1. L’Azerbaigian sta vivendo una serie d’importanti anniversari e commemorazioni. Lo scorso mese, per esempio, è stato ricordato il cosiddetto “Gennaio Nero”, una data profondamente luttuosa nella storia dell’Azerbaigian, dato che in quell’occasione (19-20 gennaio 1990) vi furono non meno di 147 morti e 744 feriti, a causa della repressione voluta da Michail Gorbaciov. Anche a Roma s’è tenuto un evento per ricordare degnamente quella data. Per l’Azerbaigian quel giorno ha una storica importanza. Ma che dire dell’Europa e del resto dell’Occidente? Ritiene che vi sia un rispetto o una memoria di questo tragico avvenimento, o pensa piuttosto che vi sia inconsapevolezza ed indifferenza?

La storia moderna dell’Azerbaigian, in particolare durante gli ultimi secoli, è ricca sia di momenti tragici che eroici. Nel 1918 l’Azerbaigian ha ottenuto la sua indipendenza della Russia zarista e fin dall’inizio si è dichiarato come paese laico, legale e democratico e tutti i diritti democratici e civili furono concessi ai cittadini dalla Costituzione, dando vita alla prima Repubblica parlamentare democratica nell’Oriente musulmano. Anche il diritto di voto per le donne fu concesso prima di altri paesi democratici contemporanei. Purtroppo questa repubblica sopravvisse solo 23 mesi.

Nel 1920 l’Azerbaigian è stato occupato dalla Russia bolscevica e ha sperimentato 70 anni di regime sovietico. Ma in tutti questi anni, il desiderio di indipendenza non ha abbandonato il popolo azerbaigiano, nonostante tutte le repressioni del regime. È per questo che negli anni ’80, quando l’Unione Sovietica ha iniziato ad indebolirsi, il movimento per l’indipendenza ha vissuto un’accelerata. Naturalmente, tutti questi processi hanno dovuto affrontare la forte irritazione del governo sovietico centrale di Mosca. Tanto accesa era l’ira,  che non esitarono addirittura ad inviare forze armate contro persone civili disarmate che protestavano il 20 gennaio 1990, noto come “Gennaio Nero”. Nessuno si aspettava un comportamento così brutale contro i propri cittadini, andando contro tutti i documenti sui diritti umani fondamentali, compresa la Costituzione dell’URSS. Tutte le vittime furono civili, comprese persone estranee alla protesta, di passaggio, su autobus o nelle loro case, ugualmente bersaglio delle truppe sovietiche.

Condivido il fatto che tale tragico evento non e’ stato adeguatamente valutato dalla comunità internazionale. Addirittura l’autore principale di questo grave crimine, Michael Gorbaciov, è stato premiato con un Nobel, abbastanza criticabile, per la pace.

Il popolo azerbaigiano vede il Gennaio Nero non solo come un tragico frammento di storia, ma anche come un momento di eroismo, un passo importante per portare alla piena indipendenza. L’indipendenza non è stata ottenuta in Azerbaigian solo in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, ma il popolo dell’Azerbaigian ha lottato e si e’ sacrificato per questo.

2. Possiamo fare lo stesso discorso anche per la “Strage di Khojaly”, avvenuta tra il 25 ed il 26 febbraio 1992. Anche quel massacro si collegava al Conflitto del Nagorno-Karabakh e la sua memoria conserva tuttora una fortissima presa sulla coscienza collettiva del popolo azerbaigiano. Anche in questo caso a livello europeo ed occidentale la questione viene trattata con grave disinteresse. A suo giudizio questo disinteresse quali ragioni può avere? Ignoranza, interessi economici e politici, ecc?

Fin dai primi giorni della riconquista della sua indipendenza l’Azerbaigian ha affrontato un problema tanto grave come l’aggressione dell’Armenia, paese confinante. L’Armenia ha occupato il 20 per cento dei territori azerbaigiani riconosciuti a livello internazionale e costretto 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia e 750 mila azerbaigiani che vivevano nei territori occupati ad abbandonare la loro area di residenza. L’Azerbaigian ha affrontato agli inizi degli anni 1990 il grave problema dei profughi e degli sfollati interni, che l’Europa sta vivendo al giorno d’oggi. Con una popolazione di 8 milioni di abitanti ci siamo trovati a fronteggiare il problema di 1 milione di rifugiati e sfollati interni. Quasi una su otto persone in Azerbaigian era un rifugiato. Naturalmente questa situazione ha avuto implicazioni sociali ed economiche gravi.

