Quest’anno si celebra il 70° anniversario dalla vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l’aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista. Negli anni recenti, sempre più ricerche storiche ed accademiche hanno dimostrato che, nonostante la relativa distanza dal fronte di guerra, tutti i gruppi etnici del Tibet, tra cui i monaci, sono stati attivamente coinvolti ed hanno giocato un ruolo importante in questa guerra, sostenendo pienamente gli sforzi della nazione.

Secondo Sherab Nyima, vice presidente dell’Università cinese Minzu, dopo l’incidente del 18 settembre 1931, Konchong Dronyer, abate del Tempio del Lama di Pechino, rappresentante del XIII Dalai Lama Thubten Gyatso (1876-1933) oltreché eminente monaco buddista tibetano del non ufficio del IX Panchen Lama Erdeni Chokyi Nyima, diede vita all’“Associazione di Salvezza Nazionale Antigiapponese” per i fedeli provenienti dal Xikang (una vecchia provincia ora situata tra il Tibet ed il Sichuan) e dal Tibet residenti a Nanchino, allora capitale del regime nazionalista.

Non appena venne a conoscenza della violenza giapponese negli incidenti del 28 gennaio e nell’incidente di Shanghai, avvenuti nel 1932, Thubten Gyatso istruì centinaia di migliaia di monaci in tutto il Tibet ad intonare canti di vittoria per la guerra contro il Giappone. Mandò anche rappresentanti speciali al governo nazionalista per esprimere la solidarietà del popolo del Tibet alla guerra antigiapponese.

Thubten Gyatso morì a Lhasa il 27 dicembre del 1933. Come reggente effettivo del governo tibetano, Reting Rinpoche si attenne all’ultimo desiderio di Thubten Gyatso, ovvero organizzare tra grandi cerimonie di preghiera, alle quali i monaci e le masse avrebbero pregato per la vittoria dei cinesi e la sconfitta del Giappone.

Secondo Sherab Nyima, dal 1932, il IX Panchen Lama Erdeni Chokyi Nyima passò per Shanghai, Pechino, nella provincia del Gansu e del Qinghai, e durante questo viaggio incitò i monaci e le masse a combattere i giapponesi per salvare la nazione, intonando sutra e pregando per la pace. Nell’ottobre del 1937 donò 30.000 dollari d’argento per le spese mediche e diede il via ad una campagna per comprare titoli governativi del valore di 20.000 dollari d’argento. Il mese successivo, donò altri 2.000 dollari d’argento ai feriti al fronte e ai rifugiati.

Nel 1937, quando l’invasione giapponese si trasformò in una guerra totale, prima di morire, Erdeni Chokyi Nyima compilò “Una lettera al popolo della Cina occidentale”, in mandarino e in tibetano, nella speranza che i compatrioti di tutta la Cina si unissero come un solo uomo e consolidassero le proprie radici per vincere la guerra contro il Giappone.

Sherab Nyima sostiene che la partecipazione di eminenti monaci buddisti nella lotta contro l’invasore fu significativamente incoraggiata dai monaci di basso rango e dall’opinione pubblica tibetana, una notevole forza all’interno del fronte unito antigiapponese, portando ad un più forte senso dell’identità cinese.

Nel 1938, sia il Tibet che il Xikang dichiararono, nella “Lettera ai soldati al fronte da parte dei rapresentanti del popolo dello Xikang e del Tibet”: «… 28 province, Mongolia e Tibet sono tutte parti del territorio della nazione cinese; il popolo cinese è un’unica nazione composta da vari gruppi etnici, tra cui gli Han, i Manciù, i Mongoli, gli Hui ed i Tibetani; la spietata invasione degli imperialisti giapponesi ha un unico scopo: distruggere ogni parte della nostra terra e schiavizzare ogni singolo componente del popolo cinese; perciò, non vi è motivo, da parte nostra, per non combatterli, indipendentemente da dove ci troviamo e da chi siamo».

Dopo l’inizio della guerra su larga scala, i patrioti tibetani crearono una linea di traffico terrestre transfrontaliera che collegava l’India alle province cinesi del Sichuan e dello Yunnan attraverso il Tibet. Nel giro di 8 anni, sono stati trasportati materiali bellici del valore di 150 milioni di dollari USA dall’India all’entroterra cinese, il tutto grazie al lavoro umano o delle bestie da soma. Nonostante la scarsità di materiali e le terribili condizioni naturali, il popolo di tutto il Tibet fu attivamente coinvolto in questo trasporto. Nel solo ottobre del 1944, i monaci tibetani e dei laici donarono denaro e materiali del valore di almeno 5 milioni di dollari d’argento.

«Le gesta patriottiche dei monaci buddisti tibetani hanno giocato un ruolo importante nell’ispirare il popolo cinese a combattere gli imperialisti giapponesi, sfruttando l’istinto alla resistenza e formando un fronte unito nazionale. Inoltre, contribuirono alla solidarietà e alla collaborazione tra tutti i gruppi etnici del popolo cinesi e rafforzarono la coesione della nazione cinese», ha detto Sherab Nyima.

Traduzione di Leonardo Olivetti

Fonte: http://eng.tibet.cn/2012sy/xw/201509/t20150922_3944816.html

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome