Silvio Berlusconi

Ci avevano detto che eravamo già proiettati nella nuova e popolare Terza Repubblica delle forze sovraniste, che avrebbero dato nuovo slancio alla politica del nostro paese. L’ultimo mese post-elezioni ha evidenziato tutta la fallacia delle analisi dei soliti imbonitori televisivi.

Perché se c’è una realtà che ha evidenziato l’inizio di questa XVIII Legislatura è che siamo rimasti drammaticamente in quella “falsa rivoluzione” che è la Seconda Repubblica da oltre venticinque anni. Il bipolarismo che ha caratterizzato la politica non si è concluso, ma ha semplicemente assunto nuove forme.

Sappiamo tutti come è nato il Movimento Cinque Stelle, ma forse a qualcuno andrebbe ricordato: quando Berlusconi faceva l’errore di sancire l’editto bulgaro contro Santoro, Biagi e Luttazzi, questa sinistra ricca e perbene, che non ha mai digerito l’ingresso in campo e le vittorie dell’ex Cavaliere, si è riorganizzata in un modo che si dava l’aria di essere qualcosa di undergound, strizzava l’occhio alla controinformazione pure essendo maledettamente dalla parte di quella sinistra che dalla difesa degli interessi dei lavoratori era già passata da un pezzo alla difesa degli interessi del Grande Capitale finanziario.

L’editto bulgaro ha dato uno slancio pazzesco alla cricca dei santori e dei travagli, che da sempre hanno contestato alla sinistra prodiana e poi piddina di non essere abbastanza contro il berlusconismo, di non essere abbastanza giustizialista, di non essere abbastanza liberale (cioè ancora più liberale). In un’epoca nel quale le ideologie sono crollate, il popolo della sinistra ha adottato l’unica ideologia veramente presente in Italia: l’antiberlusconismo e il giustizialismo figlio di tangentopoli.

Tuttavia questa sinistra pseudounderground, ma in realtà malcelatamente organica al centrosinistra prodiano e dalemiano, non ha mai avuto un reale sbocco, nonostante l’editto bulgaro, che ha fatto passare Santoro come il martire che non è. I nostri ci avevano già provato un anno prima dell’editto bulgaro del 2002, quando provarono a fare della neonata La7 un canale egemonizzato da questa cricca di ideologi giustizialisti e liberali. Grazie all’amico Colaninno, il manager della sinistra buono per tutte le stagioni, La7, allora di Telecom Italia, aveva convogliato per il suo esordio Fazio, Santoro, Gad Lerner e si avviava a diventare un progetto generalista che avrebbe dovuto rompere il duopolio Rai-Mediaset. Ma a pochi giorni dall’esordio il governo di centrosinistra passa la mano a quello di Berlusconi e anche Colaninno passa la mano. Si troverà un accordo con la Pirelli e Benetton e Telecom finisce in mano a Tronchetti Provera, che trasformerà il progetto in quello di una tv allnews, che resterà di nicchia.

A questo movimento undeground dell’intellighenzia organica alla sinistra, ma mai del tutto soddisfatta della sinistra istituzionale, si affianca l’attivismo di Beppe Grillo. Grillo ha sempre giocato una partita molto indipendente, occupandosi di politica e attualità già nel corso dei suoi spettacoli, che negli anni ’90 sono trasmessi anche da alcune pay-tv. Il successo dal punto di vista del consenso sociale lo comincia ad ottenere quando si rivelerà premonitore del crac di diverse aziende che erano apparentemente in salute, come la Parmalat di Tanzi. È in quel periodo che apre il suo blog con l’aiuto di Gianroberto Casaleggio. Grillo inizia prima con dei meetup, imitando il modello americano, e che hanno come punto di riferimento le notizie alternative fornite dal suo blog, poi con la crisi del governo Prodi del 2008 avvia una serie di liste civiche, che saranno la base del futuro Movimento Cinque Stelle.

