Pubblichiamo in esclusiva per l’Italia l’intervista del brasiliano Lenan Cunha, gestore della pagina “Futebol na Coreia do Norte”, a Jong Tae-Se, l’ex attaccante della nazionale Chollima. Nell’intervista Tae-Se smentisce alcune falsità messe in giro sul suo nome e ricostruisce il suo rapporto con la nazionale di Pyongyang.

Ringrazio per l’aiuto l’amico Tadeu Martins, che è un imprenditore che lavora per l’agenzia Loyalty Football Agency della quale il calciatore fa parte.

1-Qual è stata la sensazione a giocare una Coppa del Mondo?

R: “È stata la cosa più bella della mia vita. Mi è piaciuto molto il modo in cui ci siamo qualificati, non dimenticherò mai il lungo cammino che abbiamo fatto assieme, eravamo molto uniti. Putroppo in Sud Africa le cose non sono andate benissimo. Sfortunatamente il meglio che posso ricordare è stato l’aver calpestato un campo di una Coppa del Mondo, perché l’unica cosa positiva è stata la partita contro i pentacampeon del Brasile. È stata la miglior gara che abbiamo giocato e per poco riuscivamo a pareggiare”

2-Qual è stata la partita più memorabile della tua carriera?

R: “Ho fatto moltissime gare, ma il pareggio per 0-0 contro l’Arabia Saudita è la mia preferita. Prima di entrare in campo, il Leader (Kim Jong-Il) ci ha chiamati e a voce alta ha detto: “tutto il paese è con voi, con tutta le pressione e le sanzioni che sono contro di noi, siamo noi che dobbiamo andare verso il mondo e dimostrare che valiamo e meritiamo di stare in questo dannato mondo”. Allora prima di entrare l’allenatore e il capitano Hong Yong-Jo mi dissero all’orecchio: “Tese, non è necessario vincere, un pareggio è sufficiente per noi. Giocherai da solo in attacco e quando avrò la palla la lancerò verso di te, devi resistere”. Alla fine della partita le statistiche dicevano che avevo avuto il possesso della palla per 8 minuti. Non dimenticherò mai l’importanza che ha avuto la mia resistenza per così tanto tempo con la palla.

3-Qual è il tuo idolo nel mondo del calcio?

R: “Vedo tanti che danno credito a Pirlo, ma Nakamura era forte o forse meglio di lui, ogni tocco era di classe, ma il mio giocatore preferito, anche perché ho avuto modo di giocare con lui, è Podolski…”

4-La Corea del Nord è sempre stata la tua prima scelta o qualche volta hai pensato di difendere i colori della squadra giapponese? Vorrei che ci spiegassi il tuo rapporto con le due patrie.

R: “Sono nato a Nogoya e avevo un vicino nordocreano che è stato allenatore alla Aichi Korean High School e i miei genitori mi hanno portato lì perché pensavano che potevo diventare un buon atleta e questo allenatore mi diceva sempre che avrei fatto la storia della Corea del Nord. A proposito del Giappone, dove sono nato, mi hanno sempre trattato bene, ma non ho mai mescolato il mio sangue e ho gettato il cuore per il mio paese, ho dato tutto quello che avevo per il mio popolo. Ho anche pianto per quanto ho raggiunto, sapendo quanto sia difficile per i nordcoreani e per la diffidenza con la quale siamo trattati dagli altri paesi. Ma amo tutti ed è stato un piacere vivere in Giappone e giocare per una grande nazione come la Corea”.

5-Hai mai pensato di giocare in Corea del Nord? Hai avuto qualche contatto? Sarebbe stato storico il primo giocatore a non essere nato lì che giocava nel campionato locale.

R: “Si, dopo il mondiale Hong Yong-Jo mi aveva detto che avevano bisogno di un attaccante, ma il mio obiettivo era arrivare in Europa nel 2010. Già dopo la prima partita internazionale il Caro leader mi aveva detto che le porte del campionato nordcoreano erano aperte per me e che stavano migliorando le strutture. Ma mi aveva anche consigliato di andare a giocare in Europa, in modo da evolvermi come calciatore ed aiutare la nazionale. Ora sono in Giappone e sono felice di restare. Attualmente so che la Lega nordoreana ha un italiano e un brasiliano, il giocatore italiano è figlio di un cuoco immigrato in Corea e il giocatore brasiliano è stato assunto dopo una partita giocata da un club brasiliano contro la nostra nazionale a Pyongyang, in preparazione al mondiale”.

6-Poi il tuo passaggio in Germania (Bochum e Colonia): pensavi di fare meglio nel calcio tedesco? Centra qualcosa il mondiale non positivo con la Corea?

R: “A Bochum ero il miglior marcatore della squadra e avevo un ottimo trattamento dai miei compagni e un insegnante di tedesco. Quando sono andato a Colonia pensavo fosse tutto più facile perché l’allenatore aveva fatto di tutto per farmi venire. Parlavo anche tedesco bene e mi ero subito adattato. Poi l’allenatore è cambiato e con il nuovo mister sono passato in secondo piano. Questo succede spesso nel calcio: quando arriva un nuovo allenatore svaluta quanto fatto dal predecessore. E io ero la vittima. Ho quindi chiesto di essere ceduto. Del resto, non penso sia colpa del mondiale: ho fatto una buona partita con il Brasile e ho segnato in due gare di preparazione contro Nigeria e Grecia, ed in molti l’hanno visto”.

7-Cosa ti ha fatto decidere di andare a giocare in Corea del Sud, dove parlare del Nord è complicato? Come definiresti questa parte della tua carriera?

R: “Il Suwon Blu è un club di grande nome e mi ha offerto il dopo di salario e la carriera di un calciatore è breve. I sudcoreani mi hanno sempre trattato bene, anche perché io ho radici lì e non vedo perché non mi dovevano accettare…Avevo ottimi risultati sia in campionato che in Champions League. Il problema è che nell’ultimo anno di contratto il presidente mi aveva chiesto di fare il passaporto sudcoreano e ho accettato. Me l’aveva chiesto perché aveva bisogno per contrattualizzare un nuovo straniero. Ho fatto questo per aiutare il club, ma non era visto bene dalla Corea del Nord”.

8-Essere andato a Suwon ti ha pesato per future convocazioni con i Chollima?

R: “Si, anche se ero stato preconvocato, ma quando sono arrivato lo staff medico aveva detto che non ero in condizione e mi sono reso conto che non ero più un’opzione per la nazionale, così ho pianto molto per la nostalgia. Se Kim Jong-Il fosse ancora vivo di certo non avrebbe permesso che non giocassi più nella nazionale. Dopo la Coppa Asiatica nel 2015 in Australia stavo per essere chiamato ed ero sul sito della FIFA come stella della squadra. A Suwon era arrivato n fax con i nomi di 24 giocatori. Quando mi sono recato a Pyongyang, mi hanno fatto sedere e mi hanno spiegato che volevano fare una squadra giovane e che l’obiettivo del torneo era preparare i giovani per le qualificazioni mondiali. La Corea non ha fatto molti gol nella Coppa e le possibilità di convocazione erano ancora minime, per la proiezione del 2018. Ma ormai non ero più un’opzione per questo progetto”.

9-Il tuo ritorno nel calcio giapponese, al Shimizu S-Pulse, ha a che fare con un problema politico relativo alla Legge della Sicurezza Nazionale della Corea del Sud o per le sue esultanze con il pugno alzato?

R: “Ho sempre detto al mio rappresentante e all’agenzia che mi piacerebbe tornare in Giappone. La situazione di è creata e l’S-Pulse era davanti al Kawasaki Frontale e ho deciso di tornare in Giappone prima del previsto. Non ho mai avuto problemi da nessuna parte, non mi sono mai immischiato in questioni politiche, perché non sono un politico e non ho il potenziale per farlo. Tutti i paesi in cui sono stato sono sicuri e le persone erano felici in Corea del Sud perché nel secondo turno dell’AFC Champions League ho fatto 3 gol, anche se non ho evitato l’eliminazione, ma avevo bisogno di nuove sfide e ho pensato alla J-League, dove sono andato”.

10-Cosa pensi dell’attuale squadra della Corea del Nord? Ci sono possibilità di andare in Russia e fare una buona qualificazione?

R: “Si penso non perderanno l’occasione di passare al turno finale di qualificazione asiatica, dove ci saranno squadre con grande nome, come Giappone, Iran, Corea del Sud, Australia e Arabia Saudita, poi ci sono Emirati Arabi, Qatar, Cina ed Uzbekistan con tanti soldi e forti investimenti per far potenziare il movimento. Squadre come la Corea del Nord che giocano con il cuore e riescono a volte a sorprendere. Abbiamo già eliminato l’Italia in una Coppa del Mondo e siamo stati in grado di lasciare fuori l’Iran e l’Arabia Saudita. Abbiamo già dimostrato che possiamo farcela e abbiamo una squadra giovane e abbiamo altri giovani, come quelli che vedrete ai Mondiali under-17, che mi daranno ragione. Sono futuri giocatori di successo e grazie a Kim Jong-Un, che sta investendo nel calcio, funzioneranno. Per come sono ora, stanno lavorando sodo oltre ogni limite, il campionato è forte, i giocatori giovani sono di talento e stanno lavorando assieme dal 2013, in questo modo: queste tre vittorie non sono casuali, credetemi. Ma una cosa alla volta, l’obiettivo è quello della fase finale, poi vedremo dove possiamo arrivare, nessun obiettivo possiamo fare per la fase finale.

Infine gli ho mandato un messaggio di ringraziamento: Voglio ringraziarti per l’intervista e dirti che sono un grande fan della Corea del Nord e del suo calcio che sto cercando di divulgare in Brasile. Ti auguro fortuna nel Shimizu e nella J-League.

Questa la sua risposta, che dimostra che al di là di un grande giocatore c’è anche una grande persona:
“Grazie amico, sostieni sempre la nostra squadra, per favore! Amiamo tutti i nostri fan e apprezzo l’intervista. In bocca al lupo per il tuo Brasile”.