Vi è uno strumento sovranazionale, non statuale e non governativo, di fatto una ONG ma anche qualcosa di più (si potrebbe persino dire che sia una piattaforma di ONG, ma ciò sarebbe ancora troppo riduttivo), che di fatto è rappresentata dal WUC, il World Uyghur Congress, ovvero il Congresso Mondiale Uiguro. E’ nato nel 2004 con lo scopo dichiarato di sostenere e promuovere a livello globale la causa dei separatisti uiguri, in primo luogo con importanti azioni di lobbismo sia nel mondo occidentale che in quello turcofono. Le sue attività, dunque, spaziano dal Nord America all’Europa fino ad arrivare in Turchia, ma trovano buoni ascolti anche altrove, soprattutto in molti paesi arabi musulmani ben decisi a sfruttare anche questa occasione per incrementare a suon di generose elargizioni il loro peso politico internazionale. A farne parte e a beneficiarne, ovviamente, non sono soltanto cittadini ed attivisti di questi paesi, ma anche di tutte quelle aree centroasiatiche a cui il WUC rivolge le proprie mire ed attenzioni, e va da sé quindi che non del solo Xinjiang si parli. 

La sua attività propagandistica è molto forte, martellante, e chiama a raccolta le forze politiche e i gruppi d’opinione più disparati in nome di una comune lotta contro il “nemico cinese”. Di conseguenza, ad aderire al suo messaggio e a prestarvi la propria collaborazione sono anche tante realtà che sempre hanno avversato il governo di Pechino per altre ragioni, e che vedono nel WUC un prezioso alleato a cui dar manforte. Ecco perché, ad esempio, a simpatizzare e a partecipare alle attività del WUC possiamo trovare molti evangelici: la partita che molti gruppi legati a questa particolare diramazione del Cristianesimo hanno con Pechino è cosa fin troppo nota. Certo, vi sono evangelici appartenenti a chiese riconosciute da Pechino e la cui attività nel paese è rispettata e tutelata dalla legge, ma sempre fra gli evangelici si possono trovare anche gruppi clandestini o messi al bando per i ripetuti abusi commessi su propri membri o su altre persone, oltre che per azioni violente nei confronti dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. E sono proprio quest’ultimi ad aver dato fin da subito appoggio al WUC, chiamando poi a raccolta anche molti altri evangelici che in Occidente, invece, con sette tanto pericolose non avevano proprio nulla a che fare (ma che guardavano pur sempre di cattivo occhio la Cina in virtù del loro anticomunismo e della loro cultura, non soltanto religiosa, fortemente influenzata da quella americana anche in senso politico: del resto, è proprio dagli Stati Uniti che provengono gran parte dei culti evangelici al mondo). Non deve pertanto meravigliare che uno dei principali giornali evangelici online, edito in Svizzera e pubblicato in lingua italiana, seguito da molti evangelici italiani, ospiti un’intervista al presidente del WUC, Dolkun Isa

In Europa, fra le entità di un certo peso che partecipano alla vita del WUC e che ne sostiene la causa troviamo la European Foundation for Democracy, i cui appelli trovano sempre ascolto in ambienti altrettanto di peso, altolocati, fra persone che non di rado frequentano le stanze dei bottoni o che quantomeno vi hanno delle grosse e solide conoscenze. E non mancano nemmeno dei veterani delle battaglie per i diritti umani come i Radicali, i cui attacchi alla Cina hanno ormai una lunga storia: in passato soprattutto per il Tibet, argomento comunque mai dimenticato, oggi ancor più per lo Xinjiang. Le fonti su cui fanno affidamento tutte queste realtà sono a loro volta tutt’altro che nuove nell’ospitare e diffondere tali contenuti: si pensi per esempio a The Guardian o al fior fiore della stampa inglese e statunitense, su cui l’influenza della National Endowment for Democracy (NED, emanazione americana della CIA, il cui compito è proprio quello di finanziare “regime change” nei paesi considerati ostili dalla politica USA e d’influenzare il dibattito politico e culturale nel mondo proprio per assecondare tali interessi) non è mai stata un mistero. Peraltro la National Endowment for Democracy risulta essere proprio la principale finanziatrice dello stesso WUC, con 1 milione e 284mila dollari dichiarati solo nel 2016, primo anno dell’Amministrazione Trump, che come ben sappiamo su questo tema da allora in poi ha premuto sempre più sull’acceleratore.

Nel settembre 2020, poi, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, negli USA la Camera dei Rappresentanti ha varato nuove ed ulteriori sanzioni contro Pechino, mirate in particolare a prodotti provenienti dallo Xinjiang o che si ritiene che vi siano stati lavorati. Ciò rispondeva alle accuse, lanciate da tempo in Occidente, circa l’uso di prigionieri uiguri per il lavoro forzato in strutture produttive gestite dal governo e dalle aziende cinesi, e su cui il WUC di concerto con le altre entità amiche ha prodotto nel corso degli anni un’infinità di prove né più né meno che fabbricate ad hoc. L’iniziativa dei parlamentari americani ha ovviamente riscosso consensi anche in Europa, col lancio di una petizione volta a chiedere l’adozione di simili provvedimenti anche da noi e con la nascita anche di un sito internet dedicato a tale causa: ne parla per esempio, con dovizia di particolari, il quotidiano La Repubblica

Ciò ha così dato un’ulteriore spinta all’adozione lo scorso 17 dicembre 2020, da parte del Parlamento Europeo, di una risoluzione dove si condannava in maniera molto veemente il governo di Pechino. Chi avrà la pazienza di leggerla noterà che essa, al pari di tanti altri documenti di condanna emanati in passato anche da altre autorità, non si limita ovviamente solo alla questione degli Uiguri dello Xinjiang ma anche a tutta un’altra serie di tematiche su cui da sempre in Occidente si punta l’indice contro la Cina: dai buddisti tibetani ai manifestanti di Hong Kong, fino a più generici “dissidenti” fra i quali si annidano (ed è, come si suol dire, il segreto di Pulcinella) soprattutto persone legate ad altre forme d’estremismo e settarismo religioso, le cui azioni in Cina  e all’estero sono fin troppo note (Falun Gong, Chiesa di Dio Onnipotente, ecc), ma che comunque tanto al Parlamento Europeo quanto altrove, compreso il Parlamento Italiano, hanno sempre trovato ascolto, considerazione e protezione.

In tutto questo insieme di realtà ed associazioni di vario genere e statuto, sono in tanti a trovarsi bene e a sguazzarvi ancora meglio: fra questi, come dicevamo, la Turchia “Neo Ottomana” di Erdogan. Ma non è certamente l’unica, visto che la posta in gioco rappresentata dal WUC e da tutto ciò che vi gira intorno risulta ghiotta a molti. Nel prossimo articolo ci soffermeremo in particolare su questo punto.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome