Luigi Di Maio

Che la tutela del Lavoro e il difesa dei diritti sociali siano due punti fondamentali per questo nuovo Governo lo avevamo già capito dalle prime battute dei vari leaders e dal testo del contratto di governo. Ora però arrivano i fatti: il nuovo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi di Maio, ha annunciato  in una intervista radiofonica a RTL 102.5 che presto arriverà in Parlamento un primo decreto che ha lo scopo di ridare dignità ai lavoratori e che prenderà il nome, appunto, di Decreto Digntà.

 

A detta di Di Maio i decreto sarà composto da quattro punti fondamentali:

1. Per le imprese elimineremo lo spesometro, redditometro e studi di settore. L’era della martirizzazione degli imprenditori è finita. Ora gli imprenditori avranno lo Stato dalla loro parte.
2. Disincentivare le delocalizzazioni: chi prende fondi pubblici non può andare all’estero. Se lo Stato ti dà una mano il lavoro lo devi creare in Italia e devi dare lavoro ben retribuito e tutelato ai lavoratori italiani.
3. Lotta alla precarietà. Il Jobs Act è andato nella direzione dell’eliminazione di diritti e tutele, noi faremo esattamente l’opposto.
4. Stop alla pubblicità del gioco d’azzardo, la ludopatia è ormai una piaga che ha segnato profondamente migliaia di famiglie italiane e intendiamo sanarla in maniera risoluta. Così come è vietata la pubblicità delle sigarette, sarà vietata quella del gioco d’azzardo. Entrambi nuocciono gravemente alla salute dei cittadini.

Il primo punto riguarda quindi le imprese, specialmente le medie e piccole che si sentono vessate dagli strumenti di controllo dello Stato, come gli studi di settore che è uno strumento di presunzione dei redditi di attività, imprese e partite IVA.

Il secondo punto, molto sentito da Luigi di Maio come testimoniato da alcune sue recenti dichiarazioni, riguarda la piaga delle delocalizzazioni. Se una multinazionale o un grande gruppo riceve delle sovvenzioni statali e ha potuto rilevare aziende e distribuito lavoro in Italia, il governo si impegnerà a vietare la delocalizzazione verso l’estero. Abbiamo visto negli ultimi anni al cattivo comportamento di alcune multinazionali che sono venute in Italia per rilevare marchi e attività strategiche per il nostro Paese, in settori quali l’industria manifatturiera, metalmeccanica, siderurgica ma anche telecomunicazioni e via dicendo, che dopo alcuni anni di attività e dopo aver appreso le conoscenze dei lavoratori italiani sulla realizzazione di un determinato prodotto, hanno deciso di portare la produzione all’estero. Molto spesso gli stessi lavoratori italiani sono andati in Romania, Bulgaria, Polonia ad insegnare il mestiere a coloro che gli avrebbero poi rubato il lavoro. Il nuovo Ministro vorrebbe mettere fine a tutto questo.

Nel terzo punto si parla di Jobs Act e di lotta alla precarizzazione del lavoro. Nel contratto di governo il punto sul Jobs Act è rimasto molto vago: vi è un critica generale alla legge, ma non vi sono accenni al fatto di volerla abolire totalmente o di reintrodurre l’articolo 18. Si parla comunque di “revisioni”, vedremo quindi cosa verrà proposto nel Decreto Dignità.

Il quarto punto parla di gioco d’azzardo, ludopatia e pubblicità ingannevole. Negli ultimi anni il gioco d’azzardo ha proliferato con la diffusione per tutto il territorio nazionale di sale slot; il governo nazionale ha usato il gioco d’azzardo come strumento di tassazione indiretta, ma questo ha prodotto soltanto molta evasione e ancor peggio, ha accresciuto le malattie legate al gioco. Vedremo come il nuovo governo vorrà invertire la rotta.

In un altro messaggio social, Di Maio aggiunge che il Decreto Dignità garantirà anche tutele sociali per quei lavoratori che attualmente si vedono esclusi dalle tutele dello Stato, come i riders, il lavoro del fattorino che anch’esso è cresciuto in questi ultimi anni ma che ha anche reintrodotto nel nostro Paese il lavoro a cottimo. Aggiungiamo che il cottimo non riguarda solo i riders ma anche tanti altri lavori soprattutto commerciali come call center, porta a porta, venditori anch’essi diffusisi molto negli anni della crisi.

Scrive di Maio su Facebook: ” […] Questi ragazzi avranno finalmente tutte le tutele Inps e Inail, un salario minimo orario e vogliamo espressamente proibire la retribuzione a cottimo. Porteremo questo decreto al primo consiglio dei ministri utile, spero entro la fine di giugno in modo da risolvere la situazione in poche settimane. 
Con questo decreto facciamo anche un’altra cosa: creiamo un precedente internazionale per tutti i lavoratori “digitali”. Perché in Italia nel 2018 ci sono nuove categorie di lavoratori che le norme non sanno come e dove collocare. Questo vale per i riders, ma anche per tantissimi giovani che hanno iniziato la loro carriera con lavori nuovi e “on demand”. 
I riders sono simbolo di una generazione abbandonata, ma che da oggi ha lo Stato dalla sua parte. […]”

Va detto anche che la flessibilizzazione e la precarizzazione del lavoro sono state sì una scelta politica voluta da parte dei precedenti governi, ma essa è stata necessaria per recuperare competitività economica, in un regime di cambi fissi come il nostro che impedisce la svalutazione monetaria, ma promuove quella del lavoro. Con uno shock esterno, come lo è stato la crisi finanziaria del 2008, e con regole europee sul bilancio e sulla politica economica molto stringenti, l’unico modo che ha avuto il nostro Paese per recuperare competitività è stato quello di flessibilizzare e precarizzare il lavoro. La disoccupazione stessa è stata accettata a tavolino dalla Commissione Europea che ha puntato l’attenzione sul mercato e non sui diritti sociali, come invece vorrebbe la Costituzione italiana.

Rimanere in un contesto europeo di regole stringenti e di austerità, oltre che in un sistema a cambio fisso, non permetterà al nuovo Governo di ridare dignità al lavoro e tutelare i lavoratori con vecchi e nuovi strumenti di protezione.

Il contesto in cui il governo italiano si muoverà va tutto nella direzione opposta a quello che è nelle intenzioni di Conte, Di Maio e Salvini. Ieri la BCE ad esempio ha annunciato la fine del Quantitative Easing per il 2019: gli acquisti di titoli di stato da parte della BCE saranno ridotti a 30 miliardi e successivamente a 15 fino alla fine del 2018.

La pressione dei mercati sul debito pubblico italiano sarà ancora più forte e cercherà di indirizzare l’azione di governo verso i binari voluti dall’economia finanziaria, che vive di credito e di rendita: attenzione ai conti pubblici, austerità, lotta all’inflazione. Una politica a favore dell’economia reale, del mondo produttivo e della tutela del lavoro potrebbe portare all’instabilità dell’indice dello spread.

Si apre un momento politico del tutto incerto e nuovo. Sarà molto interessante vedere come il Governo Conte si muoverà in questo scenario.

 

Marco Muscillo

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