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theresa may e nicola sturgeon

Che l’esito del Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea entrasse nella Storia, è sempre stato un dato certo; altrettanto prevedibile era l’eterogenea gamma di reazioni che esso ha suscitato.

A più di 200 giorni dalla bocciatura dell’UE da parte dei cittadini d’Oltremanica, pronti a salutarla senza rimpianti, un nuovo fronte di protesta si abbatte sull’ormai imminente inizio delle trattative per la concretizzazione della Brexit: rumors inglesi, infatti, danno per certa la “tentazione” del Primo ministro Scozzese, Nicola Sturgeon, di indire una seconda consultazione popolare per invitare gli elettori, ancora una volta, a pronunciarsi sulla possibilità di rendersi indipendenti dal Regno Unito, forte del risultato del Referendum sulla Brexit in Scozia (dimostratasi decisamente più europeista).

A tal proposito, è opportuno fare un passo indietro: già nel 2014 (per essere precisi il 18 Settembre), gli scozzesi avevano espresso un parere negativo rispetto alla possibilità che il loro Paese si rendesse indipendente dall’UK (“Should Scotland be an independent country?” questo era il quesito che si sono trovati di fronte), dando ragione al fronte del ‘Better Together‘ spesosi per cercare di ricomporre le fratture tra la Scozia e il resto del Regno Unito.

Con il voto del 23 Giugno del 2016, ossia con la volontà di lasciare l’Ue, gli equilibri sono nuovamente venuti meno, conferendo – al contempo – alla Scozia lo scettro di anti-euroscetticismo, una situazione kafkiana, se ci pensate, trattandosi di una Nazione disposta a troncare ogni legame col Regno Unito, ma propensa a rafforzare le intese con l’Unione europea, o, per leggerla più concretamente, un Paese intenzionato a riacquistare la propria sovranità, da svendere poi a Bruxelles.

Cosa comporta la Brexit per la Scozia? In primis la rinuncia ad ingenti fondi europei, di cui hanno beneficiato negli anni. Inoltre, a differenza di Theresa May, che sta già abilmente tessendo le fila di nuovi accordi commerciali globali, la Sturgeon è fin troppo consapevole che da sola l’Europa rappresenta praticamente la metà del mercato cui si rivolgono le imprese scozzesi. In aggiunta, Brexit è sinonimo di stretta sui flussi migratori europei, e questo avrà un’innegabile ripercussione sulla manodopera utilizzata nel Paese. Tutti e tre i fattori,  dunque, potrebbero produrre una seria alterazione dell’attuale economia scozzese.

Se l’eventuale annuncio di un nuovo Referendum sarà reso noto in occasione della conferenza stampa programmata per il 17 Marzo, non potrà che balzare agli occhi degli esperti la voluta sovrapposizione con l’inizio delle trattative per traghettare fuori dall’Unione europea del Regno Unito, guidato dalla Premier Theresa May, che, a tal proposito, ha duramente attaccato la Sturgeon e ‘la sua ossessione‘ per il Referendum.

A fronte di questa spasmodica esigenza di ricorrere all’istituto referendario, cercando di delegittimare la decisione popolare già espressa proponendo un nuovo voto popolare, tornano alla memoria le parole del grande Giorgio Gaber: “Una caratteristica fondamentale della democrazia, è che si basa sul gioco delle maggioranze e delle minoranze. Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se viene fuori il 49 perdi. Ecco, dipende tutto dai numeri. Come al gioco del lotto, con la differenza che al gioco del lotto il popolo qualche volta vince, in democrazia mai“. Chissà se anche Nicola Sturgeon lo capirà.

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Mauro Gagliardi
Classe '92. Eurocritico, Studente di Giurisprudenza presso Sapienza - Università di Roma. Appassionato di Geopolitica, Storia, Economia e Filosofia.

1 COMMENTO

  1. Parlo con cognizione di causa, mi occupo di storia e tradizioni irlandesi e scozzesi da anni. Ho fatto parte dello Scottish National Party per alcuni anni.
    Quindi usare il discorso della democrazia a casaccio, accettare verdetti a maggioranza su un popolo che a stragrande maggioranza, quello scozzese, ha una idea completamente diversa non è più democrazia.
    La scelta di restare nella UE sarà solo di competenza del popolo scozzese e non di una entità che con la scusa di chiamarsi Regno Unito fa passare scelte contrarie.
    Quindi se democrazia ha un senso, solo loro potranno decidere se restare nella UE oppure no.
    I dati del referendum sulla Brexit hanno evidenziato che la stragrande maggioranza degli scozzesi ha votato contro. Capisco che per qualcuno possa dare fastidio, ma è più fastidioso e ributtante fare finta di eliminare la questione scozzese. Per quanto mi riguarda lascerei la decisione agli scozzesi. Con la autonomia potrebbero decidere liberamente.
    D’altronde anche nell’articolo è scritto che l’usita dalla UE per gli scozzesi potrebbe essere un disastro.
    E allora perchè dovrebbero subire un’altra scelta contro i loro interessi economici dopo quelli che hanno già subito nei secoli passati?
    Non so se il Sig. gagliardi è mai stato in Scozia , parlo di quella vera , le Highand, oppure abbia parlato con chi abita , se lo avesse fatto avrebbe capito cosa pensano gli scozzesi degli inglesi.
    Alba Gu Brath ( Scotland Forever)

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