Il difficile rapporto di Macron con i media russi

Emmanuel Macron non si fida dei media russi. Il mancato accredito concesso dallo staff del leader di “En Marche!” ai giornalisti di Sputnik e RT per seguire lo spoglio elettorale dal suo quartier generale, sorprende fino ad un certo punto.

I corrispondenti di RT UK e RT France hanno raccontato il primo turno delle elezioni presidenziali francesi dallo studio sulle rive della Senna, vicino alla torre Eiffel. L’unico candidato da cui RT non ha ottenuto informazioni dirette, è stato Emmanuel Macron che ha accusato RT e Sputnik di diffondere notizie false.

Subito dopo la chiusura delle urne, è inoltre ricominciata la caccia ai sedicenti hacker russi al soldo del Cremlino che avrebbero cercato di “sabotare” la campagna elettorale di Macron. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha sottolineato la mancanza di prove a sostegno di tale tesi.

L’antipatia dell’ex banchiere dei Rothschild per Sputnik, è “vecchia” già di qualche mese e potrebbe essere dovuta al largo spazio dato dal media russo al deputato repubblicano Nicolas Dhuicq, segretario del gruppo d’amicizia Francia-Russia e presidente dell’associazione Francia-Bielorussia, che oltre a fare allusioni ad una presunta “doppia vita” privata di Macron, l’aveva bollato come uno “che agisce solo nell’interesse del sistema finanziario globale americano”, adducendo come prove di ciò le leggi varate negli ultimi mesi del suo mandato da ministro a favore del mercato aperto e il forte impulso dato ad operazioni come la fusione della società di servizi petroliferi Technip, francese, con l’americana FMC, con la nascita di un colosso da 13 miliardi dollari di fatturato.

Due mesi fa, inoltre, il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha rilasciato al giornale moscovita “Izvestia” un’intervista nella quale diceva di possedere “informazioni interessanti su uno dei candidati alla presidenza francese, Emmanuel Macron”, aggiungendo che provenivano “dalla corrispondenza personale dell’ex segretaria di Stato americana, Hillary Clinton”.

Il deputato di area socialista, Richard Ferrand, uomo di punta della squadra di Macron, ha parlato addirittura di una campagna diffamatoria sponsorizzata dal Cremlino per far pagare al candidato all’Eliseo la sua posizione pro UE. Ferrand ha parlato di “centinaia se non migliaia di attacchi provenienti dalle frontiere russe contro il nostro sistema informatico, il nostro database e i nostri siti”.

Nelle scorse ore è circolata anche la notizia di attacchi hacker dai russi del gruppo “Pawn Storm”. A rivelarlo è stata la compagnia informatica Trend Micro, in una relazione diffusa dai media francesi. L’organizzazione russa, nota anche come “Fancy Bear”, è la stessa accusata di attacchi informatici contro la candidata democratica alle presidenziali americane, Hillary Clinton.

Il direttore della campagna informatica del candidato, Mounir Mahjoubi, ha precisato tuttavia che nessuno dei suoi account di posta elettronica è stato hackerato e chiarito di non essere in grado di attribuire l’origine degli attacchi avvenuti tra marzo e aprile.

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