La Moviola in campo (VAR) sperimentata dalla Serie A dal 2017/2018

La finale di Supercoppa italiana del 13 agosto è stata l’ultima gara della Lega di Serie A ad essere stata arbitrata senza l’aiuto della moviola (VAR), e l’ultima degli assistenti di porta. Se c’è una buona notizia della sperimentazione del VAR da parte di Tavecchio è che finalmente spariranno gli assistenti di porta, una sperimentazione arbitrale che si è rivelata del tutto superflua sin dall’inizio, capace di causare al campionato italiano più disordine che chiarezza: un’impresa ardua, nella quale è riuscita la UEFA (e la FIGC).

Ma non è questo il punto. Nella partita di ieri che assegnava la Supercoppa italiana, la Lazio ha messo meritatamente le mani sul trofeo grazie a una squadra ben messa in campo dal suo tecnico, Simone Inzaghi. L’ex bomber, fratello di Pippo, ha vanificato il gioco sulle fasce del 4-2-3-1 di Allegri contrapponendogli una squadra corta e bassa che faceva densità al centro non lasciando respiro alla coppia di attacco argentina Higuain-Dybala, mentre in fase offensiva venivano sfruttati gli spazi lasciati sulla trequarti centrale dal centrocampo a 2 bianconero, con un Ciro Immobile scatenatissimo in ripartenza. Tuttavia la partita avrebbe potuto essere rovinata ancora una volta dalle polemiche.

Dopo un’ora di gioco nella quale i bianconeri hanno palesato lacune sia in fase difensiva sia, nonostante la caratura dei nomi, nella finalizzazione del gioco, Allegri prova a giocarsi prima la carta Douglas Costa, che con la sua velocità e le sue incursioni riesce a schiacciare la Lazio nella propria trequarti, poi rinnova completamente le due fasce offensive inserendo anche Bernardeschi. Ma ciò non basta, la Vecchia Signora riesce a riacciuffare il pareggio, dopo essere stata sotto di due punti per l’intera gara, soltanto nei minuti finali, quando Dybala, fino a quel momento assente dalla partita, mette a segno una punizione magistrale al 40′ st ripetendosi poi a tempo regolamentare scaduto (46′ st), trasformando un rigore assegnato dall’arbitro Massa per fallo di Marusic su Alex Sandro.

A velocità regolare sembra che Marusic sia entrato nettamente in ritardo sul brasiliano, il replay mostrato da Matrigna Rai non è dei migliori e il solito Cerqueti si affretta a dire che il rigore è netto. I quotidiani sportivi e nazionali che si occupano della gara di ieri difendono l’operato di Massa confermando che il rigore per la Juventus sia abbastanza limpido. Ma nell’era di internet non è difficile accedere a immagini differenti da quelle mostrate dalla Rai. Nel filmato fornito dal celebre canale youtube “Premium Sintesi” si evince dal replay del minuto 2:53 del filmato che sebbene in ritardo Marusic fa in tempo a bloccare l’intervento prima di entrare in contatto con il piede di Alex Sandro, che però furbescamente sta già accennando alla caduta, come si può verificare dal fermo immagine.

Juvents-Lazio 13-08-17 rigore su Sandro

Se a vincere alla fine del tempo regolamentare, o dopo i tempi supplementari fosse stata la società di Torino, le polemiche post-partita con le immagini televisive che girano velocemente anche negli spogliatoi sarebbero state feroci. Malgrado ciò, per una volta la “Dea Eupalla” è stata giusta e la Lazio, nonostante avesse dovuto rinunciare ad un faro del centrocampo come Lucas Leiva e con molti giocatori affaticati, ha trovato con il cuore quelle energie residue per segnare un altro punto. Al 49′ un’incursione prepotente sull’out sinistro del nuovo acquisto, Jordan Lukaku, che lascia indietro l’attempato Barzagli, permette al giovane Murgia di battere a rete per il nuovo insperato vantaggio dei biancocelesti. Massa regala altri due minuti di recupero ai bianconeri per il tempo perso, ma non basta. Alla società capitolina va la Supercoppa Italiana, il quarto trofeo importante dell’era Lotito.