Il culmine della violenza armena, la brutalità e l’odio contro i civili azerbaigiani sono senza dubbio rappresentati dal genocidio di Khojaly. Il genocidio di Khojaly, spietato e crudele, è stato uno dei più terribili atti di terrore di massa nella storia del genere umano.

Le forze dei militari dell’Armenia hanno commesso genocidio nella città di Khojaly – che contava una popolazione di 7 mila persone, il 26 febbraio 1992. C’erano 3 mila persone nella città al momento dell’attacco delle forze dei militari armene, poiche’ la maggior parte della popolazione aveva dovuto lasciare la città durante i 4 mesi precedenti di isolamento. 613 persone sono state uccise, 1000 persone pacifiche di diversa età rese invalide. 106 donne, 63 bambini, 70 uomini anziani sono stati uccisi. 8 famiglie sono state completamente annientate, 130 bambini hanno perso uno dei genitori, mentre 25 entrambi. 1275 cittadini pacifici sono stati presi in ostaggio, il destino di 150 di loro è ancora sconosciuto.

I numeri parlano da soli. La tragedia fu così grave che è divenuta parte dell’identità nazionale azerbaigiana. Credo che finché esistera’ l’Azerbaigian, Khojaly rimarrà viva nei ricordi. Un’altra ragione per cui il massacro di Khojaly non puo’ essere dimenticato è perché i suoi responsabili sono rimasti impuniti. Viceversa uno dei piu’ attivi preparatori, Serj Sarkisyan, è oggi presidente della Repubblica dell’Armenia. Sarkisyan stesso ne parla nel libro del 2003 di Thomas de Waal sul conflitto del Karabakh, “Black Garden: Armenia e Azerbaigian attraverso la pace e la guerra”.

Alla domanda relativa alla strage di Khojaly, Sargsyan non usa mezzi termini: “Ma penso che il punto principale è qualcosa di diverso. Prima di Khojali, gli azeri pensavano di scherzare con noi, ritenevano che gli armeni erano persone che non avrebbero potuto arrecare danno alla popolazione civile. Siamo stati in grado di rompere quello stereotipo. E questo è quello che è successo”. Il racconto di Sarkisian getta una luce diversa sul peggior massacro della guerra del Karabakh, e suggerisce che le uccisioni possono, almeno in parte, essere state un atto deliberato come intimidazione.

Per quanto riguarda il perché l’Occidente non stia prestando sufficiente attenzione al genocidio di Khojaly, posso dare piu’ spiegazioni. Prima di tutto, penso che cio’ possa essere spiegato con l’attività della diaspora armena nel mondo che utilizza tutti i mezzi possibili per far restare Khojaly un genocidio inosservato. Per esempio, in questi giorni in cui l’Azerbaigian commemora il genocidio di Khojaly in tutto il mondo e anche in Italia, viviamo la pressione della parte armena in Italia per l’organizzazione di eventi sui cosi’ detti problemi dei diritti umani in Azerbaigian. Tutti questi sforzi hanno lo scopo di fuorviare l’attenzione della comunità italiana dal genocidio di Khojaly.

In secondo luogo,  a mio parere, permane una mancanza di sufficienti informazioni sul genocidio di Khajoly. L’Azerbaigian è attivamente impegnato perche’ la comunità mondiale si illumini su questo tragico evento. La campagna “Giustizia per Khojaly” è una delle tappe importanti nella sensibilizzazione sull’evento.

3. Ritiene che la questione del Nagorno-Karabakh sia la cartina di tornasole del modo con cui l’Europa e l’Occidente trattano l’Azerbaigian? L’ostracismo adottato verso questa importante tematica s’estende, dopotutto, anche ad ogni altro argomento che riguardi l’Azerbaigian, tant’è che i nostri media non lasciano passare giorno senza demonizzare e delegittimare il paese e i suoi vertici politici. Può fare a tal proposito qualche esempio?

Innanzi tutto vorrei dire che il conflitto del Nagorno Karabakh a volte e’ mal interpretato dai mezzi di comunicazione che lo trattano, che erroneamente lo classificano come problema religioso o sfruttando il principio dell’autodeterminazione dei popoli.

Questo è un conflitto sorto sulla base di una rivendicazione territoriale dell’Armenia contro l’Azerbaigian, che aspira alla realizzazione del mito di una grande Armenia a costo dei territori dei vicini. L’Azerbaigian e’ un modello multiconfessionale e promuove il principio del multiculturalismo. Non a caso proprio a Baku si svolgera’ ad Aprile il prossimo Forum globale dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite.

