La Camera ha approvato il “Codice rosso” con 380 voti favorevoli e nessun contrario. Gli astenuti sono stati 92 di PD e LeU. Il testo passa ora al Senato.

Le novità previste dal ddl che modifica il codice di procedura penale sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere sono diverse. Tra queste non c’è la castrazione chimica, sulla quale si è registrata una spaccatura tra gli alleati di governo M5s-Lega.

Il disegno di legge fortemente voluto dai ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, introduce una corsia preferenziale per le denunce e rende le indagini più rapide.

Per i reati sessuali, il ddl prevede che “la comunicazione della notizia di reato è data immediatamente anche in forma orale. Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste”. Il pubblico ministero ha tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato per assumere informazioni, con eccezioni se la vittima è un minore. I risultati delle investigazioni affidate alla polizia giudiziaria, a loro volta, dovranno essere comunicati senza ritardo allo stesso pubblico ministero. Importante è anche l’allungamento dei tempi per sporgere denuncia. La vittima ha 12 mesi invece di 6 dal momento della violenza sessuale subita.

Si prevedono tempi serrati per l’acquisizione delle fonti di prova, per la valutazione della concretezza del pericolo che corre la vittima e per l’adozione delle misure cautelari che vengono richieste dal pubblico ministero e disposte dal giudice delle indagini preliminari.

Violenza sessuale – Le pene salgono a 6-12 anni rispetto a oggi, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10. La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra cosa utile.

Stalking – La reclusione passa dai 6 mesi-5 anni com’è oggi, al range del minimo di un anno al massimo di 6 anni e sei mesi.

Botte in famiglia – Per maltrattamenti contro familiari o conviventi, la reclusione passa dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni; la pena è aumentata fino alla metà se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l’aggressione è armata.

Sfregi – Il codice penale si arricchisce di un articolo sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo. E per i condannati sarà più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative.

Stop alle nozze forzate – Introdotto grazie a un emendamento di Mara Carfagna, punisce chi induce un altro a sposarsi, anche con unione civile, usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per precetti religiosi. La pena va da uno a cinque anni, sale a 2-6 anni se coinvolge un minorenne ed è aggravata della metà se danneggia chi non ha compiuto 14 anni al momento del fatto.

Stop al revenge porn – La misura introduce la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro per “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate”.

La stessa pena si applica anche a chi “avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”.

Inoltre la misura prevede che la pena venga aumentata “se i fatti sono commessi del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici”.

Formazione delle forze dell’ordine – Devono essere istituiti specifici corsi di formazione destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, sia sul fronte della prevenzione che su quello del perseguimento dei reati. La frequenza dei corsi è obbligatoria.

 

 

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