Costas Isychos

La Russia esprime preoccupazione per la concentrazione di truppe NATO ai suoi confini. Quattro nuovi battaglioni sono stati creati in Polonia e nei Paesi baltici, mentre i media americani hanno segnalato la formazione di due nuove unità ai confini con la Russia. I russi, in risposta, si stanno preparando per una guerra difensiva. Potrebbe quindi accadere che le nazioni cristiano-ortodosse si ritrovino su campi opposti. In Grecia, a livello governativo, di partiti politici o organizzazioni pubbliche, viene fatto qualcosa per impedire la presenza di soldati greci nei battaglioni orientali della NATO?

Il popolo greco ha una forte memoria storica della guerra anti-nazista e anti-fascista che ha scosso il mondo (1941-1945). Il popolo greco contribuì con la propria giusta dose di “sangue e lacrime” alla sconfitta del fascismo, ma ricorda anche molto bene il ruolo significativo e strategico svolto dall’Unione Sovietica in quel momento nella sconfitta definitiva del fascismo.

Questo “caveau storico” è stato salvaguardato e passato alle nuove generazioni greche di oggi, indipendentemente dalla politica dei partiti. Anche le nuove tensioni della Guerra Fredda odierna fanno parte dell’attuale politica greca, poiché la Grecia è in prima linea nelle tensioni geopolitiche e nelle guerre periferiche nelle regioni limitrofe (Siria, Medio Oriente, dissoluzione della Jugoslavia e tensioni in corso in alcuni Paesi balcanici, ecc.) .

Essendo la Grecia un Paese membro attivo della NATO (uno dei pochissimi che contribuisce con il 2% del proprio budget annuale agli obblighi della NATO, nonostante la propria immensa crisi economica e finanziaria), potrebbe infatti essere obbligato a fornire risorse umane e militari nei battaglioni orientali della NATO. Se questo scenario si dimostrasse non solo ipotetico, ma una situazione realistica, sarebbe accolto da un’opposizione feroce e forte del popolo greco. L’esito di questo confronto pubblico, politico e sociale sarebbe catastrofico non solo per il governo greco di oggi, ma anche per eventuali leader o forze politiche che metterebbero il nostro Paese in una situazione così pericolosa, specialmente contro un Paese e persone che hanno legami religiosi, storici e culturali così vicini alla Grecia.

A mio parere, un movimento di pace costante e in crescita contro le attività della NATO in Grecia e in tutta Europa e nella nostra regione è l’unica strada per una proposta strategica della popolazione affinché la Grecia esca dalla NATO. Le nuove generazioni dovrebbero svolgere un ruolo vitale nel contributo di un movimento di massa con prospettive vittoriose.

Questa opzione geopolitica per il popolo greco è l’unico modo logico e plausibile al fine di prevenire guerre periferiche. Incrementare il ruolo della Grecia come nazione amante della pace nel fornire soluzioni plausibili ai conflitti nella regione, ma anche prevenire l’orrenda prospettiva di una guerra mondiale che sarebbe la cessazione della vita così come la conosciamo nel nostro pianeta.

Cosa sa Lei dell’iniziativa di alcuni politici in Italia, Germania e Repubblica Ceca di tenere un referendum contro l’invio di soldati dei nostri Paesi ad Est?

I media greci e i principali media occidentali di tendenza hanno sminuito e privato con successo l’opinione pubblica di questi interessanti eventi politici che hanno avuto luogo in Italia, Germania e Repubblica Ceca.

A mio parere, i politici progressisti e anti-guerra, i partiti sociali e politici in Europa devono prendere il “comando” nell’introduzione di proposte democratiche e di massa al Parlamento europeo, ai Parlamenti nazionali, alle organizzazioni internazionali in coordinamento con la diplomazia popolare e i referendum.

Sfortunatamente, le attività politiche di oggi, al fine di prevenire le politiche dei guerrafondai, sono quasi cancellate dagli attuali media di mainstream. Ciò significa che i social media alternativi devono creare la propria “agenda” per screditare i conglomerati dei media occidentali astuti e scientificamente sviluppati dal “lavaggio del cervello”.

Dal Suo punto di vista, qual è l’attuale stato delle relazioni tra Russia e NATO?

Lo stato attuale delle relazioni tra NATO e Russia è forse al punto più basso dell’ultimo decennio. Molto deve essere fatto al fine di stabilire una base di dialogo regolare e funzionante tra le due parti. La de-militarizzazione dell’Europa, la conversione di questa in una regione di prosperità comune in tutta l’Eurasia è forse una prospettiva per cui vale la pena lavorare.

La spiegazione del confronto militare nel mondo di oggi ha a che fare con le disparità economiche mondiali tra i popoli e le nazioni, il trasferimento di maggiore ricchezza ai pochi e l’esclusione del 99% delle società da uguali diritti, lavoro, istruzione, in generale nell’assicurare all’umanità nel suo insieme un vero futuro. Oggi la NATO è la mano armata dell’1% delle oligarchie occidentali. Se tale situazione non viene fronteggiata dalle forze pacifiste e dalle forze politiche progressiste al fine di affrontare il nocciolo del problema, allora il confronto militare potrebbe portare alle prospettive spaventose che tutti temiamo.

Al momento, le relazioni tra Turchia, USA e NATO sono piuttosto complicate, come abbiamo visto con la situazione curda. Cosa ne pensa della capacità della NATO di proteggere la Grecia in caso di conflitto con la Turchia?

