Tiziana Ciprini, M5S

L’onorevole Tiziana Ciprini del Movimento Cinque Stelle ha presentato lo scorso 17 aprile una Proposta di Legge Costituzionale che mira ad abolire i riferimenti in Costituzione al Pareggio di Bilancio.

Riferimenti al Pareggio di Bilancio e alla sua abolizione non sono presenti nel contratto di governo che Lega e Cinque Stelle hanno stipulato lo scorso maggio, nonostante il programma previsto dal nuovo esecutivo preveda un moderato ricorso al deficit, che dovrebbe, secondo i piani della maggioranza condurre l’Italia ad una concreta e definitiva ripresa economica.

L’abolizione del Pareggio di Bilancio fu proposta dal governo di centrodestra già nel settembre del 2011, con l’esecutivo Berlusconi ancora in carica. Il Berlusconi IV, che attraversava le tempeste della crisi internazionale, ma anche una vera propria crisi di credibilità interna, che aveva visto alcune scissioni pesanti all’interno del Partito della Libertà, si dimostrò accondiscendente nei confronti delle richieste della BCE dell’agosto 2011 inviate con una lettera a firma dell’allora presidente Jean Claude Trichet.

Oltre al pareggio di bilancio, le misure varate dall’allora Ministro dell’Economia Tremonti prevedevano l’aumento dell’IVA dal 19 al 20%, tuttavia la manovra inseriva anche la cosiddetta “clausola di salvaguardia” che avrebbe messo mano ancora all’imposta se non ci fossero state le coperture di bilancio previste. Una misura che è stata poi mantenuta sia dai governi Monti che dai governi della Legislatura successiva. Il Pareggio di Bilancio invece fu approvato soltanto con il governo Monti, quando a parte qualche gruppo parlamentare il nostro paese ha rinunciato all’esercizio democratico dell’opposizione. Soltanto la Lega Nord, alcuni parlamentari del PdL (pochissimi) e l’Italia dei Valori votarono contro una modifica costituzionale che ancora oggi opprime la libertà del nostro Paese in materia di Politica Economica.

Con l’avvento del Movimento Cinque Stelle nella scorsa Legislatura, la sospensione della dialettica democratica è stata sottolineata in più di un’occasione. L’onorevole Ciprini già nel 2014 aveva presentato un Progetto di Legge Costituzionale per cancellare una misura così autovessatoria nei confronti dello Stato italiano. “Tutto il complesso legislativo posto in essere con l’approvazione della ratifica del Fiscal compact, unito alle legge costituzionali e ordinarie richiamate, finisce per introdurre vincoli penetranti all’attività del legislatore nazionale” si leggeva nel testo del 2014. Inoltre si legge sempre nella proposta presentata alla Camera nella XVII Legislatura: “I Paesi perdono dunque ogni possibile libertà d’azione e ogni politica economica e fiscale è rivolta al solo obiettivo del « risanamento » della spesa pubblica, alla riduzione dell’indebitamento e al conseguimento del pareggio del bilancio (politiche di austerity). I tagli alla spesa e gli aumenti della pressione fiscale necessari per raggiungere lo scopo del pareggio di bilancio e del rispetto dei vincoli europei hanno compromesso una ripresa già di per sé debole; inoltre la previsione di un limite vincolante di spesa ha prodotto l’aumento di disuguaglianze e l’« arretramento » dei diritti, delle garanzie e degli standard sociali”.

Non solo una questione di opportunità politica e di sovranità nazionale, quindi, ma un problema di indirizzo economico: è evidente come i piani di austerity non abbiano per niente condotto l’Italia alla ripresa economica, causando grossi stravolgimenti politici in Europa come negli Usa.

Tuttavia l’iter di una proposta di legge a valore costituzionale prevede tempi abbastanza lunghi e susciterebbe un dibattito lungo e aspro con le opposizioni, un dibattito che l’attuale maggioranza di governo non può permettersi, con le difficoltà che attraversa il nostro paese e le battaglie che un esecutivo del genere si appresta a combattere a livello europeo e internazionale. Dunque è probabile che anche nei prossimi cinque anni la nostra Costituzione manterrà i riferimenti a un abominio come il Pareggio di Bilancio.