Morale della favola: all’arbitro Massa si possono dare poche note di demerito, se non nella gestione dei cartellini. C’era un giallo per Pjanic nel primo tempo per fallo tattico e una mancata espulsione dello stesso per fallo di reazione su Immobile. Per il resto, Simone Inzaghi si dimostra ancora una volta un allenatore dal grande futuro, mentre la Juve ha confermato, al netto della condizione fisica, i segnali di allarme del precampionato. La Juve è diventata una squadra molto offensiva, ma che specialmente con il centrocampo a due perde la sua proverbiale solidità in fase passiva. Ad Allegri e alla società il compito di ridisegnare l’assetto tecnico e tattico della squadra, magari con qualche acquisto.

Il nodo del calcio di rigore, però rimane. Massa difficilmente poteva rendersi conto del tuffo di Alex Sandro, né poteva guardare in una frazione di secondo se Marusic tocca il brasiliano o meno.

È uno dei problemi del calcio moderno: la preparazione fisica oggi ha raggiunto vette tali che la velocità e il ritmo di una partita di football è decisamente superiore a una partita di calcio del passato. Questo semplice ma rivoluzionario stravolgimento rende quasi impossibile per l’arbitro di oggi, valutare serenamente un episodio di infrazione del regolamento in area di rigore.

A rendere più complicato il compito del direttore di gara si è aggiunta una componente che i romantici del calcio tendono a trascurare: l’evoluzione tecnico-regolamentare del gioco del calcio. Compiendo l’errore di ricordare le emozioni del bel calcio che fu, un certo tipo di romantici del football tendono a sottovalutare che il calcio può essere ancora uno sport affascinante se si trovano le soluzioni giuste per i problemi di oggi e non quelli di ieri.

Il calcio dagli anni 70-80 ha subito un’evoluzione tecnico-tattica e conseguentemente regolamentare che lo hanno reso un gioco sempre meno conservativo e sempre più proiettato alla ricerca della vittoria attraverso il gioco offensivo. All’evoluzione tattica che ha portato al trionfo del gioco posizionale con la marcatura a zona si sono affiancate alcune modifiche del regolamento.

È del 1992 la modifica della regola del fuorigioco, nella quale viene consentito al giocatore che attacca di essere in linea con il penultimo difendente. Nello stesso anno fu apportata una modifica storica al ruolo del portiere: all’estremo difensore a partire da quell’anno non sarà più consentito di raccogliere la sfera del gioco con le mani da un compagno di squadra (tranne eccezioni come ad esempio i colpi non effettuati con il piede). Inoltre tra il ’94 e il ’95 fu consentita la terza sostituzione dell’undici sceso in campo. A completare questa serie di riforme (almeno le più importanti) fu nel ’99 l’introduzione del fallo di simulazione, punito con il cartellino giallo.

Gli anni ’90 sono stati dunque uno spartiacque per la concezione di gioco. La filosofia del calcio ha  subito un cambiamento epocale alla fine del secolo scorso, riappropriandosi probabilmente di quello che era lo spirito del gioco ai suoi albori, cioè quello di un gioco squisitamente offensivo. Dal gioco maschio e prettamente fisico del secondo Novecento si è dunque giunti alle diverse interpretazioni del calcio di posizione, nato con il calcio totale ed evolutosi sino al trionfo del Tiqui-Taqa spagnolo.

Le modifiche regolamentari introdotte dall’IFAB sono andate incontro all’evoluzione del gioco calcistico, cercando di ridurre: a) le perdite di tempo; b) l’ostruzionismo del gioco. Ma tornando al discorso arbitrale, il compito del direttore di gara è diventato più arduo rispetto ai predecessori delle generazioni precedenti. L’arbitro di oggi, oltre alla pressione mediatica generata dalla precisione tecnologica dei replay, deve tener conto di un gioco che a certi livelli è diventato di un ritmo infernale, probabilmente insostenibile per la classe arbitrale che ancora vive il mestiere in modo dilettantistico (gli arbitri non vivono di solo calcio, ma hanno la loro professione). Tuttavia anche con una forma fisica comparabile a quella dei calciatori sono costretti a valutare situazioni oggettivamente complicate, come nel caso del fuorigioco, che può essere valutata bene soltanto a bocce ferme con lo studio delle immagini.

