teatro olimpico vicenza

1. La committenza del teatro: L’Accademia Olimpica

Teatro Olimpico Vicenza
Immagine 1: Teatro Olimpico, Portale d’ingresso di Ottavio Bruti Revese. © Ninja-Christin Brockmann

Il Teatro Olimpico a Vicenza ‒ il primo teatro stabile coperto del Rinascimento ‒ non è l’opera di una signoria potente o una corte reale ma può essere considerato l’espressione di un privato gruppo nobiliare con una finalità culturale: L’Accademia Olimpica. Questo gruppo si costituisce nel 1555 ad opera di 21 fondatori, tra cui anche il famoso Andrea di Pietro della Gondola ‒ cioè Palladio ‒ e si prefiggono di conseguire tramite lo studio e l’applicazione dell’Antichità finalità scientifiche-culturali. Questo scopo risulta evidente fin dalle pagine iniziali dei primi Statuti accademici (1. Marzo 1556), dove si afferma che ogni membro deve desiderare di „imparare tutte le scientie et specialmente le matematiche, le quali sono il vero ornamento di tutti coloro che hanno l’animo nobile e virtuoso“1. In aggiunta al motto scelto sceglievano anche il proprio nome ed il simbolo di tutela, il semidio Ercole, che fa riferimento ai giochi panellenici di Olimpia.

Si potrebbe pensare che si tratti di un gruppo di nobili ed intellettuali ma non e per niente così perché la composizione sociale è molto democratica e molto aperta così che l’Accademia Olimpica contiene accanto a membri dell’aristocrazia e rappresentanti della nobiltà più antica anche gente del ambiente delle arti e delle professioni. Tutti questi Accademici Olimpici unisce la passione per il teatro che si esprime tramite la messa in scena di spettacoli come per esempio L’Amor costante di Alessandro Piccolomini: per la festività di carnevale del 1561 Andrea Palladio eseguí un teatro provvisorio all’interno dell’aula gotica della basilica. Nella volontà di realizzare un teatro stabile per le proprie rappresentazioni gli Accademici decidono di fare la richiesta alla Magnifica Comunità di Vicenza per ottenere il luogo delle vecchie prigioni comunali (15 febbraio 1580). Questo sarà il luogo dove gli Olimpici cominciano nel tardo febbraio del 1580 a costruire il primo teatro stabile e coperto della storia moderna.

2. Il progetto di Andrea Palladio e l’intervento scamozziano

Gli accademici olimpici affidavano i lavori sul loro nuovo teatro stabile al settantaduenne Andrea Palladio ‒ socio fondatore dell’Accademia Olimpica ‒ che aveva già raggiunto una fama enorme con altri progetti. Il disegno che progettò Palladio esprime il tema teatrale in una maniera di maturità pratica e teorica. L’architetto vicentino si ispirava ai teatri classici per progettare lo schema per il nuovo teatro, un sogno che Palladio aveva già dal suo primo viaggio a Roma nel 1541: Il teatro all’antica era il modello al quale il Palladio si riferì quando progettò il teatro per l’Accademia Olimpica. L’esempio più concreto della tradizione classica che controllò l’ideazione di Palladio era il teatro romano che Vitruvio ‒ trattatista e architetto latino del primo secolo a. C. ‒ ha teorizzato nell’opera De Architectura. Un esempio molto ben accettato dei Accademici Olimpici perchè Vitruvio fu noto da loro come „Vitruvius alter“2.

Teatro Olimpico Vicenza
Immagine 2: Andrea Palladio (e aiuti ?), Progetto per il Teatro Olimpico, 1579-1580, penna, inchiostro e acquarello, 417 x 89 mm, RIBA, Londra, BD VIII, fol.5.
© http://www.progetti.iisleviponti.it

Formandosi e maturando nell’ambiente veneto dell’umanesimo della prima metà del Cinquecento con personaggi come Giangiorgio Trissino, Daniele Barbaro e Alvise Cornaro Palladio ebbe per quarant’anni la possibilità di studiare diversi disegni e rilievi concernente un teatro ideale. Non soltanto lo studio dei rilievi e disegni aiutavano l’architetto famosissimo di formare una sua idea, anche la rielaborazione delle vestigia dei teatri classici come il teatro romano a Verona, il teatro di Marcello a Roma e anche del teatro Berga di Vicenza influì la progettazione.