Grillo sembra essere per un certo periodo davvero un personaggio politico alternativo, pur con pregi e difetti. Grillo spesso si è lasciato andare estremizzando molto concetti quello di medicina alternativa, l’ecologia, e un certo complottismo. Anche in politica estera, Grillo portava un’idea controcorrente rispetto anche a quell’intellighenzia che spesso ha provato a mettere il capello sopra il movimento creato dal comico genovese. Nonostante ciò anche Grillo si è avvicinato alla cricca della sinistra antiberlusconiana, gli spettacoli con Travaglio e Santoro sono diversi e anche la retorica sul “Parlamento Pulito” e senza condannati è sempre stata una costante dell’attivismo ispirato dal suo blog.

Nel 2009 prova a candidarsi alle primarie del PD, vista la crisi sempiterna di leadership di questo partito avrebbe facilmente vinto. Ma si sa il Partito Democratico è democratico solo per finta e tutti gli strumenti di partecipazione popolare che si vanta di avere sono quasi sempre una farsa per far vincere colui che fa più comodo. Come si è visto con la leadership renziana, quando i dirigenti del PD perdono non fanno opposizione ma abbandonano il partito, non potendo avere più il giocattolino a disposizione.

Il 2009 intanto è anche l’anno in cui viene fondato Il Fatto Quotidiano, testata giornalistica di proprietà di Travaglio, Santoro, Padellaro, Gomez e altri editori, che esordisce così: “[Faremo opposizione] A Berlusconi, certo, perché ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del PD e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa”. In poco tempo Il Fatto Quotidiano diventa uno dei quotidiani più letti del paese, considerando i giornali generalisti a livello nazionale. Su cartaceo Il Fatto è subito dietro le grandissime testate come Repubblica, Corriere, La Stampa e Il Messaggero, ma ha dati simili a quelli de Il Giornale di Berlusconi. Su digitale paga lo scotto rispetto ad alcune testate digital native, ma resta uno dei quotidiani più letti, con quasi 400 mila utenti unici al giorno.

Grillo ha approfittato dello spazio organizzato dall’intellighenzia di sinistra per aprirsi spazi, che altrimenti sarebbero stati difficilmente conquistabili. La crisi del subprime che ha amplificato i problemi storici del nostro paese, ha permesso alla sinistra di amplificare al massimo lo storytelling che dal ’94 si fa della politica italiana. Stando a sentire questi campioni del perbenismo Berlusconi sarebbe il dittatore rappresentante del capitalismo cattivo, quello dove qualcuno comanda qualcun altro per produrre un prodotto. Alla sinistra prodiana e dalemiana che ha svenduto le aziende di Stato, distrutto il mercato del lavoro, e complottato contro un governo legittimo per instaurare la dittatura europea inaugurata da Monti e dalla sua austerity, non si reclama niente di tutto questo, ma l’aver dialogato e addirittura “complottato” con Silvio Berlusconi.

Nel 2011 quando il solito complotto di magistrati e giornali è riuscito a disarcionare Berlusconi per instaurare il commissariamento della nostra politica per far governare l’Unione Europea delle banche e rovinarci per sempre, giornalisti e cittadini esultavano come se si fosse fatta la Rivoluzione. Sembrava, che da quel momento in avanti con l’ex Commissario Europeo, campione di morigeratezza non dovessero esserci più corruzione e tangenti e che in Italia dovessimo vivere felici e contenti sotto l’ombrello Ue. Paladini di questa visione del nostro paese la maggior parte di giornali e tv, compresi quelli che avrebbero dovuti essere gli alternativi: La7 in primis, che dal 2011 è diventata la portavoce del peggior europeismo ammazzapopoli. Dalle parti di Gomez e Travaglio lo spumante è stato finalmente preso dal freezer per festeggiare la sconfitta di Berlusconi, che sembrava definitiva.

Le elezioni del 2013 però sembrano vedere un ritorno in gran forma di Silvio Berlusconi, che riesce quanto meno a denunciare quel golpe bianco che l’Europa con la collaborazione di Napolitano ha condotto nei confronti del suo legittimo governo. È preso come al solito come un pazzo, ma per fortuna non tutti gli italiani sono stupidi e risale nei sondaggi, fino a prendere la sua coalizione ben il 29,15%, pochissimo meno del favorito Bersani. Ma a togliere la possibilità ai paladini della Legge e della morigeratezza del PD di governare, non è Berlusconi, ma il partito di Beppe Grillo, che compie un exploit con le parole d’ordine di ripulire il Parlamento dai corrotti, prendendo il 25%.

