Più vicini agli Stati Uniti che alla Turchia. Situazione in evoluzione in Ucraina e posizione ferrea in Siria.
Queste possono essere le 4 direttrici che sintetizzano il discorso di fine anno che il presidente Vladimir Putin ha tenuto davanti a 1400 giornalisti venuti da tutto il mondo. Un discorso durato circa 3 ore e 20 minuti che ha chiarito il ruolo preponderante della Federazione Russa nello scacchiere politico internazionale.

Sono 3 i fronti aperti che in questo momento coinvolgono la politica russa: due caldissimi, quello ucraino e siriano (soprattutto l’ultimo), e uno ancora in fase di stallo ma che rischia di scaldarsi velocemente, quello turco.

AI FERRI CORTI – La situazione diplomatica con la Turchia sembra quanto mai irrimediabilmente compromessa dopo l’abbattimento dell’aereo russo e la conseguente morte del pilota della Federazione.
“Con i popoli turchi che ci sono vicini e fanno parte della Russia dobbiamo continuare a dialogare. A livello statale invece non vedo prospettive di creare delle relazioni.” Con queste parole Putin ha fatto capire che i rapporti con Erdogan sono insanabili, l’“atto ostile” che ha portato all’abbattimento del caccia è imperdonabile.
A dimostrazione di ciò ha ribadito che lo spiegamento dei sistemi antiaerei russi sul confine turco siriano è un segnale forte, che sottolinea lo stato di allerta militare della Russia nei confronti della Turchia.
“Provano i turchi ora a volare”, aggiunto sibillino Putin sull’argomento, attaccando frontalmente l’attuale diplomazia del paese, accusata inoltre essere responsabile di un’islamizzazione strisciante nel paese tanto “da far rivoltare Ataturk nella tomba”.

LINEA DURA SULLA SIRIA – L’idea che sul futuro della diplomazia della Siria non ci possano essere ingerenze esterne che scavalchino la volontà del popolo siriano non è cambiata.
“Non accetteremo che nessuno dall’esterno imponga alla Siria il suo futuro. Solo il popolo siriano deve scegliere chi e con quale forma dovrà governarlo”. Nessuna transizione decisa con gli Stati Uniti per ora, la Russia ribadisce la volontà di lasciare al popolo siriano la scelta della futura leadership.
L’apertura sugli Stati Uniti per quanto riguarda il futuro del conflitto in Medio Oriente arriva, invece, quando parla della visita di Kerry in Russia. “Appoggiamo la decisione degli USA di scrivere una relazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla soluzione del conflitto in Siria, per cui il segretario di stato Kerry è venuto in Russia. Questo ci dà l’idea del fatto che USA ed Europa sono seriamente preoccupati di ciò che succede nel medioriente.”
Le prossime elezioni negli Stati Uniti possono fornire un nuovo interlocutore che possa ristabilire rapporti diplomatici con la Federazione Russa. Su questo passaggio Putin ha ribadito la voglia di cercare un dialogo costruttivo con gli Usa: “Noi siamo pronti a dialogare. Dopo l’ultimo incontro con Kerry mi è parso che gli USA siano d’accordo con noi. Noi siamo aperti e trasparenti. Siamo pronti a sederci e parlare con qualunque presidente che venga eletto dal popolo statunitense.”

UCRAINA, “REPUBBLICA SORELLA” – Non poteva mancare un accenno alla situazione ucraina, fronte che ha tenuto impegnata la Russia negli ultimi due anni. Putin ha incoraggiato un giornalista ucraino: “Date la parola al giornalista ucraino, una repubblica a noi fraterna, non lo stancherò mai di ripetere”, e ha parlato del futuro delle relazioni con il paese.
Le difficoltà primarie evidenziate sono quelle relative ad alcuni uomini che caratterizzano il nuovo corso politico ucraino e il nuovo accordo commerciale che avvicina l‘Ucraina all’Unione Europea.

Per quanto riguarda il primo punto Putin ha attaccato duramente Saakashvili, ex premier georgiano e ora governatore della regione di Odessa, che svolge un ruolo primario nella diplomazia attuale dell’Ucraina: “A Saakashvili hanno dato un visto lavorativo in USA e poi l’anno mandato in Ucraina. E come se gli avessero detto “Non soltanto vi governiamo. Ma vi mandiamo anche chi vi governa, perchè voi non siete in grado di farlo da solo. Su 45 milioni di persone non se ne riescono a trovare 10 in grado di governare? Questo è uno sputo in faccia al popolo ucraino.” Il riferimento alla forte influenza estera sulla politica ucraina è chiaro, come è chiaro che Putin non veda di buon occhio il nuovo riassestamento economico del paese sempre più vicino al mondo occidentale.
“Con l’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio tra Ucraina e Unione Europea”, ha spiegato, “la Russia si vede costretta a difendere il proprio mercato alzando una barriera negli scambi con l’Ucraina, tariffe che in media arriveranno al 6%.”
Dal primo gennaio, quindi, l’entrata in vigore dell’Accordo porterà la Russia ad “escludere l’Ucraina dallo spazio economico comune della CSI.”

IL FUTURO DEL PAESE – A conclusione del discorso non sono mancati accenni al futuro economico della Russia. Realisticamente Putin ha sottolineato come il prezzo a ribasso del petrolio ha causato alcuni problemi interni e ha evidenziato come l’economia del paese sia troppo dipendente da fattori esterni. Ha scongiurato comunque una “fine stile Venezuela”, dichiarando che se il prezzo del petrolio si assesterà sui 50 dollari al barile nei prossimi due anni ci sarà una buona ripresa. Ha inoltre affermato che gli investitori stranieri sono pronti a credere nel progetto della Federazione Russa: “Sono sicuro che gli investitori capiscono la realtà della nostra economia e esprimono l’intenzione di entrare nel nostro mercato.”

PRESENZA FISSA – Piaccia o no, il discorso di Putin ha ribadito la voglia del presidente di proiettare e stabilizzare la Russia sullo scenario internazionale. Il progetto statunitense che prova a relegare il paese a semplice attore regionale per ora non trova sponde realistiche.
Gli evidenti errori in politica estere degli Stati Uniti hanno fornito maggiore credibilità alla Russia, che diventa un attore primario nei principali scenari critici. Non vi è dubbio che la stabilizzazione del medio-oriente passi anche per la volontà di Mosca, e che le diplomazie europee e statunitensi debbano cercare un dialogo sempre maggiore con la Federazione Russa.
Sulla Siria il ruolo guida giocato da Putin è ormai chiaro, bisogna vedere come procederà la delicatissima situazione libica all’indomani dell’accordo di Roma: quel che è certo è che anche nello scenario nord-africano la Russia farà la sua parte.

Lorenzo Zacchi

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