Per quanto concerne il concetto di autodeterminazione, e’ necessario ricordare che prima del conflitto la popolazione della regione del Nagorno Karabakh dell’Azerbaigian era composta da azerbaigiani e armeni. La popolazione azerbaigiana fu totalmente espulsa, cosi’ come fu cacciata anche dai 7 distretti adiacenti, dove non abitavano armeni prima del conflitto. Gli armeni non possono autodeterminarsi a prezzo dell’espulsione della popolazione azerbaigiana, e il popolo armeno si e’ gia’ una volta autoproclamato creando lo stato dell’Armenia, quindi la creazione del secondo stato armeno sui territori dell’Azerbaigian e’ inaccettabile dal punto di vista storico, morale e del diritto internazionale. Considerando tutto cio’, gli sforzi di presentare il conflitto in base al fattore religioso o al principio di autodeterminazione proviene in alcuni casi dalla mancanza di conoscenza dell’essenza del conflitto, in altri casi dall’intenzione di camuffare la politica di occupazione militare e aggressione dell’Armenia.

4. E’ ben risaputa la volontà dell’Azerbaigian di portare avanti una politica costruttiva e distensiva per il Caucaso e non solo. Tuttavia quali sono, a suo parere, gli ostacoli al perseguimento di tale politica? Cosa dovrebbero fare a tal proposito l’Europa ed il resto dell’Occidente, ai quali certamente si devono imputare molti di questi ostacoli?

Ho già accennato all’adesione dell’Azerbaigian ai valori democratici. Questa adesione e’ evidente nella nostra politica estera. L’Azerbaigian persegue politiche favorevoli e pacifiche verso tutti i paesi, in particolare verso quelli vicini, e sostiene la cooperazione con le organizzazioni internazionali. L’integrazione e la cooperazione con le istituzioni europee è sempre stata una delle priorità della politica estera dell’Azerbaigian. L’Azerbaigian ha fatto il suo ingresso nell’CSCE (attualmente OSCE) nel 1992, subito dopo la dichiarazione di indipendenza e nel Consiglio d’Europa nel 2001. Con la NATO l’Azerbaigian sta cooperando nel quadro del piano d’azione di partenariato individuale. Dal 1999, l’accordo di partenariato e cooperazione (APC) ha fornito il quadro giuridico per le relazioni bilaterali UE-Azerbaigian in materia di dialogo politico, commercio, investimenti e cooperazione economica, legislativa e culturale.

Tutti i progetti realizzati o che stanno per realizzarsi da parte dell’Azerbaigian, come ad esempio l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), il Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP),il Trans Adriatic Pipeline (Gasdotto Trans-Adriatico) e la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars, simboleggiano la volonta’ non solamente per l’Azerbaigian di rafforzare il suo ruolo come snodo di progetti energetici e di trasporto, ma il suo contributo alla sicurezza energetica dell’Europa e anche la sua aspirazione ad essere piu’ integrato con il mondo occidentale.  L’organizzazione di eventi quali l’Eurovision Song Contest 2012 e i primi Giochi olimpici europei nel 2015, rappresentano una prova dell’adesione dell’Azerbaigian ai valori europei.

Dobbiamo pero’ costatare, e non riusciamo a comprendere, questo approccio differenziato da parte di alcuni circoli occidentali verso i conflitti nell’area post sovietica. Mentre nel caso dei conflitti in Georgia, Ucraina e Moldavia esiste una posizione unanime e chiara sul rispetto dell’integrita’ territoriale e inviolabilita’ dei confini internazionalmente riconosciuti di questi paesi, nel caso del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian si astengono dal fare differenza tra aggressore e vittime. Un aproccio di questo genere rappresenta un doppio standard ed un atteggiamento, ci spiace dirlo, ipocrita e cio’ non fa che portare benefici all’Armenia per continuare la sua aggressione contro l’Azerbaigian.

5. L’Azerbaigian difende e rafforza la propria identità nazionale proprio tutelando la sua memoria storica, ad esempio commemorando i passaggi più duri dell’indipendenza e della guerra del Nagorno-Karabach. Questo atteggiamento si scontra con quello dell’Europa e dell’Occidente, dove invece si fa ben poco per ricordare e commemorare il proprio passato, col risultato che anche la memoria storica e il senso nazionale s’indeboliscono di generazione in generazione. A suo parere, l’Azerbaigian può essere un modello da seguire per l’Europa e l’Occidente sempre più distratti verso la loro storia?

In questi giorni e’ venuto a mancare uno dei piu’ grandi intellettuali non solo italiani, ma mondiali: Umberto Eco. Lui usava sottolineare, parlando alle giovani generazioni, l’importanza della memoria e della storia. Credo che il valore della storia vada ricordato, oggi in particolare, in ogni Paese del mondo.

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