L’esercito turco, pare su ordine diretto del primo ministro Ahmet Davutoğlu, ha abbattuto un cacciabombardiere Su-24 russo. Il velivolo era impegnato nelle operazioni anti-ISIS in Siria e, a quanto risulta dalle ricostruzioni tecniche, avrebbe sconfinato solo per pochi secondi in territorio turco. L’abbattimento del bombardiere ha poi determinato la morte di uno dei due piloti che, paracadutatosi in territorio siriano, è stato catturato ed ucciso dai ribelli turcomanni anti-Assad. La tensione tra Mosca ed Ankara è ancora ai livelli massimi. Com’è stato interpretato questo incidente dall’opinione pubblica russa e com’è cambiata la percezione nei confronti della Turchia?

In Russia l’accaduto è stato preso molto a cuore. Per molte persone la morte di Oleg Peshkov è stata quasi una tragedia personale. Oleg è diventato l’eroe nazionale non solo per l’opinione pubblica, ma anche ufficialmente, a seguito del decreto di Vladimir Putin. I russi per un momento si sono ricordati le guerre e le controversie che l’Impero Russo e l’Unione Sovietica avevano dovuto affrontare con la Turchia, appoggiata dall’Occidente anche nei secoli passati.

A tal proposito è emblematica la guerra di Crimea, quando l’Europa si era alleata con l’Impero Ottomano (islamico) contro l’Impero Russo (cristiano). I russi si sono ricordati anche della Prima Guerra Mondiale e della Seconda, quando Mosca si è sempre ritrovata opposta ai turchi, contro i quali ha dovuto combattere per secoli per difendere i propri valori e il proprio territorio.

Insomma, per l’opinione pubblica russa la Turchia è tornata ad essere il male, appoggiato dai soliti nemici geopolitici. In un attimo, l’immagine di una meta turistica low-cost si è trasformata nel quadro del male assoluto. La Turchia era da tempo diventata una delle mete preferite dei turisti russi, ma a quanto sembra ci vorrà molto tempo per ristabilire sia i rapporti russo-turchi, che la percezione della Turchia come Paese dove i russi sono benvenuti.

Putin e il tessuto sociale russo sembrano sufficientemente immuni ai pericoli dell’islamofobia generalizzata e del panico incontrollato, scattato invece quasi automaticamente in Europa dopo gli attentati di Parigi. La presenza di circa 10-12 milioni di musulmani autoctoni nel Paese e il costante dialogo promosso dal Patriarca Kirill e dal Gran Muftì Ildus Faizov forniscono gli anticorpi necessari ad evitare che la condotta aggressiva del presidente turco Erdoğan sia identificata dai russi cristiani con l’intero mondo islamico sunnita?

In Russia, infatti, la questione dell’Islam viene trattata in modo differente da come viene trattata in Italia. L’islamofobia europea può essere spiegata con l’assenza di una lunga tradizione di convivenza con il mondo musulmano nel proprio territorio. Invece, essendo in Russia circa un 6-8% di musulmani, concentrati maggiormente nei territori meridionali della Federazione, l’Islam è considerato come una delle religioni tradizionali del Paese.

Tuttavia, anche tra i russi ovviamente esiste l’islamofobia e ha anche delle fondamenta. Oggi è ad esempio alimentata dalle tragiche vicende della lotta che il cosiddetto Stato Islamico conduce contro gli infedeli. Putroppo le simpatie per l’ISIS in Russia sono apparse anche tra i musulmani delle regioni meridionali. Diversi cittadini russi sono partiti a combattere per l’ISIS, su diversi profili social di ceceni, ad esempio, è possibile notare post simpatizzanti con il cosiddetto Stato Islamico. Non tutti conoscono la differenza tra islamici e islamisti, pure in Russia. Non è un problema solo dell’Italia. Queste simpatie verso l’ISIS tra i musulmani russi sono cose inquietanti, anche se Ramzan Kadyrov, il leader ceceno, si oppone fermamente all’idea del cosiddetto Stato Islamico, contribuendo a spiegare ai musulmani russi le differenze tra l’Islam e l’estremismo islamico.

Il Suo profilo Facebook è diventato da tempo un frequentatissimo luogo di dibattito, confronto e, a volte, anche scontro. In passato Lei ha spesso esternato la Sua disapprovazione nei confronti di chi, da destra o da sinistra, vorrebbe appiattire la realtà russa sulle categorie politiche italiane ed occidentali. Cosa resta oggi dell’era sovietica in Russia, soprattutto sul piano simbolico, e com’è cambiato il Paese da quando Putin ne ha preso in mano le redini?

