lega araba

Il Medio Oriente in questi tempi è in fibrillazione, tra complotti governativi, arresti eccellenti e corruzione dilagante in quel di Riyad, col Qatar che espone al pubblico il segreto di pulcinella, secondo cui, Ankara, Riyad e altri paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo abbiano sostenuto direttamente o indirettamente il terrorismo islamista di ISIS e di altre propaggini minori in Siria, Iraq e Corno d’Africa.

Inoltre giace sullo sfondo la guerra nello Yemen totalmente ignorata dai mezzi d’informazione di massa, una guerra d’aggressione saudita spietata (con diversi morti civili provocati da intensi raid su Sana’a) che viene respinta dai guerriglieri Houthi, di formazione confessionale Sciita, con grandi risultati militari. Numerosi mezzi bellici Sauditi di terra, d’aria e mare, infatti, sono stati abbattuti dalle formazioni Yemenite Ansarullah.

Su queste tensioni si innalza la spirale anti-iraniana dei regimi Sunniti-Wahabiti del Golfo, testa di serie, l’Arabia Saudita, la quale costituisce una base geopolito-strategica degli Stati Uniti e dell’Europa in quell’area, non è un caso che ora che l’ISIS è a un passo dall’annientamento si inneschino altri processi destabilizzativi, pensiamo alle dimissioni virtuali lanciate da Riyad da Saad Hariri, primo ministro libanese filo-Saudita, criticate aspramente dal presidente della repubblica Michelle Aoun (ex generale, capo di stato maggiore Libanese, rappresentante del Movimento Patriottico Libero, uomo ben visto da a Hezbollah e Amal, ma anche da Bashar Al Assad, con il quale si è riappacificato dopo decenni di tensioni), il quale vuole chiarimenti circa questa decisione così avventuriera, pare che mercoledì 22 novembre Hariri dovrebbe ritornare a Beirut per chiarire, grazie anche all’intermediazione di Emmanuel Macron, smorzando i toni bellici che ormai correvano tra Beirut e Riyad.

In queste ore la Lega Araba riunisce i ministri degli esteri, il leit motiv è sempre lo stesso, il ruolo dell’Iran nella regione, tra aiuti militari ai governi suoi alleati e “l’asse sciita” che si propaga in tutto il medioriente, Libano e Iraq hanno deciso di mancare all’appello. Il Libano secondo la Reuters e secondo il ministro degli esteri Gebran Bassil non vuole un confronto con i sauditi dopo la vicenda Hariri, il quale l’aveva visto protagonista di diversi alterchi con gli omologhi di Riyad, l’Iraq in compenso ha deciso di delegare un alto funzionario degli esteri, causa agenda fitta di impegni da parte del ministro degli esteri (così cita la nota di Baghdad).

Più cauta è la posizione dell’Algeria, che per ora non ha risposto all’appello, anche perchè impegnata in un incontro trilaterale con Egitto e Tunisia sulla crisi Libica.

Altra svolta non da poco conto è quella della Turchia, che ha ormai dimenticato il sogno di rovesciare Bashar Al Assad e assieme a Iran e Russia guida i processi diplomatici. Turchia che pur essendo nell’Alleanza Atlantica non ha peli sulla lingua e dichiara che gli Stati Uniti hanno avuto un’influenza notevole per favorire ISIS e al Qaeda in questo teatro operativo.

Gli Stati Uniti ora giocano come ultima carta quella dell’indipendentismo curdo, già da decenni in Iraq con Masoud Barzani e ora con le milizie SDF\YPG nello scacchiere siriano. Il cosiddetto “Stato profondo” americano sta per consegnare alla storia una debacle assoluta in termini strategici, pari a quella del Vietnam o  alla crisi degli ostaggi americani a Teheran del 1980, finita con lunghe trattazioni diplomatiche e un operazione di recupero totalmente fallimentare se non ridicola.

La storia a volte, si ripete.

UN COMMENTO

  1. La storia a volte si ripete …Ma anche le sconfitte … L’America ha perso anche questa guerra,perche’ di guerra si tratta, fatta da altri per conto proprio …
    La vicenda curda fara’ la stessa fine … utili idioti per conto di altri …la pagheranno cara …
    Peggio per loro che hanno scelto il cavallo sbagliato ….
    Bryan Wallace

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