Presidio del Falun Gong alla Farnesina in occasione della visita del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi a Roma.

Visitare il portale web dell’edizione italiana di The Epoch Times, come spesso abbiamo raccontato, è un’esperienza a suo modo tanto stupefacente quanto istruttiva, perché permette non soltanto di capire fin dove possa spingersi il settarismo di certe visioni pseudoreligiose e profondamente politicizzate, ma anche ad imparare quanto sia importante per un comune cittadino diffidarne allontanandosene il prima possibile. Quando queste visioni, e coloro che le diffondono, s’avvicinano troppo a noi, infatti, il rischio che si corre è letteralmente quello di non toglierseli più di torno, col risultato d’oltrepassare il punto di non ritorno: perché il sistema settario funziona così, con un imbonimento ed una persuasione giornaliera, che ricorda molto da vicino la famosa tattica della rana bollita. Giorno dopo giorno, a furia di frequentare certa gente e di sentir il loro apostolato, ci si ritrova plagiati da tutte quelle fesserie.

Vogliamo un po’ di esempi? Abbiamo per esempio un articolo “commemorativo” delle stupende prestazioni artistiche e canore del corpo teatrale di “Shen Yun”, ovvero lo pseudo-Cirque du Soleil del Falun Gong, che da anni briga (peraltro anche con un discreto successo, viste le città dove finora ha potuto esibirsi, da Genova a Modena, da Firenze a Milano, ecc), per accreditarsi presso la critica ed il mondo dell’arte italiani aggiudicandosi i migliori palcoscenici teatrali nazionali. Il lavoro non viene poi tanto difficile: il mondo culturale italiano, infatti, è talmente malato d’autoreferenzialità e di “puzza sotto il naso” condita da pregiudizi sinofobi e russofobi ben fomentati da una sterile ideologizzazione europeista ed atlantista da bersi ad occhio spento qualsiasi boutade, purché sia in linea coi suoi dogmi e preconcetti. E’ un po’ come per un bel giovanotto circuirsi una vecchia vedova che ha ormai un piede nella fossa, ma anche un bel patrimonio da lasciare in eredità: e quanti ce ne sono, anche di questi casi, nella cronaca quotidiana…! Non a caso, gli endorsements non sono mai mancati, anche se spesso provengono soprattutto da intellettuali o VIP “di seconda classe”, bisognosi di farsi notare a tutti i costi, e comunque sempre pronti ad andare in brodo di giuggiole non appena gli si offra un minimo d’ipotetica platea. In ogni caso gli spettacoli di Shen Yun, che avevano dovuto conoscere un brusco rallentamento per non dire proprio stop con la situazione legata al Covid nel 2020, anche per quanto riguarda il 2021 sono al momento ben lontani dal poter esser certi in quanto a calendario. 

Ma è guardando alla politica che si colgono gli aspetti più interessanti, perché la setta Falun Gong, di cui giornali come Epoch Times e Vision Times sono le grancasse ufficiali, in questo momento è davvero ridotta a malpartito. Si trova letteralmente stretta fra la tenaglia di una pur sempre obbligatoria e dovuta fedeltà al grande benefattore Trump, che in ogni caso ha perso le elezioni ed ha dovuto sloggiare dalla Casa Bianca (e la cosa si va ad assommare, oltretutto, al precedente siluramento di Bannon, dal quale in qualche modo pure lo stesso Trump aveva dovuto prendere le distanze), e quella di dover pur sempre presentare in un qualche modo i propri omaggi e servigi al nuovo padrone, quel Biden che rappresenta dei democratici coi quali dopotutto avevano sempre collaborato abbastanza bene e i cui alleati europei, a loro volta, s’erano dimostrati altrettanto dei bravi e puntuali referenti, su cui immancabilmente contare tutte le volte che si trattava di strimpellare un po’ contro la cattiveria del “mostro rosso” cinese.

Vogliamo qualche esempio? Si va dall’articolo dedicato alla risoluzione che chiede agli Stati Uniti di boicottare le Olimpiadi in Cina del 2022 a quella che con soddisfazione commenta il benvenuto dato dalla piattaforma Parler a Trump da poco bannato da Twitter, senza poi dimenticare la sezione video, quasi tutta formata da materiali provenienti dalla consociata Vision Times, che ormai è diventato il media trainante del Falun Gong almeno per quanto riguarda il mercato italiano (Epoch Times, diciamocela tutta, da tempo ormai è una lancia spuntata, in cui gli stessi giornalisti-praticanti della setta hanno da un bel po’ smesso di scrivere col fervore che fu). Se guardiamo ai video, è tutta una rassegna di “colpi al cerchio e alla botte”, con interventi mirati quando ad ingraziarsi il nuovo corso di Biden quando il passato repubblicano di Trump. 

Del resto, questa è solo una fase di transizione: anche il Falun Gong, al pari di QAnon, si sente un po’ usata e poi scaricata da Trump che comunque finché ne ha avuto bisogno e gli ha fatto comodo ha abbondantemente approfittato dei loro consensi e del loro potere di fuoco. Sedotta ed abbandonata, insomma. Ora, se per molti seguaci di QAnon l’alternativa all’abbandono di Trump è quella di una nuova dispersione verso altri rivoli ancora in fieri, ma comunque sempre minoritari e settari più che mai, per i seguaci del Falun Gong invece la questione si pone in termini ben diversi e, tutto sommato, anche arricchiti dalla prospettiva di ben più ampi spazi di manovra futuri. I vecchi flirt coi democratici e coi loro relativi alleati politici europei, come dicevamo, non sono mai stati dimenticati e men che meno rinnegati, nemmeno nel pieno dell’era Trump, quando i consulenti del Falun Gong avevano una forte voce in capitolo nel suggerire l’agenda politica della Casa Bianca nei confronti di Pechino. Quindi ora nel Falun Gong si può ripartire da zero, approfittando proprio di questa “felice condizione” per inserirsi in quella che bene o male è una politica che gli Stati Uniti portano avanti in perfetta continuità da un’amministrazione all’altra, indipendentemente che essa sia democratica o repubblicana, obamiana o trumpiana, e via dicendo: il sempre maggior bisogno di contrastare l’ascesa cinese. Gli argomenti non mancano: i diritti umani, l’anticomunismo, non ultimo anche gli altri gruppi (cristiani evangelici, secessionisti del Dalai Lama o dello Xinjiang, ecc) sempre pronti in nome della comune causa anticinese a portar soccorso con le loro “truppe cammellate”. Tanto in Nord America (Stati Uniti e Canada, prevalentemente), quanto in Australia e Nuova Zelanda, per finire con la nostra Italia e tutta l’Europa in generale (Inghilterra compresa), la formula è sempre quella e bene o male continua a funzionare.

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