Palladio progettò il suo teatro in adattamento alla sostanza muraria preesistente delle antiche prigioni comunali: Il progetto innovativo palladiano segue allo schema prescelto ma allo stesso tempo rappresenta una soluzione che pur essendo fedele alle organizzazioni geometriche di Vitruvio Palladio riesce a tradurre lo schema circolare del modello in un complesso preesistente ellittico, cioè la determinazione della cavea ‒ lo spazio semiellittico degli spettatori ‒ e la sua inclinazione verso la fossa dell’orchestra sono aumentate al massimo (Imm. 3). Questo legame strettissimo sembra l’elemento di chiave per la costruzione del Palladio. Anche il colonnato si piega alla massima curvatura. Palladio valutò il proscenio con la massima importanza.

Teatro Olimpico Vicenza
Immagine 3: Veduta del peristilio.
© Ninja-Christin Brockmann

Le caratteristiche del disegno sono una fedeltà assoluta al modello classico e l’adattamento allo spazio angusto. Ci rimane una sola testimonianza dell’invenzione: Il disegno che oggi si deve cercare presso il Royal Institute of British Architects a Londra (Immagine 2). All’inizio i lavori procedevano con la massima rapidità ma la morte improvvisa di Palladio, il 19 agosto 1580, ferma i lavori. Dopo la morte di Andrea Palladio l’Accademia Olimpica affidava i lavori ad Vincenzo Scamozzi ‒ anch’esso architetto vicentino della generazione successiva ‒ che era già impegnato in diversi altri progetti prestigiosi. Per quanto riguardo la paternità di Palladio: Essa si può confermare per l’aula teatrale (Immagine 4), resa certa non solamente tramite l’iscrizione sulla fronte ma anche tramite dei elementi stilistici, mentre le prospettive che conducono del arco centrale e delle due porte ‒ che fiancheggiano esso ‒ nella profondità i studiosi hanno attribuito queste parti per un periodo a Scamozzi per cambiare questa attribuzione più tardi a favore della mano palladiana e a quella del suo figlio Silla. A Scamozzi invece si possono attribuire altre zone: l’organizzazione dell’orchestra, la copertura del teatro, la messa in opera del palcoscenico ‒ che fanno parte di una serie di interventi di completamento, oltre l’effettuazione della scenografia e l’illuminotecnica.

Teatro Olimpico Vicenza
Immagine 4: Veduta della scenafronte del Palladio e delle prospettive.
© Ninja-Christin Brockmann

Oltre l’illuminotecnica dello Scamozzi ‒ della quale ci restano tutt’oggi i corpi illuminati ‒ tutti gli elementi (la simulazione spaziale con il finto cielo della copertura e l’esedra colonnata, poi i materiali modesti che tramite il procedimento tecnico sembrano di essere marmo prezioso, fino alle statue che simboleggiano i committenti olimpici) seguono il principio dell’illusionismo. Anche le prospettive ‒ ideate per l’inaugurazione con l’Edipo tiranno di Sofocle come le sette vie di Tebe, dov’è ambientata la tragedia, ma allo stesso tempo simboleggiano i scorci di Vicenza ‒ che vanno ben dodici metri nella profondità (Immagine 4) fanno parte di quest’illusionismo spaziale. Per questo si può dire che il motivo dell’illusione è un altro principio di chiave sia per Palladio, sia per Scamozzi.

3. Risultato

Considerando le innovazioni architettoniche presentate ‒ la determinazione della cavea, la sua inclinazione verso la fossa dell’orchestra, l’innovazione dell’esedra per creare uno spazio finto, il cielo finto, le prospettive profonde e l’illuminazione ‒ sono elementi che esprimono la modernità dell’invenzione palladiana però grazie allo studio di esempi decisamente antichi l’architetto vicentino è riuscito a creare un teatro antico in veste moderna che altrettanto rispetta la struttura muraria preesistente: Si tratta senza dubbio di un capolavoro del granmaestro cinquecentesco. Si dovrebbe aggiungere che il teatro degli accademici Olimpici è altrettanto moderno come la società stessa con il suo libero orientamento sociale.

Note

1. Avagnina, Elisa – Il Teatro Olimpico, Vicenza, Venezia 2011, p. 7.
2. Ibd., p. 14.

Bibliografia

Avagnina, Elisa – Il Teatro Olimpico, Vicenza, Venezia 2011.
Magagnato, Licisco – The Genesis of the Teatro Olimpico, in: Journal of the Warburg an Courtauld Institute 14 (1951), pp. 209-220.
Mc Reynolds, Daniel – Restoring the Teatro Olimpico. Palladio’s contested Legacy, in: Memoirs of the American Academy in Rome 53 (2008), p. 153-212.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.