Il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha interrogato personalmente le 20 persone arrestate nel corso di un’operazione che ha sventato un complotto di matrice islamista per ucciderlo e ne ha ordinato il rilascio dopo che queste si sono impegnate a porre fine al loro sostegno al terrorismo.
Secondo l’emittente televisiva regionale cecena Grozny TV, dei giovani vicini alla galassia terroristica dell’Isis sono stati arrestati all’inizio di questa settimana con l’accusa di voler assassinare il capo della Repubblica cecena facendo esplodere una bomba in una moschea.
Una riproposizione, per alcuni versi, dell’attentato che costò la vita a suo padre, Akhmad Kadyrov, il 9 maggio 2004 mentre presenziava a una parata militare a Grozny.
Kadyrov ha avuto una lunga conversazione con tutti i detenuti ed ha ordinato il loro rilascio senza alcuna punizione, sostenendo che i giovani potenziali assassini sono stati vittime di un lavaggio del cervello e che gli può essere data una possibilità di “correzione”.
Un atto di clemenza e di distensione che, ne siamo certi, non troverà spazio sui giornali tanto amati dagli apostoli dei diritti civili a geometria variabile o nei rapporti delle Ong, soprattutto tedesche, che da anni fanno a gara a attribuirgli efferatezze di ogni sorta.
“Anche se i detenuti si consideravano sostenitori dello Stato Islamico, non avevano rapporti di conoscenza nemmeno a distanza con il leader estremista Abu-Bakr al-Baghdadi. Avevano il loro cervello inquinato da qualche cattivo maestro che gli ha insegnato ad odiare il capo della Repubblica cecena quale nemico principale dell’ideologia wahhabita”, ha scritto Kadyrov su Instagram, il suo principale strumento di comunicazione con il pubblico.
Il “re guerriero” che venera il Che, ha scritto anche che tutti i giovani uomini fermati hanno affermato sinceramente di aver capito i propri errori, di essersene pentiti e di essersi ravveduti. I genitori e altri parenti dei detenuti sono stati invitati all’incontro e dopo i colloqui hanno promesso di tenerli sotto stretto controllo.
Un lieto epilogo, dovuto alla fermezza di un leader carismatico e molto amato che qualche anno fa, nel corso di un’intervista, espresse così il suo rapporto con il popolo: “Sono un figlio della mia nazione. Non importa se sono primo ministro, soldato, o poliziotto. La cosa principale è essere utile per la gente, poter guardare le persone negli occhi e che la gente veda che dalle mie azioni derivano veri benefici”.
Qualcosa di assolutamente impensabile per molti dei leader europei che vanno in giro per il mondo ad impartire lezioncine di democrazia.
Nello stesso messaggio, Kadyrov ha anche rivelato che numerosi sono stati gli attentati pianificati contro di lui dei quali ha preferito non dar notizia ai media e che i servizi di sicurezza russi possedevano informazioni sui nuovi attacchi pianificati dai jihadisti che lo considerano il “nemico numero uno”.
Alla fine del 2014, quando la minaccia dell’ISIS è diventata particolarmente forte ed estesa, Kadyrov ha promesso pene esemplari per coloro i quali si macchiano di attacchi terroristici “che si rivoltano contro l’Islam ed il loro stesso popolo”.
Per il feroce nemico del gioco d’azzardo e dell’alcolismo, i militanti islamisti che minacciano di esportare il terrore in ogni angolo del mondo, non possono essere recuperati ma solo distrutti.
Il leader ceceno ha più volte accusato i servizi segreti dei paesi occidentali di aver creato e di continuare a foraggiare l’Isis per fomentare l’odio verso i musulmani e creare problemi alla Russia. Ha affermato, inoltre, di possedere informazioni che proverebbero come il capo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, sia stato reclutato per lavorare per gli Stati Uniti personalmente dal generale David Petraeus, l’ex direttore della CIA ed ex comandante delle forze della coalizione in Iraq e in Afghanistan.
Kadyrov si è anche espresso a favore della reintroduzione della pena capitale in Russia per i terroristi e coloro che li reclutano, distorcendo la religione musulmana e fraintendendo il Corano.

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