Quello che si tiene a Varsavia è il vertice della NATO più faraonico, sontuoso e dispendioso dalla fine della Guerra Fredda. Vuole essere una celebrazione ed un’elevazione sugli altari del Patto Atlantico, al fine di sottolinearne nuovamente l’indispensabilità e la grandezza in un’epoca in cui sono sempre di più i cittadini europei, ma anche statunitensi, che s’interrogano sulla sua reale utilità. Potrebbe però anche esserne il canto del cigno, visto che in Europa risultano sempre più favorite le forze politiche contrarie o comunque non pienamente favorevoli alla NATO così come all’UE, tanto che in Repubblica Ceca, per esempio, il Presidente Zeman parla apertamente d’indire un referendum per uscire dall’Alleanza Atlantica e molti altri ad Est sono tentati dal seguire il suo esempio. Per non parlare poi del fenomeno Trump, che potrebbe ricondurre gli Stati Uniti ad un nuovo isolazionismo dopo che per un secolo di questa corrente politica americana non se n’era proprio più sentito parlare. Un ridimensionamento della NATO, in entrambi i casi, sarebbe conseguenza del tutto logica e naturale.

A Varsavia l’amministrazione uscente di Barack Obama insieme agli ultimi statisti europei che le sono rimasti pienamente fedeli, come soprattutto Angela Merkel e Francois Hollande, spingono la NATO ad una nuova esibizione di muscoli nei confronti della Russia, e parlano apertamente di ricondurre il Patto Atlantico al suo spirito originario: tutelare l’Europa unita ed occidentale “dalla rinnovata aggressività della Russia”, esattamente come ai tempi dello scontro con l’URSS. Vengono quindi così pienamente bocciati ed abbandonati tutti i progetti degli Anni Novanta e Duemila, in cui si parlava di far evolvere la NATO verso una dimensione nuova, più internazionale e amichevole con la “nuova Russia” post-1991, al punto da accoglierla anche fra i suoi partner di dialogo. I tempi del partenariato e del dialogo NATO+Russia oggi appaiono sempre più lontani e sfocati, sepolti da una nuova contrapposizione.

Pure la scelta di tenere questo vertice ampiamente e dichiaratamente anti-russo se non addirittura russofobo a Varsavia ha il suo perché, altamente simbolico: la capitale polacca era la sede del Patto di Varsavia, di quel blocco comunista che andava ben oltre gli odierni confini della Federazione Russa, comprendendo anche paesi che oggi invece sono saldamente inseriti nel sistema NATO. Negli auspici di chi ha scelto proprio Varsavia come sede di questo vertice, il prossimo meeting della NATO probabilmente dovrebbe tenersi a Mosca, per festeggiare la definitiva vittoria sul nemico di sempre, e dichiarare al mondo intero il “nuovo ordine”. Provocazione e contrapposizione sono dunque le due nuove parole d’ordine del Patto Atlantico, che dopo anni di finti salamelecchi ha finalmente calato la maschera per mostrarsi per ciò che sempre è stato.

Si tratta però di una contrapposizione che non è stata voluta dalla Russia, dal momento che Mosca non ha proprio rinverdito alcuna aggressività ma semplicemente preso atto del fatto che la strategia degli Anni Novanta e Duemila fosse volta soprattutto a blandirla e circuirla, sottraendole sempre più ampie zone di periferia dell’ex Impero Sovietico, e ciò in netto contrasto coi patti che Gorbaciov e Bush padre avevano firmato nel 1990. L’URSS s’era disarmata ed aveva scelto d’arretrare unilateralmente, al punto addirittura da sciogliere il Patto di Varsavia, mentre ad Ovest ben ci s’era guardati dal fare altrettanto con la NATO. Gli accordi prevedevano che nessun paese dell’ex Patto di Varsavia sarebbe mai stato invitato a far parte della NATO, ma come sappiamo non è poi andata così. Quando questo processo d’allargamento ha finito col lambire anche i confini della Russia, a cominciare dalle varie “rivoluzioni colorate” in Ucraina, Georgia e Bielorussia, a tacere degli Stati baltici, giustamente l’Orso Russo ha capito d’essere stato accerchiato e raggirato, ed ha iniziato a ruggire. Un po’ come quando un turista incosciente e maleducato va a molestare gli animali rinchiusi nelle gabbie dello zoo: se ad un certo punto questi si mettono a ruggire, non è certo per via della loro “ritrovata aggressività”, ma casomai per la stupidità e l’inciviltà dei loro umani provocatori.

Per altro la Russia non ha neanche mai ruggito più di tanto, consapevole di quanto fosse importante non cadere nelle provocazioni provenienti da Occidente, e limitandosi solo a dare a quest’ultimo delle sonore bastonate morali e materiali senza comunque mai compromettersi direttamente. Si pensi, per esempio, al caso dell’Ucraina. In Siria e in Georgia, invece, l’intervento russo c’è stato, ed è stato da manuale, al punto che tutti i piani turco-euro-americani sono miseramente crollati come un castello di carte. In tutti questi casi la Russia ha ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo, secondo una strategia nettamente opposta a quella dei suoi avversari, che si sono ritrovati da un giorno all’altro privati dei loro soldatini, mettendosi così a gridare come bambini a cui era stato distrutto o sottratto il giocattolo preferito. Giorno dopo giorno, la Russia riporta risultati sempre più consistenti sul campo, mentre al fronte atlantico raccolto nella NATO rimane solo da cantarsela e suonarsela rivoltando ogni volta la frittata a proprio favore grazie al potere dei media occidentali, in grado di trasformare una sconfitta in una vittoria e viceversa. Ma alla fine non è col giornalismo di propaganda che si vince un confronto geopolitico su larga scala: e infatti i risultati si vedono.

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