Il calcio greco sta vivendo un periodo a dir poco travagliato. Tra la crisi economica, gli scontri tra tifoserie e le “chiusure” imposte dal governo Tsipras (tra una minaccia di Platini e una della FIFA), impegnato su altri ben più caldi fronti, lo stato di salute del pallone ellenico è lontano anni luce dalla straordinaria impresa di Zagorakis e compagni che undici anni fa conquistarono l’Olimpo del calcio europeo, superando il Portogallo nella finale di Euro 2004. Nonostante ciò, appena la scorsa estate, la nazionale di un sontuoso Giorgos Samaras e di un imperituro Giōrgos Karagkounīs riuscì nell’impresa di dare un’immensa gioia ai connazionali arrivando agli ottavi dei mondiali brasiliani (e ad un rigore dai quarti…), dopo aver ribaltato l’asse nord-sud in una antitetica gara contro la Costa d’Avorio: i ricchi, i capitalisti erano gli africani, l’affamata a proletaria nazione era la Grecia.

Ma i greci, la cui diaspora ha raggiunto un centinaio di paesi, hanno squadre in ogni parte del mondo. Nelle prossime righe ve ne presenteremo le più celebri, spaziando dall’Africa alle nostre città, dall’Australia agli Stati Uniti.

Quando nel 1957 si gioca la prima Coppa d’Africa in Sudan a Khartoum le squadre ai nastri di partenza sono appena tre: Egitto, Sudan ed Eritrea. La quarta, il Sud Africa, è stata squalificata perché non aveva intenzione di schierare una squadra “mista”. La prima gara di semifinale mette di fronte Egitto e Sudan. Ma c’è una singolare particolarità. Il portiere titolare egiziano è greco. Si, greco, avete capito bene. Si chiama Paraskos Trimeritis, detto Brascos. Difende i pali dell’El Qanah di Ismailia, cittadina sulla riva occidentale del Canale di Suez. Anche il Sudan ha due portieri greci: Giorgios Lengis (dell’Al-Merreikh) e Skandros Minas (dell’Al-Nil Khartoum), ma il tecnico ungherese József Háda preferisce schierare l’autoctono Faysal Al-Sayed. La gara finirà 2-1 per i “faraoni” che poi spazzeranno anche l’Etiopia e porteranno a Nasser la prima Coppa d’Africa. Questa particolarità etnica è dovuta al ruolo che i mercanti greci hanno avuto nel calcio egiziano, sudanese, ma anche etiope: la squadra greca Unione Atletica dei Greci di Alessandria (Αθλητική Ένωση Ελλήνων Αλεξάνδρειας fondato nel lontano 1910), l’Olympiakos di Adis Abeda (nato dalla fusione delle sezioni sportive della comunità scolastica greca e della Scuola di Papadopoulos nel 1942) e la squadra greca di Khartoum (nata Club Ginnico Greco in Sudan nel 1908) hanno giocato per anni nelle prime divisioni dei rispettivi campionati nazionali (un torneo multietnico internazionale in un Sudan ancora colonizzato). Una storia da raccontare è quella della squadra etiope: nel campionato nazionale del 1952 è arrivata quinta nonostante in rosa avesse solo 11 giocatori…nessun sostituto!

Anche in Sudafrica i greci hanno giocato un ruolo importante nello sviluppo dello sport e la squadra di riferimento è l’Hellenic di Cape Town, stabilita nel 1958 dai mercanti ellenici che avevano affari nella città africana. A detta di Simon Kuper (nel suo suggestivo Calcio e Potere) è stata la prima squadra bianca a partecipare ad una competizione continentale africana, la Coppa CAF del 1993, seconda partecipazione sudafricana dopo la fine delle sanzioni dovute all’Apartheid. Furono fermati al secondo turno dai kenioti del Gor Mahia. Con la maglia biancoblu degli Hellenic giocò una gara anche il portiere zimbabwese Bruce Grobbelaar, leggenda del Liverpool anni ‘80.

