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Fidel Castro gioca a Basket a Cuba

Il 10 maggio 1969 si gioca a Badalona una sfida tra le selezioni cestistiche di Spagna e Cuba. Nonostante le radicali diversità ideologiche, la Spagna franchista mantenne sempre un ottimo rapporto con l’ex colonia da alcuni anni governata da Fidel Castro, tanto da far parlare alcuni storici di una palese contraddizione tra l’anticomunismo viscerale di Franco e la politica estera spagnola (1). Al di là degli aspetti politici, questa trasferta in terra iberica rappresenta l’esordio nell’Europa occidentale per la nuova generazione di cestisti cubani che segnerà la storia sportiva del successivo decennio dello sport nell’isola delle Antille. Nonostante il risultato perentorio dei padroni di casa (93-53), che colse di sorpresa anche gli esperti locali, gli spagnoli commentarono positivamente le nuove leve cubane, già parzialmente ammirate nell’Olimpiade messicana di un anno prima.

La pallacanestro cubana nasce nel 1906, arrivando dagli Stati Uniti dove la disciplina era stata fondata da James Naismith nel 1891. Lo stesso Naismith, nel suo libro del 1941 Basketball: its origin and development, segnalò l’attenzione di Cuba per lo sport: «Cuba ha un proprio estensivo programma di basketball. Lo sport è giocato nelle scuole e le scuole e una lega indipendente sono ben organizzate» (pag. 149). In realtà gli sport più amati dalle parti de L’Avana avevano un ruolo ben definito nel regime di Batista: «servivano a placare i lavoratori, dando loro un modo per sfogarsi e allo stesso tempo mantenere una relazione nei confronti delle compagnie [che controllavano il mercato cubano]e della societa»(2).

Solamente con la rivoluzione castrista lo sport divenne un diritto di cittadinanza e assunse un ruolo servizio della nazione. D’altronde lo stesso Castro era un grande appassionato di sport: come ricordato da José Ignacio Rasco, un vecchio compagno di classe del Comandante, Fidel «era molto bravo nel baseball, soprattutto come lanciatore. Nella pallacanestro era un buon difensore, ma se la cavava anche in fase offensiva»(3). Per dare qualche numero: nel bienni 1963-64 i giocatori di pallacanestro a Cuba erano 5.335 mentre nel 1967-68 erano 91.593(4)… Uno sviluppo numerico impetuoso!

Il progresso dello sport cubano nei primi anni del governo socialista è permesso dall’accordo raggiunto con l’Unione Sovietica per lo scambio e la formazione dei quadri tecnici sportivi cubani, stipulato a Mosca da Ernesto Che Guevara, nel 1960. Furono molti gli allenatori delle più svariate discipline a raggiungere L’Avana per lavorare sul materiale umano cubano. Nella pallacanestro venne ingaggiato il lituano Stepas Butautas, già allenatore capo della nazionale sovietica e vincitore di un mondiale e tre europei da giocatore, che siederà sulla panchina cubana tra il 1969 e il 1970, diventando l’artefice della nascita di un straordinario decennio cestistico.

Negli anni ’60 i cestisti cubani centrano solamente una medaglia di bronzo alle Universiadi di Porto Alegre 1963 oltre a due secondi (1967 e 1969) e un terzo posto (1965) nel FIBA Centrobasket, la competizione in cui si sfidano le nazionali di Messico, America Centrale e Caraibi.

A maggio i cubani prendono parte alla sesta edizione dei Campionati Mondiali di Lubiana e, grazie anche alle ottime prestazioni di Pedro Chappé, quarto marcatore assoluto (con una media di 18,5 punti a partita) centrano l’ottavo posto nella loro prima partecipazione al campionato iridato.

Il decennio d’oro. Tre mesi dopo arriva la prima prestazione straordinaria nel nuovo decennio alle Universiadi di Torino del 1970, dove riuscirono anche a battere la squadra padrone di casa, che poteva contare anche su Dino Meneghin, Marino Zanatta e Massimo Cosmelli.

