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L’Italia si affida alle gole profonde per combattere la corruzione. E’ stata approvata con il voto definitivo alla Camera, la legge sul whistleblowing che permetterà ai testimoni di illeciti gravi, di segnalare i casi a cui assistono sul posto di lavoro, pubblico e privato, senza il rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il proprio posto di lavoro.

I voti a favore sono stati 357 (Pd, M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord), 46 i contrari (Forza Italia e i fittiani di Direzione Italia), 15 gli astenuti. La legge aveva come prima firmataria Francesca Businarolo, deputata dei Cinquestelle, che si avvalsa della collaborazione di “Riparte il futuro” e “Transparency International Italia”, filiale italiana della potentissima Ong fondata a Berlino nel 1993 da Peter Eigen, direttore di una sezione della Banca Mondiale.

 

 

I whistleblowers che segnalano gli illeciti all’Anac o alla magistratura, oltre a veder protetta la propria identità fino alle indagini preliminari nel caso in cui la denuncia sfoci in un processo penale, non potranno essere sanzionati, demansionati, licenziati, trasferiti o sottoposti ad altre misure ritorsive. Nel caso in cui ciò dovesse accadere, possono chiedere il reintegro perché si prevede la nullità di ogni atto ritorsivo. L’onere della prova è invertito. Spetta, infatti, all’ente dimostrare l’estraneità della misura rispetto alla segnalazione.

 

L’Anac, a cui l’interessato o i sindacati comunicano eventuali atti discriminatori, applicherà all’ente “colpevole” una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro. La mancata verifica della segnalazione e l’assenza o l’adozione di procedure discordanti dalle linee guida comportano invece una sanzione fino a 50.000 euro.

La nuova norma completa quanto già previsto dalla legge anticorruzione del 2012 che però non proteggeva in modo specifico le gole profonde e non obbligava le pubbliche amministrazioni all’inversione della prova.

Le tutele vengono meno nel caso di condanna del segnalante in sede penale, anche in primo grado, per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia o quando sia accertata la sua responsabilità civile per dolo o colpa grave.

Esultano il Pd e i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, protesta in maniera vibrante Forza Italia che ha votato contro. Per il deputato azzurro Francesco Paolo Sisto, questa legge è una “barbarie giuridica che legittima e incoraggia, negli ambienti di lavoro, un clima di costante e reciproco sospetto alimentato da accuse segrete e segretate. È una norma figlia del punto di incontro tra la cultura giustizialista del M5s e quella demagogico-censoria del Pd, a cui Forza Italia sarà sempre fermamente contraria”.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, l’ha definita “una norma di civiltà perché chi segnala illeciti non può essere lasciato solo. Le condizioni per giungere a questo risultato sembravano molto difficili ma poi il Parlamento ha saputo trovare un’ampia e significativa convergenza”.

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