E' la CV1 la prima auto elettrica della IZH, produttrice dei celebri Kalashnikov.

Ha destato le attenzioni del giornalismo automobilistico, in questi ultimi giorni, la presentazione in Russia dell’ultimo modello automobilistico della IZH, in questo caso a trazione elettrica. In molti sapranno come IZH produca soprattutto armi, in particolare il famoso Kalashnikov e tutti i relativi modelli derivati, ma magari ignoreranno che i suoi grandi stabilimenti si dedichino anche ad altre attività industriali, per esempio le automobili e le motociclette. Anzi, fino al 1990, finché è esistita l’Unione Sovietica e con essa anche il Comecon ed il campo socialista, tali attività sono state persino preponderanti per la sua esistenza. L’URSS è stata, fino quasi alla fine dei suoi giorni, il maggior produttore al mondo di motociclette ed automobili, così come di trattori e così via. E, intuibilmente, un ruolo rilevante in tale primato era detenuto proprio dalla IZH.

La IZH aveva effettivamente iniziato le sue attività industriali con le armi e con le motociclette: guardando ai suoi cataloghi ormai d’epoca, si possono rinvenire i modelli di moto più disparati, sia a quattro che a due tempi, generalmente ispirati da coevi successi europei o americani di quegli anni. Più o meno si poteva dire la stessa cosa anche con le armi, almeno finché non venne ideato il Kalashnikov, che i più esperti di militaria certamente sapranno come sia stato davvero importante nel dare la vittoria ai sovietici durante la Seconda Guerra Mondiale. Prodotto in una quantità letteralmente incalcolabile d’esemplari, anche all’estero, il semplice ed indistruttibile Kalashnikov è addirittura finito nella bandiera del Mozambico, e gode tuttora di grande popolarità. Il Kalashnikov rivoluzionò il catalogo della IZH, contribuendo enormemente alla sua crescita nel vasto portafoglio di “kombinat” (le grandi aziende statali sovietiche, dove si produceva tutto, dalla vite fino al prodotto finito) sovietici.

Nel Secondo Dopoguerra, con la fortuna che stava iniziando a conoscere il kombinat moscovita della Moskvitch, i cui prodotti ispirati alle tedesche Opel stavano godendo di grandi consensi nel mercato sovietico così come in quelli dei paesi fratelli, si decise d’ampliare tale produzione estendendola anche alla IZH, che era ormai un’entità industriale già vasta ed attrezzata. Così, per tutta l’era sovietica così come nei successivi anni del post-comunismo a guida eltsiniana, Moskvitch e IZH ebbero praticamente la stessa produzione. Le auto prodotte erano le stesse, ma cambiavano unicamente i loghi posti su mascherina e volante. Quando la Moskvitch aggiornava un suo modello o ne introduceva uno di nuovo, la IZH faceva altrettanto.

Nel 2002, dopo continui problemi, nonostante un infruttuoso tentativo d’apparentamento con Renault che aveva permesso la nascita di nuovi modelli giunti però ormai troppo tardi per scongiurare il fallimento finale, la Moskvitch chiuse i battenti. La IZH, così, si ritrovò a portare avanti la produzione ereditata dalla fabbrica sorella ormai defunta in piena autonomia, ma si trattava di un’attività sempre più minoritaria. Ad un certo punto s’arrivò persino a produrre solo poche centinaia d’auto all’anno. Le armi, ormai, erano di fatto l’unica attendibile fonte di guadagni per l’azienda.

Furono tentate nuove strade, anche consultando altri Costruttori, sia russi che stranieri, ma servì a poco: non solo la Moskvitch, ormai chiusa, ma anche la VAZ Lada di Togliattigrad finirono ben presto nelle mani del Gruppo Renault-Nissan. Quanto alla storica produzione motociclistica, che continuava a basarsi sulle vecchie monocilindriche e bicilindriche a due tempi ispirate alle vecchie DKW tedesche, le cose andavano un po’ meglio, nel senso che il mercato era tutto sommato un po’ più ricettivo data l’economicità di tali modelli. Ma, in sostanza, anche in tal caso la necessità di un rinnovamento cominciava a farsi sentire.

La reazione della IZH, da questo punto di vista, è stata quasi sorprendente: lo scorso anno è stata presentata una motocicletta dalle linee molto moderne, un enduro dotata di motore elettrico, che ha favorevolmente sorpreso gli osservatori. La priorità sarà data, secondo la tradizione della Casa, ai militari, ma le sue possibilità nel mercato civile sono indubbiamente molto promettenti. Quest’anno, invece, è stata presentata un’auto elettrica, le cui linee evidenziano chiaramente lo stile retrò degli altri modelli della Casa, legati anche alla storia della vecchia Moskvitch. Qualcuno ha detto che potrebbe essere la risposta russa alla californiana Tesla, ma in realtà è qualcosa di molto diverso: l’auto è soprattutto una grossa familiare, pensata per i fondi sconnessi. La Tesla produce auto costose, esclusive, in genere limousine o sportive, mentre questa IZH è provocatoriamente russa per non dire proprio sovietica, con linee squadrate ed uno stile dichiaratamente ed orgogliosamente spartano. Al momento, però, è soprattutto una proposta da Salone dell’Auto, volutamente “tamarra”, proprio per attirare l’attenzione dei visitatori. Le innovazioni come dicevamo stanno sotto il cofano, ma questo è già un altro discorso.

In ogni caso la IZH non abbandonerà di sicuro la vecchia produzione di auto “moscovite” e men che meno di moto a due tempi, che ancora contribuiscono in maniera sostanziosa al suo fatturato. Per loro, il mercato non soltanto russo ma anche estero riserva ancora buone opportunità.

La moto elettrica della IZH.

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