Standard & Poor's

Il processo contro Standard & Poor’s

Si è concluso con l‘assoluzione con formula piena il primo grado del processo di Trani, che ha visto imputati 5 tra analisti e manager di Standard & Poor’s, oltre alla stessa società di rating, dall’accusa di manipolazione del mercato che, secondo il Pm Michele Ruggiero, avrebbe messo in discussione il prestigio e le capacità creditizie di uno Stato sovrano.

Nella fattispecie, la Procura aveva chiesto la condanna a 2 anni per Deven Sharma (all’epoca il presidente mondiale di S&P), a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec (responsabile per l’Europa) e Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer (analisti del debito sovrano); inoltre per Standard & Poor’s era stata richiesta la condanna alla sanzione di 4,6 milioni.

L’assoluzione ha riguardato anche David Michael Willmoth Riley (ai tempi analista di Fitch – una tra le agenzie di rating più importanti al Mondo, insieme a Moody’s e alla suddetta S&P), per cui era stati chiesti 9 mesi di reclusione.

La natura delle agenzie di rating

Tali società assegnano una valutazione (il rating, appunto), di solito attraverso delle lettere, con lo scopo di stimare l’affidabilità di un’impresa, ossia la capacità di ripagare un debito in un certo intervallo di tempo, e, in base alle valutazioni, gli azionisti agiscono conseguentemente. Nel caso di uno Stato, quindi, misurano la solidità e la solvibilità delle obbligazioni (titoli) emesse con lo scopo di coprire il proprio debito pubblico.

In sostanza le agenzie di rating rappresentano spesso l’ago della bilancia nel determinare la stabilità finanziaria di un Paese.

S&P e l’Italia: 2011

In particolare, con riferimento all’Italia, nel settembre 2011 Standard & Poor’s decise – a sorpresa – di tagliare di un gradino la valutazione del debito pubblico italiano (da A+ ad A); successivamente (Gennaio 2012) ci fu un nuovo declassamento (fino a BBB+), un giudizio che sfiorava quasi i cosiddetti titoli spazzatura (junk bonds).

Il danno patrimoniale provocato alle casse dello Stato non fu esiguo, basti pensare che l’Italia fu costretta a pagare alla banca d’affari statunitense Morgan Stanley 2,5 miliardi di euro, come previsto in caso di abbassamento di livello (downgrade) da una clausola di un contratto di finanziamento stipulato con la suddetta banca.

Nella questione sono presenti evidenti zone d’ombra, dal momento che la società Standard & Poor’s è posseduta dal gruppo McGraw-Hill, colosso della informazione, che, indovinate un po’, vanta tra i suoi azionisti, proprio Morgan Stanley; è più che tangibile, pertanto, lo spettro del conflitto d’interessi, in quanto queste società private finiscono, nella maggior parte dei casi, a essere controllate da chi dovrebbero valutare.

Cosa accade da domani

Tornando al processo, va ricordato che la Procura di Trani può ricorrere in Appello, ma il verdetto sembra già scontato, dal momento che in primo grado nè Bankitalia, nè la Consob, nè il Ministero dell’Economia, si sono costituiti parti civili.

Citando Milton Friedman, di certo non un populista: “ci sono due superpotenze oggi al Mondo secondo la mia opinione. Da una parte gli Usa, dall’altra le agenzie di rating. Gli Usa possono distruggerti facendo cadere bombe, mentre le agenzie di rating sono in grado di distruggerti facendo declassare le tue obbligazioni. Credetemi, non è affatto chiaro, a volte, chi delle due sia più potente…“.

Mauro Gagliardi

Mauro Gagliardi
Classe '92. Eurocritico, Studente di Giurisprudenza presso Sapienza - Università di Roma. Appassionato di Geopolitica, Storia, Economia e Filosofia.