La pioggia che cade in questo sabato di ‘clausura domiciliare’, ha un suono più delicato del solito. E’ malinconica come un’anima latina. Alla tv e nei ricordi scorrono le immagini di quel prodigio allo Stadio Azteca di Città del Messico. Il sogno diventato opera d’arte di uno di “quei bambini denutriti, allegramente malvestiti, che nessun detersivo potente può aver veramente sbiaditi”.

“Es para llorar, perdónenme…Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos…barrilete cósmico. Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas”.

Le parole di Victor Hugo Morales accompagnano nel suo viaggio tra le nuvole quell’albatros argentino, bellissimo e regale nel suo cielo fatto d’erba, ma impacciato e fragile sulla tolda della nave della vita, tanto da essere deriso anche dal più insignificante dei marinai.

Un genio spesso ed ingiustamente offeso da tanti mediocri, incapaci di comprendere anche adesso il perché della poderosa ondata di devozione popolare che monta da quando ‘el Diego de la gente’ ha deciso di avventurarsi nel più difficile e lungo dei dribbling.

Il sacro, nel cuore e nell’anima di tante creature oppresse dei sud del mondo, è fatto di riti semplici e lacrime autentiche. Cose che i “contabili” dei sentimenti e i dispensatori di virtù un tanto al chilo non possono comprendere.

Il sacro ha mille modi per manifestarsi, e Maradona, per milioni di persone che in ogni parte del globo stanno piangendo e pregando per lui, è stato qualcosa di sacro.

L’arte vera, anche quella pallonara, è una manifestazione di Dio. Un Dio che ha messo un talento infinito nel piede sinistro di un bambino poverissimo di Villa Fiorito, dandogli la possibilità di diventare ricco e famoso e di poter fare la voce grossa al cospetto dei potenti della terra.

“Il primo desiderio era andare via dal posto in cui vivevamo. Non avevamo niente, né acqua, né luce. A tredici anni mi resi conto che mia mamma diceva sempre di avere mal di pancia per non mangiare, perché quel poco che c’era lo dava a noi figli”, rivelò il campione argentino nel corso di un’intervista.

Adesso che le luci dei riflettori si sono spente per sempre, Maradona può lasciare il posto a Diego. Un uomo amatissimo dagli ultimi che, come Antigone, hanno sfidato le leggi dello Stato per dare l’ultimo saluto ad un fratello.

Un fratello diventato leggenda. Una leggenda popolare da raccontare con il cuore gonfio di tristezza, mentre fuori continua a cadere la pioggia.

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