Con 759 voti Sergio Mattarella è stato rieletto Presidente della Repubblica, andando ben oltre il quorum di 505 preferenze, ma anche oltre i voti raccolti nel 2015, quando fu eletto con 665 preferenze. Mattarella è il più votato dopo Pertini (832). 

Dopo la proclamazione del risultato, i presidenti del Senato e della Camera Elisabetta Casellati e Roberto Fico hanno lasciato Montecitorio per salire al Quirinale e comunicare a Mattarella l’esito del voto.

Ricevuta la comunicazione da parte dei presidenti di Camera e Senato, il capo dello Stato ha desiderato “ringraziare i parlamentari e i delegati per la fiducia espressa” nei suoi confronti. Mattarella ha poi ricordato “i giorni difficili trascorsi” in un’elezione del presidente della Repubblica arrivata “nel corso della grave emergenza”. Situazioni che “richiamano a senso responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento”. “Queste condizioni, ha aggiunto l’ex vicesegretario della Democrazia Cristiana, impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati e devono prevalere su altre motivazioni e prospettive personali differenti”.

La svolta che ha portato alla rielezione di Mattarella, è arrivata all’ottava votazione dopo giorni di sceneggiate, spettacoli indecorosi e nomi bruciati. L’intesa tra i partiti di maggioranza è il frutto avvelenato di un accordo al ribasso che ha lacerato trasversalmente tutte le forze che compongono la coalizione draghiana. A rimetterci di più è il centro-destra, uscito diviso, numericamente alleggerito e senza leader unificanti. Fortissima la tensione anche in casa Cinquestelle. Enrico Letta ha fatto il compitino senza squilli, senza riuscire a ritagliarsi il ruolo di “Kingmaker”, il nuovo inglesismo che piace alla stampa che piace. Gli applausi e i brindisi serali mascherano poco e male uno scempio a cui gli italiani hanno assistito con un crescente disgusto.

Il neo presidente ha voluto che a chiedergli formalmente di accettare il secondo mandato fossero i capigruppo parlamentari e i rappresentanti di Regioni e Comuni. Avendo vista accolta la sua richiesta, ha lasciato gli scatoloni dov’erano, ha cancellato programmi fatti ed indisponibilità detta e ridetta e si è preparato al ritorno.

A tratti sconcertante oltre che lontano dalla realtà è il messaggio di soddisfazione di Mario Draghi. “La rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, ha detto un premier indebolito ed osteggiato da un numero altissimo di parlamentari, è una splendida notizia per gli italiani. Sono grato al Presidente per la sua scelta di assecondare la fortissima volontà del Parlamento di rieleggerlo per un secondo mandato”.

Il dietrofront plurimo di Salvini e l’inciucio con Letta e Conte significa solo una cosa: la rielezione dell’uscente Presidente della Repubblica, inizialmente non voluta dai tre, è stata barattata con ministeri ed incarichi, leggasi rimpasto nell’esecutivo e nuovi equilibri tra le parti.

Non mandando Draghi al Quirinale, i caporioni hanno evitato lo scioglimento delle Camere, garantendo altri mesi di lauti stipendi alle rispettive truppe, che non hanno praticamente toccato palla da quando si è insediato il “migliore” a capo dei “migliori”.

La svolta annunciata può attendere. Sabato 29 gennaio 2022, la parola d’ordine è la stessa di prima: “tirare a campare”. Per chi siede in Parlamento. Per il popolo suddito, invece, è dietro l’angolo una macelleria sociale.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica