Un’iscritta al Pd vittima di un atto di imbecillità e teppismo in una città governata da un sindaco del Pd (Paolo Montagna, iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Torino qualche mese fa, per accesso abusivo ai sistemi informatici in concorso con altre due persone), denuncia il fatto come razzista, ottenendo per giorni le prime pagine dei quotidiani e i servizi di apertura dei telegiornali, salvo poi apprendere che uno degli autori è il figlio del capogruppo del Pd a Vinovo.

Il fattaccio viene declassificato pacchianamente da ritorno incombente del fascismo a goliardata. Le cancellazioni di tweet e post facebookiani si susseguono a ritmo furibondo e la notizia scivola nei bassifondi dei media. La segreteria nazionale dei dem, che durante la riunione a Scampia aveva annunciato solennemente la convocazione di una manifestazione antirazzista a settembre, scopre che è capace di fare una frittata gigantesca anche con un uovo solo. I fatti sono chiari: il falsismo dilaga, i cazzari pure. Ma guai a dirlo.

Questa la cronaca giudiziaria. I carabinieri di Moncalieri hanno identificato i tre ragazzi che hanno ferito la discobola Daisy Osakue colpendola a un occhio con un uovo lanciato da un’auto in corsa. Si tratta di tre ragazzi maggiorenni di Vinovo, La Loggia e Moncalieri (Torino), che hanno utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno loro, Roberto De Pascali consigliere Pd del comune di Vinovo ed ex candidato sindaco.

 

 

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, sono partite dopo le prime dichiarazioni della ragazza e il Doblò è lo stesso segnalato la sera del 25 luglio in strada Genova, a Moncalieri, nel torinese, quando tre donne erano state bersagliate da altri due lanci. Nel corso dell’attività investigativa, sono stati acquisiti i filmati di tutti gli esercizi commerciali delle strade dove sono avvenuti i lanci di uova e dalla loro attenta analisi è stato possibile individuare il numero di targa del veicolo. Ieri mattina, gli investigatori si sono recati a Vinovo, dove abita il proprietario del monovolume, che era regolarmente parcheggiato sotto casa e riportava evidenti striature di residui di uova sulla fiancata destra.

“I miei assistiti sono ragazzi normali. Né loro, né i genitori hanno mai avuto problemi con la giustizia. Si sono spaventati, hanno pensato anche di costituirsi ma gli inquirenti li hanno preceduti. Ora sperano che Daisy non abbia conseguenze, né fisiche né professionali, a causa del loro gesto”, ha dichiarato l’avvocato Alessandro Marampon, che assiste i tre giovani denunciati.

De Pascali è stato accompagnato in caserma e ha chiarito che il veicolo veniva utilizzato spesso dal figlio 19enne, la cui mamma è una militante di “Libera” di Don Ciotti, soprattutto di sera. Il ragazzo, alla presenza del difensore di fiducia, ha ammesso la sua responsabilità in almeno 7 episodi analoghi avvenuti in un paio di mesi e ha fatto i nomi dei suoi complici, due coetanei che verranno denunciati per lesioni e omissione di soccorso.

Cadono come birilli i cinguettii di Renzi e Rula Jebreal. Mentana si esibisce in un salto carpiato e parte un altro ridicolo ritornello. “Il fatto non sussiste ma il problema esiste comunque”, ripetono in coro falsari di professione e servili garzoni ad ore.

 

 

Poco o nulla si salva in questa vicenda, se si escludono le vittime meno note dei lanci, che hanno dato prova di grande dignità. Daisy Osakue, che si è lasciata strumentalizzare dai soliti noti, ha lanciato un boomerang che rischia di renderla meno vittima di un atto in ogni caso odioso e deprecabile e più antipatica per quelle parole dette con troppa leggerezza e senza riscontri, con un indice ben puntato politicamente: “L’hanno fatto apposta. Non volevano colpire me come Daisy, volevano colpire me come ragazza di colore. In quella zona ci sono diverse prostitute, mi avranno scambiate per una di loro”.

In queste ore, grazie al lavoro della giornalista Laura Tecce, è riemerso anche un episodio di cronaca nera risalente all’anno 2002, quando fu sgominata una gang specializzata nello sfruttamento di decine di prostitute di colore il cui ingresso clandestino in Italia era favorito da un phone center di San Salvario. Questi i nomi degli arrestati: Odion Obadeyi, 28, Lovely Albert, 30 anni, il convivente di quest’ultima, Iredia Osakue, 29 anni, tutti e tre clandestini e Silvano Gallo, 50 anni, di Nichelino. Il comando dei carabinieri di Moncalieri, che all’epoca eseguì l’arresto, ha confermato che l’uomo arrestato in flagranza di reato e condotto in carcere per sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane, è Iradie Osakue, padre di Daisy Osakue.

 

 

I presunti argomenti inoppugnabili di certi peluches da combattimento, si stanno rivelando solo falsità create ad arte per cercare di alimentare il dissenso verso il Governo in carica e la maggioranza della popolazione che ha votato i partiti che lo compongono. Con risultati, per ora, ridicoli.

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