La Grecia era quasi entrata in guerra con la Turchia nel 1974, dopo l’invasione turca di Cipro. L’occupazione militare turca di Cipro del Nord continua ancora, nonostante le numerose decisioni delle Nazioni Unite. Sia la Turchia che la Grecia sono membri della NATO, al culmine dello scontro la NATO divenne “Ponzio Pilato” e accettò l’invasione turca come status quo.

È proprio vero che l’enigma geopolitico nella nostra regione non può essere analizzato a fondo con poche parole, ma prendendo in considerazione l’agenda estremamente nazionalista e “mini-imperialista” dei leader politici turchi di oggi, allo stesso tempo non possiamo ignorare il governo greco di oggi, che si allinea completamente con i suoi principali partner europei e con gli Stati Uniti. Non sarebbe un eufemismo per me dire che la Grecia è diventata una colonia “economica” dell’UE e una “colonia” geopolitica degli USA, della NATO e di Israele. Dico questo perché credo che la Grecia sia completamente vulnerabile come nazione e come popolazione, se non recupera al più presto possibile la propria sovranità.

L’unica via percorribile per la Grecia per proteggersi è di riguadagnare la propria sovranità, rompere con l’economia colonialista e con il ricatto finanziario dei cosiddetti “partner” europei, pianificare e rimodellare la propria politica estera e di difesa in modo da non servire da strumento dei progetti espansionistici-imperialistici euro-atlantici.

La posizione geografica e geopolitica della Grecia può trasformare il nostro Paese in un ponte di comprensione comune tra popoli, religioni, culture. Se una volta, duemila anni fa, siamo stati la culla della democrazia, oggi forse possiamo riscoprire i principi della vera democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della pace.

Come valuta la posizione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti in merito al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, al tacito accordo con l’occupazione turca di Cipro del Nord e al rifiuto di riconoscere il referendum in Crimea?

Nella nostra regione, i doppi standard hanno sempre svolto un ruolo vitale nella comprensione degli interessi strategici occidentali. Da un lato, l’Occidente “riconobbe” il Kosovo (incitando al nazionalismo estremista albanese nei Balcani) senza mezzi democratici, solo bombardando e distruggendo la Jugoslavia.

L’UE, insieme alla NATO e agli Stati Uniti, ha acceso il fuoco della distruzione dell’Ucraina come Stato sovrano e si è schierato e ha flirtato persino con il nazismo in Ucraina, costringendo il popolo della Crimea a cercare la riunificazione con la Russia, attraverso un referendum democratico. Le tattiche della Guerra Fredda vengono adottate oggi in Crimea e in Russia, ricordando i più di 50 anni di blocco illegale e irrazionale di Cuba da parte degli Stati Uniti.

La Turchia non rispetta ancora le risoluzioni delle Nazioni Unite e continua a occupare illegalmente la parte settentrionale di Cipro. Oggi, da ovest, non vi è nemmeno un dito puntato contro la Turchia per quanto riguarda il problema di Cipro.

Se valutassimo la politica mondiale con i pochi ma importantissimi esempi che Lei menziona, concluderemmo che i “cattivi” non sono altro che una favola di Hollywood. Per quanto riguarda i “buoni”, vi è molto da fare. Proposte e piani innumerevoli e molto significativi da intraprendere per raggiungere la pace e la giustizia. Se non affrontassimo questo compito eroico, saremmo annoiati a morte. Non è modo di vivere la vita.

Che genere di ruolo ha giocato la Turchia in Siria?

Sembra che la Turchia abbia giocato (o giochi ancora) un doppio gioco in Siria. Da un lato ammettendo che l’opposizione siriana è benvenuta (anche se abbraccia l’ideologia jihadista) e sostenendola con tutti i mezzi, sia economicamente che militarmente. La leadership politica turca di oggi sta introducendo i più feroci mezzi militari per porre fine a qualsiasi resistenza kurda, invece di adottare il dialogo politico, fa perdere a se stessa credibilità politica sia a livello nazionale che internazionale.

Non aiuta neanche il ricorso a azioni legali e civili autarchiche, in Turchia, dove i leader politici curdi eletti vengono imprigionati. Oggi sembra che, dopo le recenti vittorie militari del governo siriano e il successo del sostegno militare russo che rafforza il dialogo politico con i Paesi vicini, sia stato fatto un passo nella giusta direzione. Cambiare schieramento dai perdenti ai vincitori non significa intuizione politica, ma mettere in evidenza l’opportunismo che alla fine ti mette nella parte perdente della politica etica e democratica.

Quali perdite ha sofferto la Grecia a causa delle sanzioni anti-russe? Cosa si può fare per migliorare la situazione ed eliminare le sanzioni? Quanto pensa che dureranno?

Gli agricoltori greci hanno perso centinaia di milioni di euro a causa delle sanzioni, così come gli esportatori di beni in generale. Il sentimento anti-sanzionatorio è sempre stato forte in Grecia, ma questo deve essere trasformato in pratica politica, sociale ed economica. Il governo greco di oggi sembra svolgere un ruolo passivo e ipocrita in Occidente sulla questione delle sanzioni. Non è sufficiente dire che sei contro di esse. Sarebbe politicamente etico se noi, come nazione, differenziassimo la nostra posizione all’interno dell’UE praticamente e non solo verbalmente. Le sanzioni devono essere sfidate su tutti i fronti, politicamente e socialmente. Prima lo faremo e meglio sarà per l’economia, per i produttori, gli esportatori e, naturalmente, i lavoratori. Ciò sarebbe vantaggioso sia per il popolo russo che per quello greco.

Silvia Vittoria Missotti

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