Le semine di grano duro in Italia sono state decimate. Gli ettari coltivati in meno sono 100mila con pesanti ripercussioni sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017 e ricadute economiche e in termini di posti di lavoro nelle aree interne del nostro Paese.

A lanciare l’allarme è Coldiretti che chiede di accelerare urgentemente il percorso per arrivare all’etichetta d’origine della pasta per evitare la chiusura delle aziende ma anche il rischio di abbandono e desertificazione di una fetta consistente del territorio nazionale.  

La riduzione delle semine interessa tutto il territorio nazionale: -11,6 % nel Nord-Est, -5,4% nel Centro e -7,4% (Puglia e Sicilia rappresentano da sole quasi la metà della produzione nazionale). Alla base di un simile disastro vi sono il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori, le speculazioni e la concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta messa in commercio come italiana.

Una situazione che rischia di peggiorare con l’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (che dovrà essere ratificato dal Parlamento italiano), con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia.

“In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

“Da qui la necessità, continua Coldiretti, di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai Ministri delle Politiche agricole, Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles”.

“L’obiettivo comune deve essere, conclude Moncalvo, quello di lavorare per una veloce approvazione poiché solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo, valorizzando il prodotto nazionale e invertendo la tendenza già a partire dalla prossima campagna di semina”.

Buona parte delle superfici sottratte ai cereali sono state destinate a colture diverse, come dimostrano i dati delle superfici degli altri seminativi. Per i legumi secchi si è registrato un aumento del 9,7 %, per la patata del 2,7 %, per il tabacco del 7 %, per il girasole del 5,5 %, per la soia del 10,6 % e per il colza del 3 %.

L’orientamento degli agricoltori verso altre colture è dettato dall’esigenza di individuare investimenti più remunerativi (soprattutto rispetto al grano duro) e dalla necessità di trovare valide alternative anche in considerazione delle possibilità offerte della Pac e dell’attivazione delle misure dei Piani di Sviluppo Rurale regionali. 

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