Il Movimento 5 Stelle delle origini non esiste più. Il caso Quarto, comune dell’area flegrea, nella popolosa provincia napoletana, ha fatto esplodere le contraddizioni latenti in seno alla creatura casaleggio-grillina, cristallizzando la spaccatura tra la componente ortodossa legata alla virtualità degli inizi, alle liste bloccate e al decalogo del Beppe nazionale ed il movimento dal basso, quello esposto alle insidie dei territori, che si misura per prendere consensi che hanno un nome ed un volto e si cimenta con l’amministrazione delle città, scontando sul campo inesperienze ed inapplicabilità di alcuni dettami dei guru.

Il tutto è nato dal polverone giudiziario che si è abbattuto su “mister mille voti”, Giovanni De Robbio, accusato di voto di scambio e tentata estorsione aggravata ai danni del suo stesso sindaco, sempre del M5S, Rosa Capuozzo, interrogata già per quattro volte, dal mese di novembre, dal pm Henry John Woodcock, in qualità di persona informata sui fatti. A De Robbio gli inquirenti sono arrivati indagando sulla famiglia Cesarano, attiva nel settore delle pompe funebri e ritenuta vicina al clan camorristico dei Polverino.

I Cesarano, stando a quanto emerso dall’inchiesta, erano interessati a gestire il cimitero del Comune flegreo e a mettere le mani sul campo sportivo, che per un breve periodo è stato usato dalla Nuova Quarto calcio, squadra anticamorra presto finita in cattiva fortuna. Alle ultime elezioni, come è emerso dalle indagini, i Cesarano-Polverino hanno volutamente puntato sul Movimento 5 Stelle dopo che il Partito democratico, la loro prima scelta, non aveva potuto presentare una propria lista.

Il fino a poco tempo fa monolitico e manettaro popolo grillino che ha spesso emesso impietose sentenze di condanna sulla base di semplici sospetti, si è guardato allo specchio ed ha scoperto vistose macchie anche tra i suoi ranghi. La colpa più grave del sindaco Capuozzo, è stata quella di non aver subito denunciato i ricatti “poiché non ne aveva compreso la portata” e di “non avere informato i vertici nazionali del Movimento per il timore di bloccare la giunta e di creare, di conseguenza, problemi al Comune di Quarto”.

Cade dunque il teorema del Pd e della stampa di supporto sulla piena conoscenza della vicenda dell’opaca vicenda flegrea da parte di Luigi Di Maio e dei vertici del Movimento. La Capuozzo non ha ceduto alle pressioni di De Robbio ma non ha denunciato e non l’hanno fatto nemmeno i suoi collaboratori, sebbene la questione fosse al centro del dibattito interno ai grillini quartesi. Il 17 dicembre, al telefono con la consigliera Daniela Manfrecola, il sindaco tuonava: “Bisogna gestire mediaticamente… più in silenzio possibile, senza mettere i manifesti”.

Un’insopportabile omertà per Grillo e i suoi fedelissimi che hanno espulso il primo cittadino. “Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione dal Movimento 5 Stelle per grave violazione dei suoi principi. Perché siamo il Movimento 5 Stelle e non un Pd qualsiasi”. Con queste parole il blog di Beppe Grillo ha comunicato l’espulsione del sindaco di Quarto. “È dovere di un sindaco del Movimento 5 stelle denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve. Perché noi siamo geneticamente diversi dai partiti che invece di sbattere la porta in faccia alla criminalità organizzata, come fatto a Quarto, la fa accomodare e sedere al proprio tavolo per spartirsi la torta. La camorra a Quarto ha perso, perché non è riuscita a incidere in alcun modo sull’amministrazione, e tutte le richieste pervenute sono state rimandate indietro duramente. Ma dalle parole di Rosa Capuozzo è evidente che si è trattato di un caso di ricatto da parte dell’ex consigliere Giovanni De Robbio, al contrario di quanto da lei stessa sostenuto nelle sue dichiarazioni pubbliche e di quanto riferito ai membri del M5S nei diversi incontri avuti, in cui ha parlato di semplici pressioni politiche”, si legge ancora sul blog ufficiale del Movimento.

Sedotta dal grillismo ed abbandonata ma senza alcuna intenzione di gettare la spugna. Attorno al sindaco si sono stretti militanti e consiglieri comunali grillini non solo dell’area napoletana, pronti ad andare fino in fondo. E mentre Di Battista, Di Maio e Fico intimano il rispetto del “verbo” delle origini, in piazza è nato di fatto un altro Movimento, meno virtuale e più reale e realista che non riconosce più i vecchi capi e i loro dogmi. La strategia comunicativa adottata dal movimento in questi anni, ha rivelato tutta la sua intrinseca debolezza. Affidarsi esclusivamente al blog nazionale, a facebook e a qualche pagina virtuale amica, “riempita” da scrivani occasionali, magari volenterosi ma assolutamente non in possesso degli attrezzi da lavoro di chi è giornalista per davvero, vedendo in tutta la “stampa” un nemico, è stato un grave errore. Ha regalato praterie immense ai gazzettieri amici del Pd (il partito dei record per indagati: 83 nel solo 2015), chiaramente in malafede ma dotati delle competenze tecniche necessarie a far danni. Qualcuno nei piani alti l’ha capito e sta cercando affannosamente di recuperare. Il vocabolario del M5S si sta arricchendo di termini nuovi e c’è chi inizia a pronunciare una parola che fino a qualche mese fa tra i pentastellati suonava come una triviale bestemmia: garantismo.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica