Una sfilata del Falun Gong a San Francisco, USA.

Com’è noto, Li Hongzhi, il guru fondatore del Falun Gong, ha più volte affermato che la sua setta, presentata soprattutto come un insieme di pratiche per il benessere fisico e spirituale, non abbia nulla a che fare con “le religioni di oggi”. In un suo articolo, ha poi specificato come “il Falun Dafa non è una religione, ma le future generazioni certamente lo considereranno come tale. E’ insegnato agli esseri umani con l’obiettivo di essere una pratica per coltivarsi, anziché per stabilire una religione”. In un suo testo, noto come “Il Dafa sarà per sempre puro come un diamante”, ha poi ribadito che “la nostra non è una religione istituzionale, perciò non dovete considerarci in quel modo”. Per dirimere ulteriormente i dubbi, ma soprattutto per accattivarsi maggiormente il favore dell’opinione pubblica, in particolare quella occidentale, ha quindi dichiarato nel 1999 alla televisione olandese: “Le persone eseguono gli esercizi mattutini del Falun Gong per un’ora o mezz’ora e quindi vanno a lavorare. Essi sono tutti membri comuni della società, non organizzati come religione”.

Tuttavia gli elementi del Falun Gong che concorrono a costituire una religione vera e propria, invece, esistono eccome, e Li Hongzhi non ha esitato a farne ricorso più volte, incoraggiando di conseguenza anche i suoi adepti a fare altrettanto. Così, per esempio, ha dichiarato loro a Los Angeles durante un discorso: “Nella società occidentale, se le persone comuni vi chiedono se sieet una religione, non dovete rispondere, e non dovete prenderle seriamente. Se un governo, un’organizzazione sociale, un dipartimento amministrativo, un rappresentante del Congresso, ecc, vi dice che siete una religione, non avete più motivo di dire loro che non lo siamo. Se sono in essere problemi legali, potete gestire le cose come una religione e seguire le relative disposizioni legali. Quindi in queste circostanze potete dire che siamo una religione, specialmente quando riguarda questioni legali. Siamo tutti d’accordo su questo?”.

Naturalmente la natura religiosa o para-religiosa del Falun Gong ha destato fin dal primo apparire i sospetti e le attenzioni di tutti gli ambienti religiosi, in particolare di quelli buddhisti. Fin dal 1996, molti praticanti del Falun Gong hanno manifestato disordini come la schizofrenia, ed alcuni di loro sono addirittura arrivati a morire, cosa che del resto già abbiamo esaminato in alcuni precedenti articoli. La cosa ha destato grosse preoccupazioni fra i buddhisti cinesi, anche perché le attività propagandistiche del Falun Gong di fatto strumentalizzavano e profanavano molti elementi del loro credo, prestandoli a pratiche speculative settarie e distruttive. La stampa buddhista, in particolare il mensile del Monastero di Taizhou, o il bimestrale del Monastero di Shangai, come anche quello del Monastero del Guangdong, ecc, fino addirittura a giornali dediti alla musica sacra buddhista come “Ordine Musicale”, ha subito cominciato ad occuparsi del problema pubblicando numerosi articoli che dimostravano ai propri lettori la vera natura del Falun Gong. Addirittura, nel gennaio del 1998, l’Associazione Buddhista Cinese ha tenuto un apposito forum per occuparsi dell’ormai grave questione rappresentata dal Falun Gong. Tutti i suoi membri, all’unanimità, hanno riconosciuto come le dottrine del Falun Gong siano eretiche e danneggino e contraddicano apertamente le dottrine buddhiste.