Il risultato finale di 64 a 61 per i «giganti negri di Cuba», secondo la definizione del giornalista de La Stampa, Antonio Tavarozzi, molto attento alle “tonalità” degli ospiti («La squadra di Cuba abbina così una buona porzione di valore tecnico all’effetto folcloristico che subito suscita sul pubblico grazie alla struttura fisica dei suoi giocatori: undici su dodici sono negri (il solo Domecq fa eccezione), di varie tonalità. Perez è il più scuro, quasi lucido. Calderon il più chiaro. Tutti saltano con agilità felina, difendono quasi con rabbia»(5)). Questi i cubani scesi in campo il 31 agosto: Domecq, Herrera R. (20 punti), Alvarez, Chappé (13 pt.), Ortiz, Cañizares (6 pt.), Pérez, Calderon (7 pt.), Herrera T. (4 pt.), Varona, Urgellés (12 pt.), Standard (2 pt.), nomi che ritroveremo nel corso dell’articolo…

Secondo il giornalista del Corriere dello Sport, Ruperto Herrera e Urgellés hanno mostrato un rendimento «quasi mostruoso»(6).
Nel girone finale si scontrano Unione Sovietica, Stati Uniti, Jugoslavia (cioè le prime tre scuole cestistiche del mondo) e Cuba: nell’ultima giornata, quella decisiva, i moscoviti superano gli statunitensi (78-71), centrando il primo posto, mentre i cubani superano la Jugoslavia di un solo punto, dopo una partita tiratissima: 66-65.

Tra luglio e ottobre 1971 arrivano due importanti piazzamenti a livello regionale: a Calì nei Giochi Panamericani arriva la prima storica medaglia di bronzo, anche grazie ad una vittoria contro gli USA (73-69), che permette anche la qualificazione alle Olimpiadi di Monaco ’72, e ad ottobre in Venezuela arriva il primo “oro” nel FIBA Centrobasket. 

fidel-cileniLe Olimpiadi di Monaco ’72. Questi due ottimi risultati sono il miglior viatico in vista delle Olimpiadi monacensi (27 agosto – 9 settembre). Manifestazione in cui esordisce in panchina Juan Carmelo Ortega, che sostituisce Butautas.

Già nel girone eliminatorio Cuba compie un’impresa eccezionale, subendo una sola sconfitta contro gli Stati Uniti (67-48), ma regolando potenze cestistiche come Brasile (64-63) e Spagna(74-53), oltre ad Egitto (105-64), Giappone (108-63), Australia (84-70) e Cecoslovacchia (77-65). In particolare la partita contro i brasiliani, tra i favoriti per le medaglie, fu un’impresa decisa dai 22 punti di Chappé e dai 18 punti di Urgúelles.

La semifinale mette di fronte ai cubani i titani sovietici guidati da un Sergej Belov stratosferico: i cubani restano in partita per tutto l’incontro (per 35 minuti sono addirittura in costante vantaggio) ma il finale è di 67-61 per i moscoviti. Nell’altra semifinale gli statunitensi abbattono l’Italia per 68-38.

La finale sarà decisa a favore dei sovietici in modo rocambolesco, tra le proteste degli americani. Anche la finale terzo-quarto posto è decisa negli ultimi secondi: Ruperto Herrera con una schiacciata porta in vantaggio Cuba (64-63) e Urgúelles recuperando un pallone portava la sua squadra sul 66-63; Cerioni riporta l’Italia sotto di un punto a soli 39 secondi dalla fine. La nuova azione d’attacco di Cuba si sbatteva contro la difesa italiana e Marzorati riuscì a recuperare un pallone preziosissimo fornendo un pallone d’oro all’ala Bisson, che però falliva il bersaglio. Per Cuba è la prima storica medaglia olimpica nella pallacanestro. Cuba si conferma terza forza cestistica mondiale alle spalle delle due superpotenze imbattibili! Il pubblico tedesco, che aveva addottato i cubani, invade il campo e porta gli antillani in trionfo. Chappé autore di 18 punti è il miglior giocatore della sfida.

Tutta la squadra viene premiata con il massimo riconoscimento sportivo cubano, il titolo di “gloria deportiva”: José Miguel Alvarez, Juan Roca, Rafael Cañizares, Pedro Chappé, Juan Domecq, Ruperto Herrera, Tomás Herrera Martínez, Conrado Pérez, Miguel Calderón, Franklín Standart, Alejandro Urgellés, Oscar Varona.

Nel 1973 arriva un terzo posto al Centrobasket organizzato da Porto Rico, alle spalle dei padroni di casa e del Messico, e un seconda posizione al Festival Mundial de Baloncesto organizzato dal Perù, manifestazione in cui si misurarono anche le nazionali olimpiche di Unione Sovietica (primo posto), Stati Uniti (terzi) e Jugoslavia (quarti).

