Il Quadrato del Sator presso il Duomo di Siena.

Quando ci rechiamo al Duomo di Siena, ed andiamo a sinistra guardandone la facciata, verso la parte laterale che fronteggia il Palazzo Arcivescovile, lì, ad altezza d’uomo ma quasi invisibile a chi non sappia cosa cercare, appare un’iscrizione quanto meno insolita se non misteriosa: il Quadrato del Sator.

Si tratta di un’iscrizione latina, sotto forma di quadrato magico, composta dalle parole SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS: la loro giustapposizione, nell’ordine indicato, dà luogo ad un palindromo, ovvero una frase che rimane identica indipendentemente dal fatto che venga letta da sinistra a destra o viceversa. L’origine del Sator e, soprattutto, il suo significato restano tutt’oggi non ricostruibili in maniera univoca. Infatti, anche se l’iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, il suo senso e significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.

Il curioso quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di reperti archeologici, sparsi un po’ ovunque in Europa. Ne sono stati rinvenuti esempi in Roma, nei sotterranei della basilica di Santa Maria Maggiore, nelle rovine romane di Cirencester (l’antica Corinium) in Inghilterra, nel castello di Rochemaure (Rhône-Alpes), a Oppède in Vaucluse, nella Certosa di Trisulti a Collepardo (FR), a Santiago di Compostela in Spagna, ad Altofen in Ungheria, a Riva San Vitale in Svizzera, solo per citarne alcune.

A volte le cinque parole si trovano disposte in forma radiale, come nell’abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (Latina), oppure in forma circolare, come nella Collegiata di Sant’Orso di Aosta. Altre chiese medioevali ancora, nelle quali si registra, in Italia, la presenza della frase palindroma (in forma di quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) sono la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, la chiesa di San Potito ad Ascoli Satriano (Foggia), la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, in provincia dell’Aquila, la Chiesa di San Michele ad Arcè, frazione di Pescantina (Verona), la Chiesa di Santa Maria Ester ad Acquavivia Collecroce (CB), nel monastero francescano di Ficarra (Messina) e altri ancora.

Gli esemplari più antichi e più celebri sono quello incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei [sepolta dall’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C.], inciso su una colonna della casa di Publio Paquio Proculo, e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della Palestra Grande sempre a Pompei. Quest’ultimo ha avuto grande importanza negli studi storici relativi alla frase palindroma, poiché esso è completo ed arricchito da altri segni interessanti che non si sono trovati altrove, e fu certamente inciso prima dell’eruzione del 79 d.C. A partire da questi ritrovamenti, il quadrato del Sator viene anche detto latercolo pompeiano.

Resta difficile stabilire il significato letterale della frase composta dalle cinque parole, dal momento che il termine AREPO non è strettamente latino. Alcune congetture su tale parola (nelle Gallie e nei dintorni di Lione esisteva un tipo di carro celtico che era chiamato arepos: si presume allora che la parola sia stata latinizzata in arepus e che nel quadrato essa avrebbe la funzione di un ablativo strumentale, cioè un complemento di mezzo) portano a una traduzione, di senso oscuro, quale “Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote”, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico. Un’interpretazione più semplice considera “Arepo” come nome proprio, per cui il significato diviene: “Arepo, il seminatore, tiene con maestria l’aratro”.

E’ importante anche ciò che l’anagramma “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS” ha per la simbologia cristiana: la presenza di questo palindromo in molte chiese medievali porta infatti a considerarlo (per quanto esso possa aver avuto un’origine più antica e quindi precristiana) come un simbolo che va ad inserirsi nella cultura cristiana di quel periodo. Partendo dalla identificazione del Sator, ovvero il seminatore, con il Creatore (si veda a tal proposito la Parabola del seminatore e la Parabola del granello di senape), qualche studioso ha proposto la seguente interpretazione: “Il Creatore, l’autore di tutte le cose, mantiene con cura le proprie opere”. Un’altra sostiene che, coerentemente con abitudini diffuse nel Medioevo, l’impiego in ambiente cristiano del quadrato del Sator doveva corrispondere a finalità apotropaiche, come avvenne per molte altre iscrizioni suggestive, quali ad esempio “Abracadabra” o “Abraxas”.

