In Cina, ad Hangzhou, sta iniziando il nuovo vertice del G20. Fino ad oggi quest’incontro non ha mai goduto di una particolare attenzione da parte dei media occidentali, perché a rubargli la scena erano soprattutto i vertici del G8. Ma col tempo è cresciuta la consapevolezza di come il G8 sia un’entità alquanto “fasulla”, dal momento che non racchiude più le prime otto economie del mondo.

Con l’esclusione della Russia intanto questo consesso è ritornato alla precedente forma di “G7”, perdendo in questo caso per davvero una delle prime otto economie mondiali. Quelle che sono rimaste sono, tolti gli Stati Uniti, la Germania, l’Inghilterra ed il Giappone, economie ormai scivolate dietro l’ottavo posto nella classifica mondiale. Di fatto questo consesso, il G7, racchiude solo quei paesi che risultano più interessanti per le strategie degli Stati Uniti: è una testimonianza sempre più remota e meno attendibile dell’unilateralismo degli Anni Novanta, quando Washington era l’unica superpotenza mondiale e tutto il mondo, volente o nolente, doveva girarle attorno. Ma ora che siamo in un’epoca di multipolarismo affermato e conclamato, con l’emersione di nuove potenze mondiali e regionali, il G7 appare sempre più come qualcosa di superfluo o comunque d’inadeguato a dare efficaci risposte alle varie problematiche mondiali.

Dunque la palla passa al G20, che in quest’occasione si tiene in Cina, in una delle località più rinomate ed apprezzate, anche dal punto di vista dell’ex Celeste Impero. Sono già convenuti tutti i principali leader mondiali: da Barack Obama a Trudeau del Canada, da Macrì dell’Argentina a Temer del Brasile, passando per Erdogan, Putin, oltre ad una serie d’importanti ospiti africani ed asiatici come il premier di Singapore, i presidenti del Ciad e del Senegal, e così via. Ovviamente, tra i convenuti, c’è anche il nostro primo ministro Matteo Renzi, che ha subito declamato la storicità delle relazioni fra Italia e Cina.

Certo, i rapporti fra Cina ed Italia datano al XIII Secolo, a prima ancora di Marco Polo, e a guardar bene hanno già dei loro precedenti in quelli che furono intrattenuti fra l’Impero Cinese e quello Romano. Tante sono le cose in comune fra i due paesi, persino molte di più di quanto si potrebbe credere a prima vista. Per dirne una, la presenza cinese in Italia, che molti di noi fanno datare al più presto alla seconda metà degli Anni Novanta, risale come minimo agli Anni Trenta. Fu allora, infatti, che i primi cittadini cinesi fecero la loro comparsa nel nostro territorio, in città dall’alto profilo commerciale come Milano, Napoli, Genova o Livorno. Le relazioni fra Italia e Cina, dunque, sono state sempre molto strette fin da tempi non sospetti.

Durante il G20 la Cina ha ratificato l’accordo per il clima già firmato a Parigi, e che prevede una drastica riduzione delle emissioni volta a salvaguardare l’atmosfera del nostro pianeta. La ricetta cinese per limitare le emissioni in atmosfera è sensibilmente diversa da quella dei paesi occidentali: non soltanto meno carbone e petrolio e più energia verde, nella forma di eolico, solare ed idroelettrico, ma anche più nucleare. Ciò va in netta controtendenza con le politiche intraprese soprattutto dai paesi dell’Unione Europea, mentre nel caso degli Stati Uniti si notano già maggiori similitudini. Obama, idolatrato come messia della “green economy”, nei suoi otto anni d’amministrazione ha infatti dato un grosso impulso allo sviluppo di nuove centrali nucleari, oltre che dello “shale gas”, il gas di scisto per il quale sono state fatte numerosissime trivellazioni che hanno reso gli Stati Uniti addirittura un paese esportatore di gas (quando prima ne era un importatore) almeno fino a quando non è avvenuto il drastico ribasso del prezzo del petrolio ad opera dei sauditi nei mesi scorsi.

Nel corso delle varie sessioni preliminari del G20, precedenti all’incontro vero e proprio che avverrà domenica, il Presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato la propria volontà d’introdurre a livello mondiale ed internazionale un nuovo modello di finanza, più equo verso i piccoli paesi così come verso i privati. Questo discorso, che presso molte nostre agenzie è passato quasi sotto tono, ha un forte significato e riprende lo stesso discorso che Xi Jinping fece all’ONU lo scorso anno, in occasione del quale dichiarò la nascita di una nuova politica internazionale, caratterizzata dal rispetto dei paesi più piccoli e deboli e dalla loro equiparazione a quelli più grandi in termini di diritto internazionale e non solo. Dopo la giustizia politica, dunque, viene ribadita anche quella finanziaria ed economica. Questo tema, c’è da scommetterci, sarà uno dei piatti forti di domani, quando il vertice del G20 conoscerà la sua apertura ufficiale.

Filippo Bovo

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