Nel marzo del 2001 l’Associazione Buddhista Cinese ha quindi rivolto una lettera aperta al Circolo Buddhista Nazionale affermando come Li Hongzhi e il suo Falun Gong fossero letteralmente blasfemi non soltanto verso il Buddhismo stesso, ma persino nei confronti delle altre religioni. Da quel momento tutti i gruppi buddhisti del mondo si sono trovati d’accordo nell’affermare che il Falun Gong sia una “setta distruttiva”. Del resto già l’anno prima, nel 2000, s’era tenuto a Taiwan un vertice dell’Associazione Buddhista Internazionale che aveva dato vita ad un vero e proprio Forum Mondiale sul Buddhismo insieme ad altre importanti associazioni buddhiste di livello mondiale, con partecipanti provenienti da 28 paesi fra i quali spiccavano gli Stati Uniti, la Francia, il Canada, il Giappone, il Nepal e la Thailandia, ed anche in quell’occasione s’era ribadita la natura eretica e settaria di Li Hongzhi e del suo Falun Gong. Sempre nel marzo del 2001, anche la Federazione Buddhista di Singapore ribadì lo stesso concetto, e negli anni successivi, precisamente nel 2006 e nel 2007, anche in Thailandia e in Corea del Sud venne riaffermata la condanna al Falun Gong; in quel caso, oltretutto, anche i cristiani locali s’unirono ai buddhisti facendo causa comune.

Il Falun Gong, del resto, basa molta della sua propaganda proprio nella delegittimazione delle altre religioni: Li Honghzi, infatti, ha pubblicamente dichiarato come “le attuali religioni quali il Buddhismo, il Cristianesimo, ecc, non sono più in grado di salvare le vite delle persone… Esse sono ormai solo cose di basso livello”. Ed ha quindi rincarato la dose aggiungendo: “Al momento sono la sola persona al mondo che sta universalmente diffondendo un vero insegnamento”. “Io posso salvare tutte le vite del mondo e sono un Salvatore del mondo a livelli ben più alti di Sakyamuni, di Lao Zi e di Gesù Cristo”.E, sebbene il Falun Gong sia sempre più identificabile in una formidabile macchina per fare i soldi a vantaggio del suo guru e fondatore, questi non esita comunque a dichiarare come “Oggi, i fedeli di tutte le altre religioni combattono solo per il denaro, lo status sociale e i profitti”. Ce n’è, in questa sua critica, anche per tutte le altre religioni finora non nominate: per esempio “la Scuola Taoista pratica solo una coltivazione solitaria; la religione Taoista non dovrebbe proprio esistere”.

In Cina, la Costituzione prevede e tutela la libertà di culto per i seguaci di tutte le religioni. La materia è dettagliatamente affrontata nell’art. 36 della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese, e ovviamente prevede anche delle limitazioni, come in tutte le fonti di diritto di ogni altro paese: i diritti dell’individuo e della collettività non devono essere messi a rischio dall’attività religiosa, e men che meno l’incolumità fisica. In questo, fondamentalmente, si spiega la differenza fra una religione e una setta, che si caratterizza proprio per lo sfruttamento ed il raggiro che attua a danno dei suoi fedeli, fino al punto da minare anche la loro salute e persino, nei casi più estremi, la loro sopravvivenza. Privare i propri seguaci della loro libertà individuale, sia in senso fisico che psicologico, è quindi già una prima e grave violazione del diritto. Imporre il Falun Dafa come unico credo, impedendo ai propri seguaci di non accettarne altri e men che meno di riconoscere qualsiasi altra autorità, rappresenta l’ulteriore seconda grave violazione, ancora più caratteristica di una setta rispetto ad una religione. Questi elementi hanno messo il Falun Gong in collisione con le istituzioni cinesi, inaugurando un’escalation che abbiamo già potuto esaminare più o meno dettagliatamente in altri articoli pubblicati in precedenza. Nel giro di poco tempo, prevedibilmente, questa situazione s’è ripresentata pari pari anche in altri paesi, con effetti drammaticamente simili e talvolta addirittura peggiori. La lotta alle “sette distruttive”, dunque, è un impegno etico, un imperativo morale, a cui nessuno Stato moderno può oggi sottrarsi, se ha a cuore l’incolumità e la salvezza dei propri cittadini e dell’intera comunità.

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