Negli altri sport, laddove in alcuni casi far applicare il regolamento diventa oggettivamente complesso a causa della natura del gioco, hanno da tempo adottato il ricordo all’ausilio tecnologico. Nel rugby il VAR lo hanno chiamato Team Match Official (TMO) e funziona: serve a vedere cosa succede nell’azione che porta a una presunta meta, dove nella maggior parte dei casi, nonostante la bravura degli ufficiali di gara, non è possibile vedere tutto quello che accade in mischia o durante le azioni di gioco, spesso convulse. Nel Tennis hanno introdotto da poco più di dieci anni la possibilità di ricorrere all’Hawk Eye (“occhio di falco”), quando l’ITF si è resa conto che i giudici di gara sbagliavano troppo nel giudicare la traiettoria della palla e può essere richiesta tre volte per set da ogni singolo tennista in gara. Nel Volley esiste già da qualche anno la possibilità per una squadra di chiamare il Video-Check due volte per set, per controllare similmente all’occhio di falco se una palla è uscita o meno dal rettangolo di gioco, ma anche eventuali infrazioni non viste dall’arbitro.

Certo, dirà qualcuno, che anche la tecnologia non è perfetta e le polemiche, sia perché l’incertezza non viene risolta dall’ausilio di questi mezzi, sia perché il loro uso è visto con sospetto, non mancano neanche nel caso delle moviole in campo. Tuttavia il mondo del calcio sembra l’ultimo a rendersi conto del felice connubio che esiste da diversi anni tra tecnologia e sport, e credere che possa farne a meno quando al di fuori del football le altre galassie del mondo sportivo hanno fatto di necessità virtù, non sarebbe un buon viatico per il recupero della credibilità di questo sport.

Perché è soprattutto di questo che si parla: nel calcio dei petrolieri e dei grandi colossi della finanza che si nascondono dietro semi-sconosciuti imprenditori, nel calcio delle grandi cordate e delle multinazionali che hanno quasi del tutto soppiantato i vecchi club, nel calcio dei procuratori e dei TPO, soltanto premiando il lavoro e il merito nel saper fare calcio si riacquisisce quella credibilità perduta, che ha allontanato il calcio da quei valori popolari, da quello spirito che aveva spinto Pasolini a dire che è “l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”.

Il calcio, se non vuole restare ostaggio di club ultramilionari che si possono permettere di mettere in campo il meglio che c’è sul mercato senza soffrirne finanziariamente, ha bisogno di continuare la sua rivoluzione filosofica verso il calcio offensivo, magari non basterà perché sarebbero necessarie soprattutto in Europa delle forti decisioni politiche, ma è un inizio.

Per farlo deve però fare un passo in avanti sia nel regolamento che nell’applicazione dello stesso. Ad oggi invece esistono diverse zone d’ombra nel regolamento che permettono a chi dirige la partita di interpretarne i momenti e la gravità di un intervento. Siamo di fronte in pratica a uno sport che si presenta ancora a metà del guado tra concezioni ormai superate del gioco e quelle più avanzate. Un esempio emblematico è costituito dalla regola del fuorigioco: più volte cambiata, la regola è stata ampiamente “liberalizzata”, depenalizzando di molto il cosiddetto fuorigioco passivo, cioè il caso di un calciatore offendente che pur trovandosi oltre la linea del penultimo difendente della squadra avversaria non partecipa attivamente all’azione. Mentre questa regola è stata nel tempo più volte riveduta vi sono regole del gioco che si prestano ampiamente a delle zone d’ombra, come ad esempio il fallo di mano, nel quale la volontarietà o meno di colui che compie l’eventuale infrazione dovrebbe essere l’unica discriminante per l’arbitro. In realtà chi segue abitualmente le partite dei professionisti sa che questa discriminante non sempre è sufficiente, ed esistono dei corollari non scritti della regola che si rifanno a presunti movimenti dei calciatori che “aumentano” o “diminuiscono” il volume, almeno stando a quanto ci dicono arbitri ed ex arbitri in tv.

