La batosta alle amministrative e i calcoli salva-poltrone hanno avuto la meglio sulla propaganda martellante di questi mesi. Quella di ieri passerà alla storia politica degli ultimi anni come la “domenica delle salme piddine”. Niente ius soli, almeno per ora.

Tanti saluti, baci e qualche cartolina a chi (associazioni, Ong, chierici e pasionarie) aspetta e ancora spera. L’estate parlamentare è insidiosa. I venti elettorali rischiano di far volare da una parte all’altra dell’emiciclo certi aquiloni, con il rischio di emulare il famoso conte che non si fece bene i conti.

“Tenendo conto delle scadenze urgenti non rinviabili in calendario al Senato e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva”. Parole e musica del premier Paolo Gentiloni.

“Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane”, si legge ancora nella nota del successore di Renzi a Palazzo Chigi.

In soccorso di Gentiloni accorre subito il vice segretario del Pd e ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina: “Sullo Ius soli il Pd seguirà l’indicazione proposta dalle valutazioni del presidente Gentiloni. Come sempre detto siamo al suo fianco. La legge per la nuova cittadinanza rimane per noi un obiettivo importante”.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, esulta su Facebook: “Prima vittoria della Lega (che più di tutti si è opposta in Parlamento), ma soprattutto vostra, che in Rete vi siete mobilitati a migliaia! Se ci riproveranno, ci ritroveranno pronti. Grazie e avanti così: stop invasione”.

IUS SOLI, parla Gentiloni: "Non riusciremo ad approvare la legge sulla cittadinanza in estate".Prima VITTORIA, della…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, July 16, 2017

 

Nelle ore caldissime del dietrofront, è circolata anche la notizia, non smentita, di una telefonata fatta da Gentiloni a Renzi per avvisarlo della decisione e per concordare la linea da tenere. In quel “per evitare che una scelta di civiltà sia trasformata in guerra di odio”, oltre al solito omaggio della casa piddina al politicamente corretto, c’è non solo la paura di uscire con le ossa rotte dal voto di fiducia (a quanto pare, solo 6 senatori di Ap su 25 avrebbero votato la fiducia) ma anche quella di dover fronteggiare la rivolta di tanti sindaci in rotta di collisione con i “dem” per la disastrosa gestione dell’emergenza sbarchi.

A Gentiloni è subito arrivato un messaggio da un esponente di punta di quel mondo che sostiene il Pd, incidendo in maniera importante sulle sue mosse politiche e sui suoi risultati elettorali.

“La riforma dello ius soli non può essere tradita. Se un governo rischia di cadere su una legge così importante e di buon senso, significa che la nostra classe politica non è al passo coi tempi”. Ad affermarlo è Paolo Rozera, direttore di Unicef Italia, che a fine giugno ha firmato un appello a favore della “nuova cittadinanza” insieme a Save the Children e Rete G2.

La fondazione Migrantes (Cei) parla addirittura di “una vittoria dei prepotenti”.

Si preannunciano tempi duri per Gentiloni e i suoi. Renzi e il Pd non hanno mantenuto l’ennesima promessa fatta al loro elettorato; i centristi, sospesi tra le poltrone oggi e il ritorno tra le braccia berlusconiane domani, non garantiscono la tenuta necessaria e il Senato è ormai un campo minato dopo la scissione di Bersani e compagnia.

Lo slittamento dello ius soli all’autunno politicamente incerto e lambito dai venti dell’addio, vuol dire mettere la legge su un binario morto.

Nel Pd lo sanno bene anche se per ragion di voto continuano a raccontarla diversamente.

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