La maxi-inchiesta Consip continua a mostrare crepe e zone d’ombra. Quanto emerso nelle scorse ore, è a dir poco sconcertante e si aggiunge alla fuga di notizie già accertata.

Gianpaolo Scafarto, capitano del Noe, è indagato dalla Procura di Roma per il reato di falso per aver riferito in una informativa, girata alla magistratura, della presenza di soggetti legati ai servizi segreti nel corso di alcuni accertamenti svolti in ambito Consip e per aver attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo la frase “… Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”.

Dall’analisi dei nastri, disposta dal procuratore Pignatone e dal sostituto Palazzi, emerge che una frase attribuita all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, dalla quale si desumeva un incontro con Tiziano Renzi, era stata in realtà pronunciata dall’ex parlamentare e collaboratore di Romeo, Italo Bocchino.

Non vi sarebbero dunque prove del famoso incontro fra Tiziano Renzi e Romeo (cardine politico dell’inchiesta) al contrario di quanto sostenuto nell’informativa trasmessa ai pm.

Il 9 aprile, il capitano del Noe, è stato convocato in Procura e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’indagine condotta dal Nucleo Tutela Ambiente dell’arma del Carabinieri sul caso Consip è stata deliberatamente manipolata in due importantissimi passaggi allo scopo di accreditare falsamente una attività di disturbo dei Servizi segreti (e quindi di Palazzo Chigi) sulle indagini che l’Arma stava conducendo sull’imprenditore Alfredo Romeo e sui suoi rapporti con Tiziano Renzi, padre dell’allora premier Matteo.

Gli atti sarebbero stati falsificati, secondo l’accusa, anche attribuendo ai Servizi segreti un ruolo di pedinamento nei confronti degli investigatori dell’Arma.

Secondo la Procura sarebbe stato compiuto dunque un vero e proprio depistaggio prima della decisione, presa dagli stessi magistrati romani, di ritirare la delega al Noe e affidarla ai carabinieri del Comando Provinciale di Roma.

Per il pm Palazzi, Scafarto “ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito delle indagini esperite”. In particolare, durante il recupero dei ‘pizzini’ dall’immondizia a piazza Nicosia, i militari del Noe dichiaravano di aver notato la presenza di persone in abiti civili in atteggiamento sospetto che controllavano le targhe delle macchine parcheggiate e monitoravano le operazioni delle forze del’ordine.

L’uomo sospettato di essere uno 007 altro non era che un residente in quella strada. Informazione omessa da Scafarto all’autorità giudiziaria.

Un nuovo tassello che si stacca da un mosaico sempre più traballante. Quello che stiamo per scrivere non piacerà a colleghi e lettori appassionati di quotidiani ed inquisitori manettari ma, a nostro avviso, appare sempre più evidente la natura politica di un polverone che finirà per togliere ancora di più credibilità ed autorevolezza alla Giustizia, alimentando qualunquismi e luoghi comuni.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica