Il Novecento, in particolare il Secondo Dopoguerra, almeno per quanto riguarda il nostro paese, ha visto il trionfo della meccanizzazione in agricoltura, dell’uso della chimica e quindi del conseguente prevalere della coltivazione intensiva in luogo di quella estensiva, praticata nei secoli precedenti. Tale cambiamento, davvero repentino se rapportato a tutto ciò che staticamente era esistito in precedenza, ha permesso di decuplicare la produzione agricola e zootecnica, richiedendo al contempo sempre meno persone e minori orari di lavoro. Così in molti hanno potuto passare dal settore primario a quello secondario, contribuendo al suo ulteriore potenziamento. Del resto era stato proprio l’arrivo dell’industria a permettere tutto ciò, e gli effetti consecutivi hanno permesso di rafforzare ulteriormente tale fenomeno.

Oggi parliamo dunque dell’agricoltura “tradizionale”, intendo quella fortemente meccanizzata e non esente dalla chimica o dalla ricerca in laboratorio, come di qualcosa di dannoso, di cui dovremmo liberarci o a cui dovremmo sottrarre terreno in favore di quella “biologica” e, ancor più, delle sue varie derivazioni e filiazioni, come quella “biodinamica” e così via. Ma la realtà è che, senza quel tipo d’agricoltura, oggi non ci saremmo ancora affrancati dall’incubo della fame, che ci ha perseguitato per secoli, e i contadini sarebbero rimasti poveri per sempre. Oggi, che il settore agricolo è reduce da lunghi anni di contrazione e quindi anche d’impoverimento dei suoi operatori, è opportuno ripensare tutto questo, e come al solito la strada da seguire è rappresentata dalle nuove e moderne tecnologie.

La sfida principale, in ogni caso, è rappresentata dall’aumento esponenziale della popolazione mondiale, che ovviamente va nutrita e per la quale si prevede una crescita di benessere e di potere d’acquisto sempre maggiore negli anni a venire. Ciò significa che aumenterà il numero di consumatori, non soltanto per i mercati locali ma anche per quelli esteri, e che soprattutto l’affermazione progressiva di nuove classi medie, nei paesi emergenti, potrà dare insperate opportunità di vendita e d’espansione ai nostri coltivatori ed allevatori, i cui prodotti ai loro occhi godono per immagine e qualità un’esclusiva non da tutti raggiunta o eguagliata, e in ogni caso da custodire e difendere gelosamente.

Proprio di questo, come di tanti altri interessanti argomenti correlati, s’è dunque parlato al Technical Workshop che CNH Industrial (Case New Holland), la grande azienda delle macchine agricole di FCA, ha organizzato insieme a Siemens presso il Museo Enzo Ferrari di Modena. Tra i principali anfitrioni, vi erano il presidente di New Holland Agricolture, Carlo Lambro, che in un’intervista rilasciata ad Askanews ha sottolineato l’importanza della correlazione tra gli impulsi forniti dal mercato e le tendenze che l’industria e i servizi per l’agricoltura devono adottare e seguire.

Un elemento importante, a tal proposito, è l’attenzione alla tecnologia. Anche nel mondo dei trattori, infatti, si parla ormai con grande disinvoltura di biocarburanti, a cominciare dal biometano che alimenta il prototipo di trattore presentato da New Holland lo scorso anno. Sempre in materia di tecnologia, un altro aspetto che sta dominando è quello dei trattori a guida autonoma. Le tecnologie per sfruttarla, ha spiegato il CTO di CNH Industrial Alan Berger, esistono praticamente già oggi, e si tratta solo d’attendere il via libera del mercato per poterle industrializzare e vendere su larga scala.

Tutto ciò ovviamente richiede ricerca e sviluppo tecnologico, e qui entra in gioco un grande colosso come Siemens. Franco Megali, vicepresidente e CEO per l’Italia per conto della grande multinazionale tedesca, ha spiegato come si tratti, in pratica, non solo di sviluppare il prodotto, ma anche d’immaginarne il funzionamento nell’uso di tutti i giorni.

Anche attraverso questi processi si punta a condurre l’agricoltura ad una piena efficacia produttiva e ad un’altrettanto piena sostenibilità. Non va dimenticato, a corollario di tutto questo ragionamento, come tanti giovani si stiano oggi riavvicinando all’agricoltura, e che quindi una semplificazione di certi procedimenti tecnologici sia pertanto a loro vantaggio, funzionale a facilitare la loro vita in questo settore oltre che a renderlo sempre più efficiente e sicuro.

A tal proposito potrebbe essere sicuramente tutt’altro che inopportuno, da parte della politica, incentivare la sostituzione dei vecchi macchinari agricoli e dei vecchi trattori con modelli nuovi, non soltanto più sicuri ma anche più ecologici, col risultato di ridurre il numero, tutt’ora non indifferente, degli incidenti in agricoltura. Un’azione pubblica a tutela della sicurezza e della modernizzazione dell’agricoltura, abbinata ovviamente ad una Politica Agricola Comunitaria (PAC) per molti nostri settori agricoli, potrebbe davvero rivelarsi una provvidenziale iniezione di benessere per un settore fiore all’occhiello del nostro paese che per troppi anni è stato costretto a sopravvivere nella noncuranza di tutti, istituzioni in primis.

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