Gli schemi della politica occidentale non sono del tutto applicabili al contesto russo, così come quelli russi non sono applicabili alla realtà dell’Europa occidentale. Per molti russi il passato sovietico rappresenta una parte della tradizione russa. Questa affermazione ad un occidentale potrebbe sembrare poco logica in sé, ma ha un senso. Essendo stato il periodo sovietico parte della storia russa, da comunisti e da anticomunisti convinti c’è la convinzione che diversi elementi di quella realtà sono diventati parte della storia, con le buone o con le cattive. Avere in casa il ricevitore radiofonico Mayak o la teiera a pallini ha poco di ideologico. Sono oggetti d’infanzia. Ce li avevano tutti, sono oggetti che accomunano e ricordano l’infanzia in famiglia. Moltissmi russi, quando parlano dell’URSS prima di tutto ricordano infatti una solenne infanzia, le vittorie scientifiche, tecniche, la Vittora nella Seconda Guerra Mondiale, i cartoni animati che insegnavano i buoni valori, l’esser stati una superpotenza. Si tratta di generazioni nate durante la Guerra Fredda, e che sono cresciute per prima cosa nello spirito di scontro con gli Stati Uniti.

L’idea originaria del comunismo, come la lotta di classe e la dekulakizzazione, non appartengono più di tanto ai filo-sovietici di oggi, mentre l’antiamericanismo sì, tanto. I comunisti italiani, invece associano spesso il simbolo della falce e del martello perfino alle lotte per i diritti LGBT o per la legalizzazione delle droghe, all’internazionalismo, alla cittadinanza e ai diritti gli immigrati. C’è spazio in tutto questo per la teiera sovietica? Come si fa a parlare della bandiera rossa se due interlocutori la associano a contenuti diversi? Lo stesso vale per il fascismo. Per i russi, essendo stati invasi dalla Germania nazista, comunemente chiamata fascista, il fascismo ha un solo significato, quello di invadere e distruggere la Russia. Mentre in Italia, che il fascismo lo ha vissuto diversamente, ad esempio le correnti di destra interpretano quella dottrina spesso riferendosi agli ideali statocentrici, al recupero della tradizione e all’idea di sovranità. Le etichette confondono, quindi non resta che parlare di concetti per capirsi e la teiera sovietica diventerà un oggetto innocente per tutti. Putin rispetta la storia sovietica, così come rispetta la storia dell’Impero Russo, pur capendo gli errori compiuti durante il periodo comunista. Lui non combatte il passato, perché non vede alcun senso, combatte per il giorno d’oggi e il futuro. Il presidente russo tiene a cuore la Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale essendo lui nato a Leningrado, nella città che fu assediata per quasi 900 giorni dall’Asse, insieme ai membri della sua famiglia che dovettero sopravvivere in condizioni estreme. Quella Vittoria per i russi rimane il simbolo della liberazione dagli invasori stranieri, non il simbolo della vittoria del classismo o di altre cose dottrinali del comunismo marxista-leninista. In Italia non tutti ci arrivano. Né quelli di sinistra, né quelli di destra.

L’Associazione RIM è molto attiva. Negli ultimi due anni, soprattutto, ha organizzato iniziative e conferenze in diverse città italiane. Qual è il bilancio di quanto fatto fin’ora e cosa c’è in programma per il futuro prossimo?

Il RIM in una manifestazione a difesa della Russia
Il RIM in una manifestazione a difesa della Russia

RIM ha compiuto da poco quattro anni. Prima eravamo più una comunità chiusa e facevamo degli eventi per tenerci in contatto tra noi giovani russi residenti a Roma e nei dintorni. Da quando abbiamo organizzato la manifestazione a sostegno della Russia nell’aprile del 2014, siamo diventati conosciuti in diversi ambienti politici senza neanche volerlo. Però, questa svolta è stata interessante. Abbiamo stretto contatti con diversi ambienti che simpatizzano per la Russia. Conoscere nuovi amici italiani non ci ha fatto che piacere. Abbiamo organizzato diverse conferenze per parlare di cultura, storia e di politica. Ci avevano invitato a partecipare a diverse conferenze. Sono belle esperienze, perché gli eventi organzizzati anche insieme alle realtà del posto aiutano a capire meglio la realtà italiana, a creare nuove amicizie, ad allacciare rapporti ed a creare dei progetti comuni. L’anno prossimo pensiamo di fare un salto di qualità e di organizzare degli eventi di più ampia portata con gli amici italiani, non dimenticandoci di rimanere comunque una comunità russa a Roma, che svolge attività culturali per conservare la nostra identità d’origine.

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