Erano “illegittime” le ordinanze emesse nel tempo dal presidente della Regione Campania sulla Didattica a Distanza. Dopo le sospensive accordate a seguito del ricorsi dei genitori, arriva il pronunciamento definitivo. Lo ha deciso il Tar Campania, che nella giornata di ieri ha emesso sentenza definitiva rispetto al ricorso presentato dal Codacons regionale contro le ordinanze del 16 gennaio e del 27 febbraio del 2021. La prima stabiliva la sospensione delle attività didattiche in presenza “delle classi quarta e quinta della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, mentre la seconda la chiusura “di tutte le scuole di ogni ordine e grado dal 1° marzo al 14 marzo 2021 . Il ricorso era stato presentato dal Codacons e da un gruppo di genitori aderenti all’Associazione Scuole Aperte Campania, a sostegno del quale hanno dedotto “plurimi profili di violazione di legge ed eccesso di potere, principalmente incentrati sulla sollevata obnubilazione dell’apicale principio di proporzionalità   che, pur a fronte di un pericolo per la salute individuale e collettiva, indotto dall’emergenza Covid, avrebbe tuttavia imposto una attenta disamina preventiva degli effetti delle misure restrittive adottate, incidenti su minori e pregiudizievoli per la loro formazione complessiva in assenza di evidenti vantaggi e, sotto altro profilo, sul mancato apprestamento e/o individuazione di misure diverse meno impattanti su diritti fondamentali”.

Per la quinta sezione del Tar Campania (presidente estensore Maria Abbruzzese), “la disposta sospensione delle attività  didattiche in presenza per la Regione Campania, in via generalizzata, nei periodi considerati nelle ordinanze restrittive, non ha tenuto conto della regolamentazione per ‘fasce’ di rischio contenuta nella normativa statale, che aveva già  operato, ex ante, il bilanciamento tra diritto alla salute e diritto all’istruzione, nel senso di sacrificare il secondo al primo nei casi di maggior rischio (regioni ‘rosse’) e, in via progressivamente più restrittiva, all’aumentare dell’età  dei discenti (curando, ove possibile, il mantenimento della didattica in presenza per gli alunni più piccoli), e che avrebbe imposto, per la deroga, una motivazione stringente e rafforzata che avesse dato conto degli elementi diversi o sopravvenuti rispetto a quelli considerati dal Governo nazionale”.

L’Associazione Scuole Aperte Campania ha espresso grande soddisfazione per la dichiarazione di illegittimità delle ordinanze della Regione Campania in merito alla chiusura generalizzata delle scuole accogliendo i due ricorsi presentati dai genitori degli alunni delle scuole elementari, medie e superiori e dal Codacons, per il tramite degli avvocati Matteo Marchetti e Laura Clarizia, e degli alunni delle scuole elementari e medie, per il tramite dell’avvocato Luciano Butti, in rappresentanza dell’Associazione Scuole Aperte Campania.

Il Tar ha dichiarato che la Regione Campania non era legittimata a scavalcare la normativa nazionale, che già aveva operato un bilanciamento tra diritto alla salute e diritto all’istruzione sulla scorta dell’assegnazione delle ‘fasce’ di rischio e, pertanto, pur non disponendo il risarcimento del danno ai ricorrenti, ha legittimato la richiesta di risarcimento dei danni subiti dai minori coinvolti, condannando ‘simbolicamente’ la Regione alle spese di lite per quanto riguarda il primo ricorso. Finalmente è stata ridata voce a tutti i minori Campani che, a causa di tale illegittima disposizione, hanno subito danni, spesso irreparabili”, ha sottolineato l’Associazione Scuole Aperte.

“Dopo un anno di battaglie è giunto il riconoscimento al grande lavoro svolto – è il commento del presidente del Codacons, avvocato Matteo Marchetti – il presidente De Luca attraverso i decreti era stato più volte rimandato, non si è voluto uniformare e quindi adesso è stato definitivamente bocciato. Il diritto all’istruzione non può essere sacrificato come invece ha sostenuto la Regione violando per mesi e mesi deliberatamente le norme dello Stato.

De Luca, sicuramente a malincuore, dovrà memorizzare un concetto importantissimo: i servizi essenziali come l’istruzione sono di competenza dello Stato centrale. Il Tar Campania ha affermato la centralità del diritto allo studio e alla frequenza scolastica.