Venendo ai fatti concreti, in sintesi esistono nel calcio dei nostri giorni quattro punti nodali. Primo, i calci di rigore: uno dei modi più facili per una squadra di segnare un punto, e che come tali possono decidere le sorti di un match. È troppo facile oggi per un attaccante ingannare l’arbitro ed è un nodo irrisolto, soprattutto se l’arbitro capita di fronte a simulatori seriali molto bravi a ingannare lo spettatore. Secondo, la gestione dei cartellini: nel calcio la superiorità numerica è quasi sempre decisiva, tuttavia esistono molte zone d’ombra che permettono all’arbitro di non avere uniformità di giudizio nell’assegnare le sanzioni disciplinari e ciò va quasi sempre a danno della squadra meno influente. Terzo, la regola del fuorigioco, della quale abbiamo già ampiamente parlato. Quarto, il tempo: essendo puramente continuo, il tempo di gioco è la componente regolamentare che permette maggior ostruzionismo nei confronti della squadra che ha bisogno di recuperare lo svantaggio.

Il VAR nei casi sopra specificati permetterebbe di risolvere almeno un paio di problemi, come rigori, simulazioni e gol irregolari. Ma l’introduzione della moviola andrebbe supportata da altre riforme regolamentari, che come abbiamo illustrato nei paragrafi precedenti devono eliminare le zone d’ombra e dare chiarezza sia ai protagonisti in campo che al pubblico e ai tifosi, senza le zone d’ombra dell’interpretazione.

Innanzitutto è essenziale rivedere le modalità del cronometro. Tra le riforme proposte quest’anno dall’IFAB vi è quella di introdurre il tempo effettivo. È stato calcolato, infatti, che nei maggiori campionati professionistici europei il tempo effettivo in cui viene giocato il pallone è meno di 60 minuti. L’International Board avrebbe proposto a tal proposito l’introduzione del tempo effettivo con due tempi da mezz’ora per allungare i tempi di gioco effettivo. Tuttavia un tempo effettivo puro simile a sport come il basket trasformerebbe il calcio in uno sport troppo intenso, forse insostenibile per degli atleti, ma la possibilità di fermare il tempo almeno in situazioni come infortuni, sostituzioni, gol, interruzioni non previste, darebbe modo di gestire la moviola con più tranquillità, potendo fermare anche il gioco fino a decisione definitiva sull’episodio incriminato. La modalità attuale come vista nella Supercoppa di Olanda, dove il VAR ha deciso a partita in corso, esponendosi a polemiche e baruffe in campo, andrebbe rivista fermando il gioco per qualche secondo.

Concludendo, l’introduzione della moviola in campo al punto in cui è arrivato il calcio in questo momento storico, sia dal punto di vista tecnico-tattico che politico, è necessaria e non procrastinabile. Tuttavia la tecnologia si potrà rivelare utile se verrà seguita da altre riforme che ne supportino l’uso e non ne vanifichino l’utilizzo con altre discrepanze regolamentari. E proprio chi si oppone ad essa per presunto romanticismo, dovrebbe in realtà supportarne l’uso. Perché soltanto un calcio che sgravi gli arbitri dalla pressione di dover interpretare il gioco (ed essere poi giudicati dai club che investono fior di milioni per il professionismo) e non soltanto quella di applicare il regolamento il meglio possibile, può essere un calcio credibile, che tutela il gioco (e quindi anche lo spettacolo) a discapito dell’ostruzionismo e delle individualità. Ovvero i mezzi con i quali di solito vincono i grandi club, Barcelona a parte.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome