Non si conta il numero delle vittime provocate dalle atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, e di cui proprio in questi giorni ricorre l’anniversario. In Giappone l’evento è celebrato con solennità, ma ben ci si guarda dall’indicare quali furono i responsabili e dal sottolineare che nessuna azione di guerra, neanche la più infame ed odiosa, avrebbe comunque potuto giustificare una simile vendetta. Pearl Harbour poteva giustificare l’utilizzo di un armamento non convenzionale sul Giappone da parte degli Stati Uniti? E la Guerra del Pacifico? Nessuno storico assennato giustificherebbe una simile barbarie.

La verità è che col bombardamento di Dresda agli inizi del ’45, su una Germania ormai chiaramente sconfitta, inglesi ed americani vollero dimostrare a Stalin l’efficienza e la temibilità delle loro forze aeree; e col successivo lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki Washington volle far capire all’URSS che nel “nuovo ordine” che andava creandosi con la sconfitta delle forze del Patto Tripartito solo gli Stati Uniti avrebbero potuto detenere il primo posto, e tutti gli altri avrebbero dovuto star dietro. Insomma, non fu solo una vendetta sul Giappone, o un metodo estremo per indurlo ad arrendersi prima che ci si ritrovasse a combattere casa per casa nel suo stesso territorio, ma anche un avvertimento diretto a Stalin affinché s’accontentasse di una vittoria minoritaria nella Seconda Guerra Mondiale con tutto ciò che ne poteva conseguire in termini d’influenza sul mondo.

Come sappiamo, la storia andò diversamente perché comunque l’Unione Sovietica non accettò mai il ruolo della comprimaria o della numero due nella gestione degli equilibri mondiali, e così seppe mettere più volte i bastoni fra le ruote all’Occidente a guida statunitense almeno fino a quando non venne operato il suo killeraggio o la sua eutanasia da parte del clan dei Gorbaciov e degli Eltsin; gente che, neanche a farlo apposta, godevano della benedizione e delle laute regalie dell’Occidente. Anche questo, come quel che abbiamo detto nel paragrafo precedente, è stato ampiamente chiarito e dimostrato dagli storici negli ultimi anni. Non è più solo un’interpretazione o una supposizione storica, ma è proprio una certezza.

Oggi il Giappone continua a scusarsi con gli Stati Uniti per avergli mosso guerra insieme alle forze dell’Asse, e a tacere sulla necessità di Washington di rendere le proprie scuse per quelle atomiche che precipitarono il Giappone negli Inferi. Un servilismo ed una sottomissione ben rappresentati dal primo ministro Abe, che tuttavia non esita al contempo a riarmare il proprio paese in funzione anti-cinese ed anti-coreana e a partecipare alla destabilizzazione d’aree strategiche come il Mar Cinese Meridionale. Un errore geopolitico e strategico di portata colossale, perché il Giappone dovrebbe prima di tutto stabilire rapporti sani e costruttivi coi suoi vicini, smettendo di vedere in loro delle colonie di fatto (si pensi alle Filippine) o in potenza (la Cina o Taiwan). O, ancora, delle minacce militari da agitare dinanzi ai padroni americani come scusa per giustificare un proprio riarmamento, anche nucleare (si pensi, ancora una volta, alla Cina oppure alla Corea del Nord).

Anche il comportamento dei media occidentali, da questo punto di vista, non aiuta a chiarire. Oggi, per esempio, la RAI ha mandato in onda un servizio in cui, partendo da Hiroshima e Nagasaki, s’è arrivati a Fukushima, quasi a voler far passare quanto avvenne nel ’45 alla stregua di un incidente del tutto indipendente dalla volontà dell’uomo esattamente come quello che avvenne nel 2011. Va da sé che fino a quando questo sarà il punto di vista non soltanto degli occidentali ma soprattutto dei cittadini giapponesi, ben difficilmente Tokyo potrà davvero affrontare i propri conti con la storia (e a tal proposito sarebbe bene ricordare anche la negligenza con cui i vertici giapponesi nicchiano sulle angherie a cui sottoposero i cinesi durante l’occupazione, col lavoro forzato, la schiavitù e le famigerate “Unità 731”) e rendersi quindi una nazione davvero libera, in grado di guardare negli occhi coloro con cui in passato ha combattuto o da cui ha ricevuto del male o a cui, ancora, l’ha fatto. Finchè tutto ciò che ha avuto una chiara responsabilità umana e politica continuerà ad essere classificato come un semplice “incidente”, non ci sarà e non ci potrà mai essere spazio per la verità e per la sincerità.

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