Mentre la nazionale austriaca si gode un forse effimero momento di gloria (grazie agli inattesi successi nelle qualificazioni europee è oggi sedicesima nel ranking FIFA, davanti all’Italia), i calciatori rimasti in patria e qualche straniero più o meno esotico si allacciano gli scarpini in vista dell’esordio in campionato di sabato 25 luglio.

La tipico Bundesliga è interminabile – finisce a maggio – ma assai poco varia: 36 giornate ed appena 10 squadre in lizza, che si affrontano non meno di quattro volte a stagione. Chi non è tifoso (il sottoscritto lo è, cercate di indovinare di quale Mannschaft!) rischia di annoiarsi parecchio; per chi lo è va persino peggio, in periodi caratterizzati dall’assoluto strapotere di un’unica squadra. Dall’estate 2013 all’autunno del 2014 non c’è stata storia: il Red Bull Salzburg ha fatto quello che voleva, sul terreno di gioco e fuori (rubando alla concorrenza i calciatori migliori: sono le leggi del Capitalismo, baby!).

“Die Dosen” sembravano davvero invincibili, non perdevano un colpo, ed anche in campo europeo sapevano farsi rispettare: nel loro girone di Europa League 2014 hanno ridicolizzato Celtic e Dinamo Zagabria (per non parlare dei malcapitati romeni dell’Astra Giurgiu), segnando oltre venti reti in sei partite, record continentale. Una sola battuta a vuoto, ma decisiva: lo 0-3 contro il modesto Malmoe nei preliminari dell’agognata Champions League. Dieter Mateschitz, “mister Red Bull” ha abbozzato, ma durante la pausa invernale ha scoperto le carte: il Salisburgo non è più il figlio prediletto, la società ha deciso di puntare sulla consorella di Lipsia, che ambisce ad una Bundesliga ben più redditizia. Risultato: in gennaio il tecnico Adi Hütter ha perso i giocatori migliori (il brasiliano Alan e il formidabile bomber sloveno Kevin Kampl fra gli altri), la squadra è stata eliminata ai sedicesimi di Coppa Europa e il campionato l’ha vinto, ma col fiatone.

La nuova stagione conferma, per i salisburghesi, la retrocessione al rango di “squadra B” del Lipsia: la punta Sabitzer, il solido centrocampista Bruno e inoltre Gulácsi, Ilsanker e Quatschner (tutti titolari) sono partiti per la Sassonia, mentre il forte centrale Ramalho è passato addirittura al Bayer Leverkusen. Gli arrivi sono innumerevoli, ma si tratta perlopiù di giovanissimi talenti (Oberlin, Upamecano, Yabo ecc.) o di prestiti dalla squadra A (i due attaccanti Omer Damari e Reyna, peraltro gli innesti più promettenti). E’ cambiato pure l’allenatore: Hütter se n’è andato sbattendo la porta, dichiarando di non essere un tecnico da squadra primavera; al suo posto è arrivato il semisconosciuto tedesco Zeidler, che potrà comunque contare – per i livelli austriaci – su un attacco stellare, imperniato sul capocannoniere Soriano (ex Barcelona B e tipo spiritoso: non è una vergogna essere peggio di Messi, ha affermato), su un centrocampo dinamico ed un portiere di belle speranze come Cican Stanković, arrivato dal derelitto Grödig.

Certo, il budget parla a favore del multietnico Red Bull (20 stranieri su 28 giocatori, età media bassissima) anche per il 2015/16, ma stavolta le concorrenti non mancano.

Nomi a sorpresa? No, sono sempre quelli: Rapid, Sturm e Austria Vienna.

Per chi scrive è proprio il Rapid la vera geheimfavorit del torneo – a patto però che riesca a trattenere il vice-capocannoniere Robert Berič, sloveno ex Maribor, e l’ala Schobesberger, esploso lo scorso anno a suon di assist. Entrambi sono tentati dalle sirene inglesi, ma il Rapid, che ha appena stipulato una lussuosa sponsorizzazione con la Lyoness (9 milioni in 5 anni), ha deliberatamente sparato prezzi esorbitanti, e l’allenatore “Zoki” Barišić, promosso sul campo, giura che i due resteranno: l’occasione di rivincere il campionato è troppo ghiotta, due rimpiazzi non darebbero adeguate garanzie. Rispetto al Salisburgo, la squadra viennese ha un vantaggio: è la stessa che in primavera ha fatto faville, finendo ad appena 6 punti dai campioni, e i pochi innesti sono di prima qualità. Lo spagnolo Tomi, attaccante affidabile, viene dal Grödig, al pari di Nutz e Huspek, vanamente inseguiti dodici mesi fa, mentre Auer, ex Admira, sarà titolare sulla fascia. Una sola partenza ha fatto male, quella del giovane e talentuoso portiere croato Maric, sostituito da Strebinger; la maglia numero uno dovrebbe restare comunque sulle spalle dell’esperto slovacco Ján Novota.

Una variabile – anche ai fini della permanenza del duo Berić-Schobesberger – è rappresentata dalla sfida di Champions col non più irresistibile Ajax: se il Rapid superasse l’ostacolo, potrebbe acquisire, come squadra, quella consapevolezza di sé che forse ancora le manca. Sarebbe ora, dopo oltre un lustro di lontananza, che il titolo rifaccia capolino nella tana del Rekordmeister, l’unica squadra “straniera” a vincere campionato e coppa di Germania (quando? Immaginarlo non è difficile).

