nella comunità scientifica un’opinione unica su quale possa essere la sua entità, quanto rapida la sua azione e con quali effetti regionali.

Le cose si complicano ulteriormente se si tiene conto dell’azione di feedback cioè di un ef­fetto re­troattivo causato proprio dall’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Que­sta infatti pro­vocherebbe un piccolo aumento della temperatura generando a sua volta un au­mento di evaporazio­ne dell’acqua degli oceani la quale, da un lato alzerebbe ulteriormente la tem­peratura per effetto serra, ma dall’altro, condensandosi in nubi che riflettono le ra­diazioni provenienti dal Sole, impedirebbe che le stesse giungano a terra, facendo di­minuire la temperatu­ra al suolo.

La Terra è investita da un fascio di radiazioni elettromagnetiche di varia lunghezza d’onda la cui massima intensità si ha in corrispondenza di quella visibile cioè fra gli 0,40 micron (millesimi di millimetro) del violetto e gli 0,78 micron del rosso. La radiazione solare che arriva al li­mite esterno dell’atmosfera, la cosiddetta co­stante solare, non l’attraverserà completamen­te e quindi non giungerà a terra. È stato cal­colato che solo un po’ meno del 50% della ra­diazione globale potrà essere assor­bita dal suolo, l’altro 50% viene riflesso nello spazio, diffuso o assorbito direttamente dall’atmosfe­ra.

La radiazione che attraversa l’atmosfera riscalda la Terra la cui superficie poi riemette per irraggiamento una radiazione infrarossa a onda lunga (cioè calore). Se l’atmosfera fos­se completa­mente trasparente alla radiazione che proviene dal Sole così come lo è per quella ad onda corta, il nostro pianeta avrebbe sbalzi termici violentissimi fra il giorno e la notte.

Inve­ce, grazie alla presenza di vapore acqueo, di CO2 e degli altri gas serra che si comportano come un mezzo opaco, la maggior parte della radiazione (circa il 90%) viene trattenuta e rimandata a terra con un effetto regolatore, per l’appunto l’effetto serra, che man­tiene una temperatura media annua (media per tutto il globo) di circa 15°C.

L’atmosfera e i fenomeni meteorologici che in essa si svolgono (venti, pioggia, uragani, ecc.) insieme a molti altri fattori come le correnti oceaniche, l’estensione dei ghiacci, la posizione dei continenti e, non ultimo, il movimento del pianeta intorno al Sole, costituiscono gli ingranaggi di quella grande macchina che è il clima terrestre. Si tratta di una macchina estremamente complessa che determina la distribuzione della temperatura, dei venti e del­le precipitazioni e che definisce le caratteristiche del nostro pianeta, ossia l’estensione e la posizione geografica delle foreste e dei ghiacciai, delle savane e dei deserti con le piante e animali tipici di quegli ambienti e in generale della temperatura media che oggi registria­mo.

In passato vi sono stati climi più freddi che hanno determinato il susseguirsi di diverse glaciazioni durante le quali mezzo pianeta era sotto la morsa del gelo. Vi sono state però anche epoche calde in cui non vi era traccia di ghiacciai nemmeno ai poli, dove sono state rinvenute tracce della presenza di animali a sangue freddo, come sono gli attuali rettili, che non possono certo vivere in ambienti freddi. Il clima dunque muta nel corso di migliaia di anni e le cause di tali mutamenti sono molteplici: dal lento spostarsi di porzioni di crosta terrestre, attraverso la cosiddetta tettonica a zolle, ai piccoli mutamenti dell’orbita terrestre; da impercettibili variazioni della radiazione solare, all’azione dei vulca­ni.

In sostanza il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, come troppa gente ancora crede, bensì una minaccia a tutto campo, contro il quale l’uomo non può assolutamente intervenire in maniera definitiva.

Fabrizio Conti

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