Il 1974 è l’anno della, difficile, conferma ad alti livelli, visto che a luglio si torna a San Juan, Porto Rico, per giocare la settima edizione dei Campionati Mondiali FIBA.

I cubani dominano il girone eliminatorio con Canada, Cecoslovacchia ed Australia. Nel girone finale le squadre imbattibili sono tre, che come da tradizione, si spartiscono i primi tre posti del podio: primi i sovietici, poi gli jugoslavi e gli statunitensi. Cuba prima tra gli “umani” con il quarto posto con alle spalle Spagna, Brasile, Porto Rico e Canada. Un altro risultato incredibile, con la chiosa di uno straordinario Alejandro Urgellés (con 18.5 punti di media) inserito nella “top 5” del torno assieme a mostri sacri come Aleksander Belov, Vinko Jelovac, Wayne Brabender e Aleksander Salnikov.

Il nuovo obiettivo diventano le Olimpiadi di Montreal ’76 e le tappe intermedie, nel 1975, sono due medaglie di bronzo ai Panamericani di Città del Messico e al Centrobasket. A Montreal però il sorteggio non ride agli antillani che finiscono nel girone con i campioni olimpici, l’URSS, e i padroni di casa, il Canada, che superano agilmente i cubani (84-79 i canadesi e 72-98 i sovietici), oltre che con Australia, Messico e Giappone, regolate perentoriamente da Urgellés e compagni. Il terzo posto nel girone preclude il passaggio alle semifinali e negli incontri per il 5°-8° posto sono i cecoslovacchi a vendicarsi di due anni prima con un netto 91-76. I cubani si rifanno nella finalina contro l’Australia, regolata 92-81, e ottengono il settimo posto.

Le Olimpiadi di Mosca ’80. La generazione d’oro patisce un po’ di logorio e non ottiene la qualificazione al Mondiale di Manila del 1978, a causa della mancata partecipazione al Centrobasket del 1977. Il boicottaggio dei paesi occidentali alle Olimpiadi di Mosca ’80 riapre le porte alla selezione cubana nei tornei che contano e la “generazione d’oro” al suo canto del cigno non mancherà di dimostrare tutto il suo valore.

In preparazione al Torneo di Qualificazione Americano arrivano il quarto posto ai Panamericani di Porto Rico di luglio 1979, con Stati Uniti, Porto Rico e Brasile ai primi tre posti, e pochi mesi dopo arriva una medaglia di bronzo (alle spalle di Stati Uniti e Jugoslavia) alle Universiadi di Città del Messico, segno evidente di un nuovo vigoroso risveglio: l’obiettivo di Mosca è uno di quelli da non sbagliare!

Ad aprile 1980, nuovamente a Porto Rico, si gioca il Torneo di qualificazione olimpico. Cuba è appannata e finisce al penultimo posto, alle spalle di Porto Rico, Canada, Argentina, Brasile e Messico, con il solo Uruguay alle spalle. Però, come abbiamo già detto, il boicottaggio delle nazioni fedeli a Washington falcidia i giochi e i cubani si trovano qualificati con il Messico.

Quando il 20 luglio si apre a Mosca il torneo di pallacanestro, sono molte le squadre che arrivano ai giochi con la speranza di centrare una storica medaglia, vista l’assenza pesante degli Stati Uniti (che storicamente hanno favorito la partecipazione olimpica a quella mondiale, nell’epoca pre-dream team). La Jugoslavia punta alla prima medaglia con una generazione di talento assoluto, giunta ad una maturità definitiva (Kićanović, Delibašić, Dalipagić, Jerkov) supportata da un paio di vecchi marpioni del parquet (come Ćosić). L’Unione Sovietica ha tutte le carte in regola per non sfigurare davanti al pubblico di casa e cerca di bissare il titolo del 1972. L’Italia di Meneghin, la Spagna di Chico Sibilio e il Brasile di Oscar hanno finalmente l’occasione di raggiungere la zona medaglie. Ma bisogna fare attenzione anche dell’Australia di Andrew Gaze.

Cuba arriva logorata e forse sazia da un decennio di grandi piazzamenti anche se alla ricerca di un risultato di prestigio per chiudere al meglio questa straordinaria decade.

