Il 2015 è stato un anno record per l’immigrazione in Europa: oltre un milione di arrivi, 3.600 tra morti e dispersi. Numeri sconvolgenti quelli rilasciati, in tandem, dall’Agenzia per i rifugiati e dall’ Iom (Organizzazione internazionale per la migrazione). La maggior parte degli sbarchi si sono verificati sulle spiagge elleniche ed hanno visto protagoniste le nazionalità in fuga dalla guerra: in primis i siriani, a seguire gli afgani e gli iracheni.

Secondo l’agenzia per i rifugiati dell’Onu, nel 2016 il trend di questo fenomeno epocale non conoscerà battute d’arresto. Un problema – quello delle migrazioni di massa dei rifugiati – che non è esclusivamente europeo ma planetario. Lo stesso direttore dell’IOM William Lacy Swing, pur riconoscendo l’utilità e l’ineluttabilità del fenomeno migratorio, ha invocato una legislazione più chiara in materia che va a vantaggio degli stessi migranti le cui vite – come dimostrano i numeri di quest’anno – sono messe a duro repentaglio dalle lunghe traghettate verso le coste europee. Il vecchio continente, proprio nel rispetto dei suoi valori di sempre, deve poter dare un’accoglienza dignitosa ai rifugiati ed impedire queste carneficine marittime.

Proprio nel giorno di Natale sono stati salvati nel Canale di Sicilia 751 migranti in 6 diverse operazioni, coordinale dal centro operativo di Roma della Guardia Costiera. In particolare, la nave Dattilo ha salvato 99 persone, la nave Zefiro 113 migranti, mentre le altre operazioni sono state compiute da un mezzo della marina militare tedesca, in ambito Eunavformed. Tutti i migranti sono stati trasportati verso la costa italiana. Erano 5 gommoni e un barcone

Nico Spuntoni

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