Il 10% del deludente Monti non basta a dare una mano al perdente Bersani, che dopo un incarico perlustrativo e l’indisponibilità degli esordienti grillini a formare un governo è costretto a dare le dimissioni da segretario dei dem. Intanto la paladina dell’europeismo La7 ha cominciato a parlare di Grillo quotidianamente per bollarlo come il nuovo fascismo, ma di fatto tirandogli la volata, mentre Travaglio comincia a salire sul carro del nuovo partito. L’intellighenzia di sinistra non ha mai perdonato  alla sinistra istituzionale di non aver mai fatto una vera lotta al cattivone Berlusconi, che presentatosi da liberale è sempre stato piuttosto un populista un nazionalpopolare un sobillatore di popoli, scomodo per il progetto dei liberali italiani di fare del nostro paese un modello di libero mercato, dove per sostituire le tangenti con le privatizzazioni e le liberalizzazioni dei diritti (deregulation) si fa morire di fame non solo i politici, ma anche gli italiani tutti.

Dal 2013 abbiamo due anime forti del paese, ma che hanno origine comunque sia da quella sinistra post-comunista, che ha venduto l’anima al diavolo, da sempre alleata di un’altra sinistra, quella fortemente legata ai democratici americani e alle elites finanziare europee. Da un lato abbiamo gli ultragiustizialisti e falsamente antisistema della sinistra grillina, che ha spostato le sue preferenze dalla vecchia sinistra ex pci a quella nuova di Grillo e Travaglio, da un altro lato abbiamo quel che rimane della sinistra istituzionale, alla quale Renzi ha provato a dare un nuovo slancio cercando di salvare capre e cavoli: parole d’ordine simili a quelle grilline da un lato (Rottamazione etc.) e fedeltà all’europeismo liberale e liberista dall’altro.

Ma a parte le differenze e le beghe personali tra travaglisti e renziani rimaniamo nell’alveo di un’ideologia liberale di sinistra abbastanza comune ai due partiti. Adesso che Renzi si è fatto da parte, il PD può essere perdonare a la sinistra può unirsi contro il vecchio nemico di sempre Silvio Berlusconi. Grillo, affidando il Movimento a Di Maio ha affidato la sua creatura ad un trentunenne, fortemente influenzato dall’estremismo ideologico del travaglismo. Perché i veti del pomiglianese possono essere letti solo in base ad una visione estremista della politica o forse in malafede. Il PD responsabile dei disastri bancari, delle riforme disastrose sulla scuola e l’Università, del pacchetto Treu che ha introdotto il precariato in Italia, delle privatizzazioni delle aziende di Stato, del disastro MPS e quant’altro è preferibile per l’aspirante premier di Pomigliano a un’alleanza con Salvini. Perché? Perché qualcuno da trent’anni insinua che Berlusconi e mafioso.

La seconda repubblica è ben lontana dal finire e non è finito neanche il bipolarismo. Antiberlusconismo e berlusconismo continueranno a condizionare l’Italia, bloccando sia delle riforme costituzionali, delle quali ci sarebbe bisogno da un pezzo su diversi punti, bloccando qualsiasi riforma della giustizia, per la quale i magistrati che fanno il bello e cattivo tempo in Italia tremano e che  è uno dei punti cruciali del programma di centrodestra (e perciò il loro amico Travaglio spinge per l’alleanza con il PD), bloccando le legittime istanze in politica estera che l’Italia dovrebbe iniziare a rivendicare, arginando lo strapotere francotedesco e tante altre belle cose.

Ricordiamoci del vero motivo per il quale Silvio Berlusconi nel 2011, tra olgettine, scandaletti, e manovre del PD è stato disarcionato: Berlusconi si era fatto paladino di una politica estera alternativa all’Occidente. Forte l’amicizia con Putin e con il mondo russo-slavo, un’intesa che dagli Usa e dall’imperialismo europeo era considerata scomoda con il leader della Libia Gheddafi. Due capisaldi della politica berlusconiana che avrebbero mosso ilnostro paese verso una maggiore indipendenza in campo energetico e geopolitico e che la sinistra istituzionale, fedele al progetto imperialista europeo e ai diktat obamiani, non poteva permettere.

Mirco Coppola

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