Il girone eliminatorio è di tutto rispetto con Svezia, Italia e Australia e uno strano regolamento complica notevolmente i calcoli per passare il turno. Nella prima giornata l’Italia supera agevolmente la Svezia (92-77) e Cuba batte gli australiani (83-76). Il giorno successivo i cubani eliminano definitivamente la Svezia (71-59) mentre l’Australia supera gli azzurri per 84-77. L’ultima giornata vede di fronte Italia e Cuba: se finisce con un distacco di 7 punti a favore degli azzurri le due formazioni passano il turno. Il 23 luglio il risultato finale sarà proprio di 79-72 a favore dell’Italia. Una vittoria italiana con più di 7 punti di scarto avrebbe classificato l’Australia al girone finale, ma l’Italia sarebbe partita con due punti di svantaggio nei confronti dei “canguri” visto che la partita del girone eliminatorio veniva conteggiata nel risultato finale. In questo modo Cuba arriva al girone finale e l’Italia parte già da un +2.

Nel girone finale Cuba otterrà quattro sconfitte, accontentandosi così di un dignitoso sesto posto, chiudendo se non altro nella prima metà del tabellone finale. In finale la Jugoslavia supererà l’Italia. Felix Morales entrò nella storia, stoppando 30 tiri, record mai eguagliato nella storia olimpica.

È l’ultima grande manifestazione della “generazione d’oro” cubana che centrerà un altro terzo posto al Centrobasket 1981, ancora a Porto Rico, dietro a Panama e padroni di casa.

Cestisti e Rivoluzionari. A rafforzare l’epopea di questa fantastica generazione c’è il ruolo di vera e propria avanguardia della rivoluzione cubana di alcuni di questi atleti, fedelissimi del governo castrista.

Ruperto Herrera, «il miglior giocatore dell’America Latina»(7), secondo Sandro Gamba, è ora presidente della Federazione cestistica cubana. Uno dei suoi figli, che si chiama anch’esso Ruperto, è un disertore, avendo scelto di raggiungere l’Argentina e di ottenere il passaporto argentino. Del padre ha dichiarato: «È molto comunista, siamo stati a lungo senza parlare, ma ora ci parliamo al telefono. Basta non parlare di politica o della mia scelta. Chiede solo come mi sto allenando e se mi sento bene nella squadra»(8). Con 32 partite giocate e 440 punti segnati in quattro edizioni è il cubano con più partite ai Giochi Olimpici ed inoltre è l’unico cestista ad aver ottenuto quattro medaglie ai Giochi Panamericani.

Alejandro Urgellés, tragicamente scomparso in seguito a un sinistro stradale nel 1984, «fu un esempio non solo per il suo rendimento nello sport, ma anche per le sue convinzioni umane e rivoluzionarie. Era un militante del PCC e ostentava con orgoglio l’Ordine al Merito Marcelo Salado e la Distinzione Mártires de Barbados»(9).

Pedro Chappé era il terzo giocatore di grandissimo talento: ala atipica, alta solo 1,95 ma con grande fisicità, che sfruttava per un’asfissiante marcatura difensiva. Era probabilmente il giocatore con maggior carisma, un vero e proprio leader sul campo.

Nei decenni successivi Cuba non raggiunse mai i livelli toccati negli anni ’70 e gli unici risultati ottenuti di prestigio sono degli anni ’90 con una quaterna di piazzamenti nel Centrobasket: secondi nel 1993, primi nel 1995, nel 1997 e nel 1999.

Marco Bagozzi

NOTE
1. Haruko Hosoda, La Spagna franchista e Cuba, Eurasia 1/2013
2. Joshua Henry Nadel, Processing Modernity: Social and Cultural Adaptation in Eastern Cuba, 1902—1933, pag.261
3. Juan Carlos Rivera Quintana, Breve Historia de Fidel Castro, Ediciones Nowtilus, pag. 42
4. Cuba, a cura dell’Istituto italo-latino americano, 1971, pag.25
5. Antonio Tavarozzi, Gli italiani eliminati nel basket dai giganti negri di Cuba: 64-61, La Stampa, 1 settembre 1970
6. Articolo di Andrea G. Relli, il Corriere dello Sport, 1 settembre 1970
7. Sandro Gamba, Il Mio Basket, Dalai Editore
8. Pordeportes
9. ecured.
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Responsabile delle pagine sportive. Nato a Trieste, ha scritto "Con lo Spirito Chollima", "Patria, Popolo e Medaglie", "Vincere con Gengis Khan" e "Due a zero". Gestisce il blog "Chollima Football Fans"

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