Diego Maradona e il Mito

Ieri pomeriggio Diego Armando Maradona “La Mano de Dios” ci ha improvvisamente lasciato.

Mentre si trovava nella sua casa di Tigres, periferia di Buenos Aires, per effettuare la convalescenza  post-intervento, il Pibe de Oro avrebbe avuto uno scompenso cardiaco tale da essergli fatale; a nulla sono valsi i tentativi dell’equipe medica che lo seguiva 24 ore su 24 nella sua abitazione di rianimarlo, né il successivo arrivo delle ambulanze che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

L’Argentina per mano del suo Presidente Alberto Fernandez ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale; lo stesso capo di stato argentino ha voluto omaggiare il campione sul suo profilo Twitter: “Ci hai portato in cima al mondo, ci hai reso immensamente felici. Sei stato il migliore di tutti. Grazie per essere esistito, Diego. Ci mancherai per tutta la vita.”

La notizia della morte di Maradona ieri ha provocato un misto di profonda tristezza e incredulità tra gli appassionati calcistici e non, e diverse personalità del mondo sportivo hanno voluto ricordarlo. Così la leggenda del calcio Pelè:”Io ho perso un amico, il mondo una leggenda. Spero di giocare con te in cielo”. Così Ottavio Bianchi, suo ex allenatore al Napoli che con lui aveva conquistato il primo storico titolo nazionale della società partenopea, ha commentato profondamente scosso dalla tristissima notizia sopraggiuntagli: “Perdonatemi, sono sconvolto…..non ce la faccio a parlare”.

Al dolore di Bianchi si è aggiunto quello dei suoi ex compagni di squadra al Napoli così come quello della stessa città, letteralmente traumatizzata dal decesso di Maradona, il quale con la città di Napoli aveva mantenuto un profondissimo legame affettivo ricambiato sempre dai partenopei che ieri hanno deciso di dimostrargli ancora una volta il proprio affetto scendendo in strada nel ricordo del campione che, dalla povertà dei campetti di periferia di Buenos Aires era riuscito ad arrivare prima in cima al mondo con la vittoria da capitano dell’Argentina del mondiale 1986 in Messico e poi alla conquista del titolo nazionale italiano nel 1987 e nel 1990 con il Napoli, con la cui maglia era riuscito a mandare in estasi una città intera, una città che adesso sta piangendo quasi un “secondo padre”. Ieri sera la veglia davanti allo stadio San Paolo, rimasto accesso in segno di lutto per tutta la notte, si è svolta in presenza di diversi tifosi che hanno voluto manifestare il proprio sconforto con la canti e cori da stadio, stessa cosa davanti al murales di Joris raffigurante lo stesso Diego nel quartiere di San Giovanni.

Il sindaco di Napoli De Magistris, che appena 3 anni fa aveva concesso la cittadinanza onoraria a Maradona, ha avanzato la proposta di intitolare lo Stadio San Paolo proprio al Pibe de Oro, con l’annuncio in serata anche di Laura Bismuto, presidente della Commissione Toponomastica del Consiglio comunale di Napoli.

Maradona, morto nello stesso giorno di Fidel Castro con cui il Pibe aveva instaurato una profonda amicizia nonché del campione nordirlandese George Best, ha per anni diviso l’opinione pubblica anche in merito ai suoi vizi privati fuori dal campo e ai suoi guai giudiziari.

La dipendenza dalla cocaina durata per diversi anni e combattuta da lui strenuamente lo ha indubbiamente segnato mostrando una fragilità dell'”uomo” Maradona dietro il suo immenso talento calcistico, e le sue dichiarazioni politiche a sostegno delle fasce sociali più povere e in appoggio a taluni esponenti della politica sudamericana come Chavez, Castro e Morales lo hanno ancora di più segnato nel suo essere anticonformista, portandolo ad essere anche protagonista nella vita di tutti giorni oltre che sul campo di gioco; già la famosa sfida contro l’Inghilterra nel mondiale messicano dove Maradona segnò prima di mano e poi partendo da centrocampo toccando la palla tredici volte prima di depositare la palla in rete alle spalle di Shilton, un gol definito “gol del siglo” o gol del secolo e reso ancora più famoso dalla telecronaca di Victor Hugo Morales, lo aveva consegnato all’immortalità del calcio.

Ora la “Mano de Dios” ha raggiunto Dio, con il quale Diego sicuramente ha un debito di gratitudine.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome