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L’incontro fra Rex Tillerson, nuovo capo della diplomazia USA, e Serghiei Lavrov, ministro degli esteri russo, non è stato certo dei più amichevoli, tuttavia ha fruttato una conclusione che senza dubbio andrà a vantaggio della Siria e di chi, in primo luogo la Russia, la sostiene: un’inchiesta delle Nazioni Unite sugli ultimi attacchi chimici avvenuti a nord di Idlib.

Rex Tillerson vanta di avere prove che inchioderebbero l’uso in più di cinquanta occasioni da parte del “regime siriano” di armi chimiche e di bombe al cloro. Adesso, però, dovrà dimostrarlo di fronte ad una commissione internazionale, composta non soltanto da tecnici statunitensi e di paesi alleati, ma anche di altri paesi. E questo può cambiare tutto, in misura molto sensibile. Quel che si vide ai tempi dell’invasione dell’Iraq, con l’esibizione di una fialetta mai verificata in sede di Consiglio di Sicurezza da parte di Dick Cheney, adesso difficilmente potrà ripetersi.

Questo perchè ormai la questione non si riduce più in una gara a chi ha i bicipiti più grossi fra gli Stati Uniti e la Russia. Rex Tillerson ha detto che “Bashar al Assad non può assolutamente governare la Siria, la sua rimozione dal potere deve avvenire in modo strutturato e organizzato”, coadiuvato da Staffan De Mistura, l’inviato dell’ONU in Siria, il quale ha aggiunto come “i fragili progressi raggiunti in Siria sono in grave pericolo”, perchè servono “progressi irreversibili” e un “urgente consenso tra i maggiori attori in Siria per sostenere concretamente” una soluzione politica, e “ristabilire la credibilità del cessate il fuoco”. Insomma, di fronte ad una simile orchestra internazionalizzare la crisi, dando la parola all’intero consesso mondiale, forse non è del tutto una cattiva idea, anche perchè potenzialmente può costituire un boomerang in grado di ritornare addosso a coloro che hanno lanciato certe accuse senza poi avere elementi reali, al di là di quelli fabbricati per l’occasione e quindi poco credibili, per provarle.

Intanto a Fox Business Network il Presidente statunitense Trump non ha esitato a definire Bashar al Assad come “un animale”, aggiungendo che Vladimir Putin starebbe dando il proprio appoggio “ad una persona diabolica” e “molto negativa per il genere umano”.

In ogni caso, nell’incontro moscovita Lavrov ha sottolineato l’importanza che non vi siano nuovi ed ulteriori attacchi americani in Siria, che andrebbero altrimenti a compromettere ancor più gli attuali fragili equilibri fra le due superpotenze. Lavrov ha così chiosato: “La sua visita cade al momento giusto: per noi è importante capire le reali intenzioni del governo americano e le sue posizioni dopo alcune affermazioni contraddittorie”.

Al canale Mir Vladimir Putin ha dichiarato infatti che, dall’elezione di Trump, i rapporti fra Stati Uniti e Russia sono peggiorati. “Possiamo dire che il livello di fiducia, sopratutto sul piano militare, non è migliorato e anzi con ogni probabilità è peggiorato”. Un chiarimento, a questo punto, è quantomai doveroso e fondamentale.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

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