Terza forza sulla carta: lo Sturm Graz. Ha l’amatissimo allenatore dei miracoli – Franco Foda -, dispone di giovani di straordinario talento come il neoacquisto Horvath (dall’Austria) e il tedesco (di passaporto) Avdijaj; tutti i ruoli sembrano ben coperti, grazie a una campagna acquisti giudiziosa. Può essere l’anno buono? Ritengo di sì, se non altro per giocarsela sino in fondo. Rispetto al Rapid è meno squadra: si affiderà ai solisti, non sempre rivelatisi affidabili (il figliol prodigo Beichler è stato spedito in B, al Sankt Pölten).

Capitolo Austria Vienna: sulla carta è uno squadrone, ma lo sembrava anche a luglio 2014 – finì settima, lontana dall’Europa e travolta dalle polemiche. Andi Ogris, immolatosi per la “sua” Austria, è tornato ad allenare gli Amateure, quindici giocatori se ne sono andati, nove sono arrivati: il bilancio sembra in perdita, ma non lo è, perché le uniche partenze pesanti sono quelle del portiere della nazionale Lindner (sostituito dal collega Almer, titolare fra i bianchi) e del forte capitano Suttner, sostituito da Windbichler, stella dell’Admira. Il punto debole in primavera fu l’attacco: dopo la fuga di Damari (scippatole dal Red Bull), la duplice indisponibilità dei sostituiti designati, Ronivaldo e Zulechner, privò l’Austria di punte con un minimo di esperienza. Tra giugno e luglio di attaccanti ne sono arrivati ben tre (Friesenbichler, Kayode e Pechlivanis, talento cipriota), cui va aggiunta la mezzala israeliana Kehat, nazionale del suo Paese. Non si è tralasciato di puntellare il centrocampo con l’esperto croato Vukojević, ex Dinamo Kiev: insomma, il neollenatore Thorsten Fink – un tedesco copertosi di gloria a Basilea – non nasconde il suo ottimismo. Un posto tra le prime quattro pare assicurato, ma ripetere l’exploit del 2013 sarà arduo, anche perché – al pari del Red Bull – la squadra è nuova di zecca.

E le altre? Potremmo dividerle in due gruppi, B e C.

Della seconda fascia fanno parte l’Altach, terza a sorpresa lo scorso anno, che però ha perso qualche pezzo: tra gli arrivi segnaliamo il biondo Harrer, eterna promessa mancata dell’Austria, e il centrocampista Juan Barrera, primo nicaraguense a giocare nel campionato austriaco. C’è poi il Ried, provinciale di lusso stabilmente inserita nei quartieri alti, ma la scorsa stagione sottotono: ha preso il solido Bergmann e due spagnoli (Gavilán e Prada, una garanzia di eleganza in campo), ma durante le amichevoli di preparazione non ha esattamente brillato, finendo sepolta per 8-1 dallo Sparta Praga e per 5 a 0 dal Mladá Boleslav, che non è il Real. Possibili sorprese? Il neopromosso Mattersburg, che ha confermato in blocco la squadra che ha dominato l’Erste Liga, e i carinziani del WAC, che nel loro esordio europeo hanno disposto agevolmente di una squadra bielorussa e la settimana prossima se la vedranno col Borussia Dortmund (pienone a Klagenfurt assicurato: si annunciano in 30 mila): l’acquisto più interessante è lo svedese Hellquist, i cui goal non sono bastati a salvare il Wiener Neustadt, quest’anno candidato alla C.

La cantina, infine: la lotta per non retrocedere sarà un affare a due tra Admira Wacker – penultima lo scorso anno e ulteriormente indebolita da numerose partenze, nessuna delle quali è stata compensata – e Grödig che, abbandonato dai giocatori migliori, proverà con la grinta e le ridotte dimensioni del campo a mettere in difficoltà gli avversari; difficile comunque che le due cenerentole possano battersi ad armi pari con le concorrenti.

Uno sguardo infine all’Erste Liga, mai come quest’anno ricca di squadre “nobili”: a far compagnia al Lask superfavorito (e fortissimo) ci saranno, tra gli altri, il Sankt Pölten, il Wacker Innsbruck e le due Austrie neopromosse, quella di Klagenfurt e soprattutto quella di Salisburgo. Quest’ultima, fondata da tifosi che non avevano digerito la trasformazione della loro squadra del cuore in un chiosco di bibite, si è segnalata per promozioni a raffica e anche quest’anno potrebbe dire la sua, grazie a una sontuosa campagna acquisti.

Staremo a vedere: l’unica certezza è che gli stadi saranno più pieni che nella scorsa stagione, sia in “A” che in “B”.

PS: mentre rileggo l’articolo mi giunge una notizia clamorosa – nell’esordio il Mattersburg ha superato 2-1 il Red Bull, con un goal segnato al 93esimo. Per chi crede più nello sport – anzi nel gioco – che nel business è, direi, un’eccellente notizia.

Norberto Fragiacomo

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