Le recenti dichiarazioni di Di Maio, che ha prontamente individuato nel colonialismo francese la responsabilità non soltanto morale del naufragio costato la vita a 170 persone nel Golfo della Sirte, nominando anche il Franco CFA, hanno com’è noto destato le ire di Parigi. Il governo francese ha dunque prontamente convocato l’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo, anche perché nel frattempo pure Di Battista, ospite al programma di Fabio Fazio, ha stracciato in diretta televisiva il facsimile di un Franco CFA, rincarando la dose sulle responsabilità di questo simbolo del colonialismo nei paesi un tempo colonie francesi, ovvero la Françafrique.

Si sa che, effettivamente, dopo aver “formalmente” ottenuto la loro indipendenza, i vari paesi che un tempo erano colonie francesi sono comunque rimasti profondamente legati, non soltanto in senso economico ma anche politico, alla “madrepatria” Parigi. Uno degli strumenti che garantiscono il mantenimento di tale legame e che lo simboleggiano è indubbiamente costituito proprio dal Franco CFA, una moneta che contrariamente a quanto detto da Carlo Cottarelli in un suo infelice tweet su Twitter i paesi della Françafrique non hanno adottato “liberamente”. Chiunque, dal dimenticato François Tombalbaye del Ciad a Thomas Sankara del Burkina Faso, abbia anche solo dichiarato di volersi liberare di questa moneta coloniale è stato fatto fuori, ovviamente sempre su ispirazione di Parigi.

Tuttora è impossibile per un’azienda di una certa entità che non sia francese commerciare coi paesi della Françafrique senza il consenso del ministero dell’economia di Parigi, e grazie al Franco CFA stampato e controllato dalla Banca di Francia la “ex” madrepatria francese ogni anno sottrae loro non meno di 400 miliardi di euro. Si tratta di fatti e di numeri di colossale entità, e che ben esprimono quale sia ancora il livello di controllo della Francia su paesi che, come provato non soltanto dalla storia ma anche dall’attualità, continua ancora a considerare come suoi anziché dei loro abitanti.

A tal proposito potremmo infatti ricordare le numerose missioni militari francesi in Mali, Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Niger, Ciad, ecc, più tutte le crisi artificiosamente create dall’esterno grazie all’oppoggio di elementi interni controllati da Parigi. Anche l’intervento in Libia del 2011 faceva parte di questa strategia di difesa degli interessi coloniali francesi in Africa, dato che Gheddafi aveva una grandissima colpa agli occhi di Sarkozy, una colpa da lavarsi col sangue, ovvero quella di voler introdurre una valuta panafricana agganciata all’oro che avrebbe sostituito, fra le tante divise africane, anche e soprattutto il Franco CFA.

Forse i francesi, più che pretendere scuse da noi italiani, dovrebbero fornire delle vere e doverose scuse agli africani. Anche perchè la colpa è sempre di chi la ha, e non certo di chi la fa notare.

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