Grandi sorprese in queste ultime settimane di elezioni. I renziani in campagna elettorale avevano già esultato prospettando un 7-0, in seguito hanno poi dovuto dichiarare che anche un 6-1 o un 5-2 sarebbe stato un risultato soddisfacente. Alla fine sarà un 5-2 ma che rischiava di essere un 3-4, con il recupero di Caldoro in Campania ed il grande exploit di Ricci in Umbria. Certo, non si può ragionare con i se e con i ma quando si analizzano i numeri, tuttavia, è chiaro che il PD non è più quel carrarmato che era all’europee.

Il PD ora ha sì tutte le regioni di Italia dall’Emilia in giù, ma la tendenza e i flussi di voto stanno cambiando. Il dato più importante è proprio la prova del nove fallita dal renzismo come corrente maggioritaria e cannibale del centro-sinistra, che sembrava destinata a segnare un’epoca solo dodici mesi fa. Di certo non è un tramonto definitivo, ma la notizia è che il renzismo ha degli avversari credibili e competitivi. La Lega adesso scende anche al sud del Po e per poco non dà la spinta finale per la vittoria clamorosa e storica di Ricci in Umbria, che alla fine perderà di pochi punti percentuali. Mentre in Liguria sempre la Lega permette a Toti di strappare di nuovo la regione al centrosinistra. Lega che cresce anche in regioni in cui la vittoria del PD è stata schiacciante: 16% in Toscana, e il 13% nelle Marche. Proprio nel Veneto targato Lega è avvenuta una delle più cocenti umiliazioni del renzismo. Tra Zaia e la Moretti, candidata del PD vicina a Renzi, non c’è partita a favore del primo, e a sua volta il malcontento scaturito (con la fuoriuscita dal partito di alcuni esponenti locali e di Cofferati) da certe primarie renziane hanno provocato la sconfitta della Paita in Liguria.

La riflessione più importante per il PD giunge, ciononostante, dalle vittorie. De Luca in Campania ed Emiliano in Puglia sono espressioni politiche del tutto contrarie a ciò che rappresenta il renzismo, oltre alla semplice constatazione che i due leader locali hanno un consenso personale slegato da quello del partito. E che Renzi si è visto costretto ad accettare facendo buon viso a cattivo gioco e dovendo spendersi personalmente in campagna elettorale, soprattutto in Campania. I risultati delle amministrativi e dei ballottaggi fotografano correttamente questa situazione. Proprio in Campania infatti il caos che da anni regna nel PD ha consentito le vittorie sorprendenti del M5S a Quarto di una coalizione di liste civiche a Bacoli guidate dal blogger Josi della Ragione e della coalizione di centrodestra a Giugliano. Così come nel resto di Italia sconfitte come quella di Venezia rappresentano perfettamente l’arretramento dei consensi del PD giovanile e da mulino bianco targato Matteo Renzi. Lo conferma anche l’istituto Cattaneo, secondo il quale il partito del Nazareno avrebbe perso in assoluto circa 2 milioni di voti rispetto alle europee (ma anche tra gli altri partiti cresce solo la lega in termini assoluti, considerando il forte calo dell’affluenza). Insomma il centrodestra è tornato seppur con connotati diversi rispetto al passato. Adesso la Lega la fa da padrona ed è pronta ad essere sempre più partito nazionale. Dall’altro lato anche il m5s ha rialzato la testa dopo la batosta delle europee consolidando il numero del proprio elettorato.

Del resto non potrebbe essere altrimenti. Renzi era arrivato con la promessa di far sentire la propria voce in seno alla UE, ma neanche avendo in mano il consenso più alto tra i partiti europei è riuscito a portare un cambiamento di rotta alle politiche della Merkel. L’emergenza sicurezza ed il caos compiuto dal fenomeno immigratorio stanno gettando nel caos le città italiane in un contesto già non facile dal punto di vista economico. Ed anzi ha mostrato tutte le debolezze e le mani legate del terzo governo di questa legislatura, massacrato tra clientelismi da nutrire fino all’indigestione e la fedeltà assoluta alla Merkel e a Obama. Le condizioni lavorative sono state definitivamente peggiorate dall’abolizione dell’articolo 18, senza adeguate politiche di occupazione e di welfare in cambio. Troppo per un governo che aveva prospettato il sol dell’avvenire a colpi di twitter e volte buone e gli 80 euro non bastano. Gli effetti della propaganda giornaliera a mezzo tv e l’arroganza di chi pensa di aver già vinto prima o poi stancano. La corda è stata tirata sin troppo, il teleimbonitore all’americana in Italia non attacca.

Mirco Coppola

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