Se la grande quantità di presenze e ritrovamenti in luoghi di culto medievali dimostra come il palindromo avesse un significato religioso in epoca medioevale, più controverso è invece il contesto del suo uso in epoche antecedenti. Il ritrovamento del “latercolo pompeiano”, risalente per chiare ragioni ad una data anteriore all’eruzione del Vesuvio nel 79, ha sollevato numerose controversie sull’origine cristiana del quadrato in quanto, pur essendo un fatto documentato la presenza di comunità cristiane a Pompei ed Ercolano e in tutta la Campania già allora, la A e la O poste ai lati della croce sono un riferimento alla simbologia dell’Alfa e l’Omega la cui prima comparsa in ambito cristiano è attestata solo a partire dall’Apocalisse di Giovanni, redatta in data più tarda (anche se in ambito ebraico tale simbologia era presente già nell’Antico Testamento).

Il primo a ipotizzare la tesi dell’Apocalisse fu Grosser che osservando con “spirito enigmistico” l’insieme delle lettere che lo compongono rilevò come esse possano servire a comporre una croce, nella quale la parola “Paternoster” si incrocia sulla lettera N: avanzano due A e due O, che possono porsi ai quattro estremi della croce, come fossero l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, all’interno di quattro quadranti divisi dagli assi orizzontale e verticale formanti la croce. Il quadrato sarebbe dunque una “crux dissimulata”, un sigillo nascosto in uso tra i primi cristiani ai tempi delle persecuzioni. Questa interpretazione è rafforzata dal fatto che il quadrato magico stesso contenga al suo interno una croce greca dissimulata, costituita dall’incrocio, al centro del quadrato, delle due ricorrenze di “tenet”, l’unica parola della struttura che è palindroma di sé stessa. Questa interpretazione, per quanto plausibile, che si basa sulla lettura della parola “Paternoster” per via di anagramma dentro il palindromo non è comunque accettata da tutti gli studiosi, specie da quanti rifiutano l’origine cristiana del palindromo.

La lettura di cui abbiamo appena parlato parte dall’attribuzione del quadrato all’ambiente cristiano: perciò, anche se è stata posta in dubbio da alcuni studiosi, è pur sempre basata su fondamenti storici che risultano ben più solidi rispetto alle tante congetture che si reggono sulla semplice analisi degli anagrammi, sebbene, di per sé, non possa essere considerata probante. In effetti è ben noto come, a partire da un certo numero di lettere, sia possibile ottenere un gran numero di frasi completamente diverse, anche se non palindrome. Tra i tanti esempi possibili in campo religioso, se ne possono citare alcuni: O PATER, ORES PRO AETATE NOSTRA (O Padre, prega per la nostra età); ORA, OPERARE, OSTENTA TE, PASTOR (Prega, opera e mostrati, o Pastore); RETRO SATANA, TOTO OPERE ASPER (Arretra, Satana, crudele in tutte le tue opere). In tutta questa sovrabbondanza di letture ed interpretazioni, non mancano neppure invocazioni diaboliche: SATAN, TER ORO TE, REPARATO OPES! (Satana, ti prego per tre volte, restituiscimi le mie fortune).

Il Duomo di Siena (Cattedrale dell’Assunta)
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Sabrina Romagnoli (Siena, 1969), si definisce e viene definita "diversamente storica", essendo pure archeologa; ma, sempre per questa ragione, potrebbe esser considerata anche "diversamente archeologa", essendo pure storica. Di conseguenza la definizione di "topo da biblioteca" le va molto stretta, ed infatti chi la conosce sa quanto non le si addica. Laureata all'Accademia di Belle Arti a Firenze (e non solo), studiosa di arte ed in particolare di scultura, esperta di altorilievi e bassorilievi, il suo curriculum è molto ricco, ma per la curiosità dei nostri lettori preferiamo non raccontarvelo tutto in un colpo solo.

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