Ha destato molto scalpore quello che è avvenuto con la deroga al decreto ministeriale 70, che avrebbe consentito di finanziare con cinquanta milioni di euro l’assunzione di medici, le riconversioni ospedaliere e l’acquisto di attrezzature sanitarie per curare i cittadini di Taranto malati di tumore a causa dei veleni emessi dall’impianto siderurgico ILVA.

La deroga promessa è stata cancellata senza alcuna spiegazione – come ammette l’On. Boccia, presidente della Commissione Bilancio – dalla Legge di Bilancio.

Le reazioni politiche non si son fatte attendere con le dichiarazioni infuocate di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, che ha invitato tutti i pugliesi e tutte le forze politiche alla mobilitazione per difendere il diritto alla salute e disinnescare “l’inquinamento di Stato”.

L’eliminazione della deroga ad hoc ha scosso lo stesso Partito Democratico tarantino che, per bocca del segretario cittadino Costanzo Carrieri, ha minacciato di sospendere la campagna referendaria per il Si qualora il Governo non ripristinasse il fondo.

Dopo la privatizzazione degli anni ’90, l’acciaieria ILVA ha conosciuto un grave deterioramento che l’ha portata ad un aumento del 26% di bambini morti a causa delle polveri sottili e dell’anidride solforosa. Un problema che da ormai troppi anni affligge una città e una popolazione stremata e che si considera abbandonata dalle Istituzioni nazionali, incapaci di progettare una riconversione ecologica dell’impianto consentendo di fatto una riqualificazione generale dell’intero territorio jonico.

L’augurio è che i cittadini pugliesi facciano sentire la propria voce rifiutando questa umiliazione ed invitando con fermezza il Governo nazionale a ritornare sui propri passi.

Antonello Tinelli

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