Entrando nei nostri confini le storie da raccontare sono due. La prima riguarda la squadra più greca d’Italia, l’altra un soprannome duro a morire. La squadra più greca d’Italia è naturalmente l’Hellas Verona, che l’Ellade lo porta nel nome. In questo caso le comunità greche non centrano, ma più banalmente il responsabile è un professore di greco antico, tale Decio Corubolo, che nel 1903 propose questo nome ad un gruppo di suoi studenti presso Liceo classico Scipione Maffei. Nacque così “un’idea destinata a lasciare un profondo segno nella storia della città di Verona”, secondo la targa celebrativa posta davanti al Liceo. Oggi sono tre i greci che vestono la maglia dell’Hellas: Vaggelīs Moras, Lazaros Christodoulopoulos e Panagiōtīs Tachtsidīs. Volendo c’è anche Leandro Greco. Ma è nato a Roma.

Similarmente altre importanti squadre hanno nel nome un riferimento all’Antica Grecia: l’Olympique di Marsiglia deve il suo nome (e i colori bianco e azzurro) all’omaggio che il fondatore René Dufaure de Montmirail fece ai fondatori della città marsigliese, i marinai greci focesi, che nel 600 a.C. si stabilirono nella nuova Massillia; lo Sparta Praga nel nome riecheggia lo spirito dei spartani, come deciso dai tre fratelli boemi, Vaclav, Bohumil e Rudolf Rudl, che nel 1893 fondarono il club; Atalanta è un eroina della mitologica ellenica; gli spagnoli dell’Hércules o gli olandesi dell’Heracles di Almelo si rifanno direttamente ad Ercole; l’Ajax all’eroico condottiero Aiace Telamonio. Ancora più stretto è il legame degli agrigentini dell’Akragas che nel nome rivivono il magnifico passato della città siciliana durante la colonizzazione dorica della Magna Grecia.

Rimanendo in Italia, sempre nel triveneto troviamo un’altra storia italo-greca: è infatti legata alla florida comunità greca cittadina è la storia della Triestina, i cui giocatori sono tutt’ora soprannominati “i greghi”. Secondo Nereo Zeper, profondo conoscitore del dialetto triestino, ci sono tre ipotesi per determinare l’origine di questo soprannome: “perché a chiamarsi greghi si dice fossero chiamati i triestini tutti, in quanto dopo la proclamazione del Porto Franco (1719) a Trieste affluì una nutrita colonia di ellenici; o perché dirigente della Triestina degli anni ’20 sarebbe stato un certo Solinikis, della locale comunità greca. Oppure, perché l’Unione (risultato della fusione del Ponziana col Football Club Trieste nel dicembre del 1918) sarebbe stata finanziata da un gruppo di facoltosi membri della comunità greca di Trieste appunto”. Per Dante di Ragogna, storico della maglia alabardata, non ci sono dubbi: “[Abramo Solonicco e Vittorio Issai] Due greci levantini, questi ultimi, grazie alla cui presenza la Triestina e i suoi giocatori, si trovarono affibbiato dall’uomo della strada, senza alcun intento spregiativo, il nomignolo “i greghi”.

Ma non solo mercanti, visto che in seguito alla tracotanza islamista dell’Impero Ottomano furono a migliaia i greci che abbandonarono la madrepatria e trovarono rifugio in mezzo mondo. Laddove trovarono terreno fertile esportarono cultura, modi di vivere, usanze e anche squadre di calcio. Negli Stati Uniti, dove vive la più ampia comunità greca all’estero, hanno fondato nel 1941 il New York Greeks: probabilmente un modo per tenere le menti occupate visto che la Madre Patria era stata appena invasa dalle truppe italiane e in Europa si combatteva in ogni angolo.

Prima della nascita del “calcio show” della NASL e dell’attuale MLS, il calcio americano era intriso di “etnicità”: tra le squadre più celebri ricordiamo l’Ukrainian Nationals, i Los Angeles Croatia, i New York Hakoah, i New York German-Hungarian, i Chicago Sparta, i San Pedro Yugoslavs, i Bridgeport Vasco de Gama, i Baltimore Pompei, i N.Y. Inter-Brooklyn Italians, i Paterson Roma S.C. e appunto i New York Greeks.

I Greci (ora NY Greek-American Atlas) toccarono l’apice a cavallo tra anni ’60 e ’70, con quattro vittorie nella National Challenge Cup (1967, 1968 –derby contro l’Olympic Chicago), 1969, 1974). Nell’ultimo decennio hanno riassaporato l’odore della vittoria con 4 trionfi nella Cosmopolitan Soccer League (2004-05, 2007-08, 2008-09, 2010-11) e una US National Cup Champions (2013-14).

La partita più importante dei New York Greeks è probabilmente quella giocata il 30 maggio del 1994 all’Adelphi Stadium: i greci contro la nazionale greca, che si stava preparando al mondiale americano. Finirà 6-0 per la nazionale allenata da Alketas “Alkis” Panagoulias. Ma fu una grande festa.

I cugini dei Greeks di San Francisco vinsero la National Challenge Cup nel 1985 e nel 1994. Fanno invece riferimento alla comunità greco-cipriota i New York Pancyprian-Freedoms, squadra fondata nel 1974 e vincitrice di quattro edizioni dell’United States Adult Soccer Association (1979, 1980, 1981 e 1982) e di sette edizioni della Cosmopolitan League (1979, 1980, 1982, 2003, 2004, 2008, 2010 e 2011).

Più a nord, in Canada, troviamo il Toronto Olympians, franchigia fondata nel 1998 da Tom Michalopoulos, che dopo una vittoria nella Canadian Professional Soccer League dopo appena un anno dalla nascita ha cambiato prima città (Mississauga nel 2002) e poi nome (Durham Storm nel 2004).
Dall’altra parte del mondo, in Oceania, i greci si sono concentrati prevalentemente in Australia e Nuova Zelanda.

In Australia negli anni ’40 esistevano tante piccole squadre greche (Taxiarchis, Atlas, Astro, Panhellenic, Pansamiakos) che nel 1957 vennero riunite in un’unica grande squadra, capace di partecipare alla National Premier Leagues del North South Wales, la Pan Hellenic Soccer Club.
Quando nel 1977 la squadra divenne membro della National Soccer League cambiò nome in un meno “bellicoso” e “politico” Sydney Olympic FC. È del 1953 la fondazione della squadra neozelandese dell’Apollon FC, divenuta Christian Youth nel 1958 e, sull’esempio dei cugini australiani, Wellington Olympic FC nel 1983. Rientrando in Europa segnaliamo anche l’Aetos Paris (fondato nel 1976), l’Hellas Zürich (fondato nel 1962) e l’SVL Megas Alexandros di Zurigo (fondato nel 1980). In Libano, paese in cui la maggior parte delle squadre ha un’origine etnico-religiosa in linea con l’equilibrio costituzionale del Paese dei Cedri, la comunità greca di Mazraa, distretto di Beirut, si riconosce nell’Al Shabiba.

Gli ultimi greci rimasti in Turchia (negli anni ’50 erano circa 67mila, oggi, dopo “pogrom” e rimpatri forzati o meno, sono circa 2000) hanno due squadre di riferimento: il Beyoğluspor, squadra fondata nel 1914 come Squadra della comunità greca, e il Kurtuluş, società fondata nel 1896 in pieno spirito olimpico con il nome İraklis Jimnastik Kulübü. Un solo tradimento, quando nel 1947 il fuoriclasse Lefter Küçükandonyadis venne acquistato dal Fenerbahçe. Per lui la comunità greca impazziva. Il turco-greco fece anche un’apparizione in Italia, vestendo la maglia della Fiorentina. Sono numerosi invece i club fondati dai greci di Istanbul che una volta trasferiti nella madre patria, dopo la guerra turco-greca (1919-1922) hanno ricollocato anche la squadra: sia il PAOK Salonicco che l’AEK Atene hanno origine da un club fondato dai greci di Istanbul, l’Hermes la cui data di fondazione è il 1877, il GS Apóllon di Smirne è stato rinominato nel 1922 come GS Apóllon Atene (nel 2001 è ritornato ufficialmente a chiamarsi GS Apóllon Smirne), e il Paniónios sempre di Smirne (fondato nel 1890 come Orfeas Smirne e rinominato Paniónios nel 1898) si è trasferito ad Atene nel 1922 con il nome Paniónios GS Smirne-Atene.

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