La farsa campana si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Il premier mai eletto, Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei ministri di ieri sera, ha annunciato di aver firmato “a norma della legge Severino”, il decreto di sospensione di Vincenzo De Luca da governatore della Campania.
Renzi, furbescamente, ha preferito non forzare nel momento più difficile della sua legislatura formato televendita, non imboccando la via del varo di un decreto legge ad hoc in consiglio dei ministri per colmare il “vuoto normativo” della legge Severino e poter sospendere, solo dopo l’insediamento della giunta regionale, il governatore campano, condannato in primo grado per abuso d’ufficio.
Nessun decreto legge, con successivo ed obbligato passaggio in Parlamento per la conversione, dunque, ma un atto di sospensione contenuto in decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. Un atto ministeriale che non ha valore di legge.
“Abbiamo preferito agire senza una norma, ma ho rispettato la Severino”, ha dichiarato Renzi in conferenza stampa. Il decreto, ha aggiunto, è “un adempimento che abbiamo realizzato una volta ottenuto il nulla osta del ministro competente, i pareri. La nostra opinione è che il presidente della regione Campania possa – a norma di ciò che scrive l’avvocatura – fare gli atti consentiti dal parere medesimo. Per quello che riguarda la posizione di palazzo Chigi, noi abbiamo proceduto alla firma del decreto di sospensione. Avevamo sempre detto che avremmo mantenuto ogni tipo di intervento necessario, senza fare ricorso ad alcuna normativa ad hoc. Lo abbiamo dimostrato una volta di più come era doveroso fare”.
L’atto di sospensione verrà inviato al prefetto che a sua volta lo invierà al Consiglio Regionale. E lunedì, quando De Luca annuncerà la giunta, verrà immediatamente sospeso dall’incarico. Non prima, però, di essersi scelto, da “sospeso”, un vice e di aver varato la sua squadra. Poi inizierà la battaglia dei ricorsi. Un film già visto troppe volte, con perdite di tempo, di soldi e di credibilità (quel che ne è rimasta) delle istituzioni.
Del resto siamo in Italia, la “culla” del diritto e la patria del rovescio. Con buona pace dei De Luca di turno, sospesi di giorno e governatori di notte.

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