Le sanzioni varate dal Consiglio dell’Unione europea contro la Russia, hanno messo in crisi tantissime aziende di casa nostra. I numeri contenuti in uno studio condotto dal Wifo (Istituto austriaco per la ricerca economica), hanno stimato in 215mila posti di lavoro in meno ed 11 miliardi di euro buttati al vento, il prezzo che l’Italia produttiva pagherà a fine anno per l’irresponsabile applicazione del diktat statunitense da parte del duo Mogherini – Gentiloni. Tra i tessuti commerciali ed industriali più danneggiati dallo sbarramento delle porte dello sconfinato mercato russo, vi è indubbiamente quello umbro. Allarmato per la drammatica condizione in cui versano tantissime eccellenze del suo territorio, il capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, ha presentato una mozione che impegna la Regione “a farsi carico di sollecitare una azione del governo nazionale volta a superare la scelta delle sanzioni alla Russia”. L’Assemblea legislativa ha deciso di rinviare in Commissione il testo della mozione “Contrarietà dell’Umbria alle sanzioni applicate contro la Russia e adozione di interventi da parte della giunta a favore delle imprese umbre che stanno conseguentemente perdendo quote di mercato”. Il rinvio è stato deciso in modo unanime accogliendo la proposta di Gianfranco Chiacchieroni (Partito democratico) affinché, in perfetto stile piddino, “si giungesse ad un testo unitario e condiviso sulla materia, ampliando il dispositivo anche alla lotta al terrorismo, alla vicenda profughi e alla collaborazione tra le superpotenze”. Il solito minestrone di serio e faceto, di urgenze vere ed emergenze “indotte” che ci auguriamo non faccia perdere di vista la questione principale. Nella mozione si denuncia la situazione in cui versano le imprese umbre “che hanno riportato problemi economici seri per l’impossibilità di continuare a esportare nella Federazione russa”. Pesantissimo è stato il contraccolpo subito da moltissime realtà dell’agroalimentare, del manifatturiero e della moda “che stanno scontando pesantemente questa situazione, con una mancata crescita dell’export umbro che Confartigianato stima nell’ordine del 1,5 per cento”. Nevi mostra di essere coraggioso e lucido quando scrive: “Stiamo dunque pagando una politica estera imposta da Stati Uniti e Inghilterra, che non hanno molto da perdere, come invece avviene per l’Italia e per l’Umbria. “L’approvazione di questa mozione, si legge ancora, forse non avrà effetti internazionali, ma sarebbe sicuramente un segnale importante. Possiamo anche confrontarci su questo testo per trovare una proposta condivisa. Altri consiglieri di altre Regioni mi hanno contattato per prendere iniziative analoghe e la presa di posizione di diverse Assemblee potrebbe aiutare il Governo nazionale a riprendere il dialogo con la Russia”. Ci permettiamo di ricordare a qualche smemorato “di comodo” che nel 2014 gli scambi commerciali tra Italia e Russia erano pari a 26 miliardi di euro: 9,5 di esportazioni italiane verso la Russia e 16 miliardi di beni importati in Italia dalla Russia. Tra le esportazioni di casa nostra, primeggiano meccanica strumentale, moda e arredamento, non esattamente bruscolini. L’export italiano, nei soli primi mesi del 2015, per effetto delle sanzioni, ha subito un calo del 25 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Percentuali drammatiche che significano mattanza di imprese e posti di lavoro, di prospettive e sbocchi commerciali strategici. A sostegno della mozione del consigliere di Forza Italia Raffaele Nevi, si è espresso il movimento politico “Socialismo Patriottico”. “Il quadro delle conseguenze economiche patite dal tessuto produttivo della regione, spiega Matteo Verticchio, vicepresidente del sodalizio, è impietoso”. “Sebbene poco note a livello nazionale, aggiunge Verticchio, numerose piccole e medie imprese umbre, infatti, negli ultimi 10 anni si erano aperte canali importanti nel mercato Russo. Oggi vedono i loro investimenti bruciati o comunque pesantemente compromessi da una decisione illogica, figlia di un clima anacronistico, quasi a ribadire le direttrici geopolitiche di una Guerra Fredda che per Stati Uniti ed Unione Europea evidentemente non è ancora finita”. Apprezzamento è stato espresso dal dirigente di “Socialismo Patriottico”, “per il clima costruttivo che si è instaurato in assemblea legislativa a conclusione di un intenso dibattito politico”. La speranza è che a prevalere sia il realismo politico e la difesa di un apparato produttivo già in crisi piuttosto che qualche “indicazione” romana del Pd, di cui il governatore umbro, Catiuscia Marini, è dirigente nazionale.

 

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