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Carles Puigdemont

Con ben 37 seggi il partito unionista di Ciudadanos è il primo partito della Catalogna. Tuttavia la maggioranza del parlamento catalano andrà presumibilmente ai due partiti indipendentisti di Junts pur Catalunya, il partito di Puigdemont, e di ERC, la sinistra catalana, che hanno ottenuto rispettivamente 34 e e 32 seggi su un totale di 135 seggi.

Ma niente è scontato ormai in Catalogna, perché i due maggiori partiti indipendentisti per governare saranno ad ogni modo costretti a formare la maggioranza con la sinistra radicale indipendentista del CUP (Candidatura d’Unitat Popular), che con i suoi 4 seggi farebbe salire a 70 il numero dei deputati, mentre gli attuali 66 non basterebbero agli indipendentisti per formare un governo.

Il CUP però ha posizioni molto più radicali sull’indipendentismo rispetto alle altre due compagini, che pur con una certa diversità di vedute si dichiarano volte al dialogo con il governo centrale verso un percorso condiviso. Una situazione che potrebbe portare al voto a marzo nel caso non venisse trovato un accordo. Tuttavia gli 8 seggi guadagnati dalla lista di sinistra guidata da Podemos potrebbero essere l’ago della bilancia, ma il partito di Iglesias ha dimostrato di avere posizioni ambigue sulla questione catalana.

Gli indipendentisti al di là delle considerazioni istituzionali hanno vinto queste elezioni che restano fra le più surreali degli ultimi anni in Europa. Surreali perché condotte tra candidati in esilio a Bruxelles, candidati dal carcere, un parlamento privato della sua autonomia dallo Stato madrileno, il quale tuttavia accetta gli stessi partiti che hanno dichiarato l’indipendenza. Del resto tutto è così strano in Catalogna, regione che avrebbe formalmente dichiarato lo scorso novembre l’indipendenza dalla Monarchia Spagnola, ma che ha di fatto continuato a fare la stessa vita di prima all’interno dello Stato madrileno.

Dallo scorso 27 ottobre il fronte indipendentista si è spaccato proprio sulla decisione di Puigdemont di scegliere l’indipendenza da Madrid. Da allora infatti sia i sostenitori di Junqueras che lo stesso Puigdemont hanno fatto marcia indietro rispetto all’ipotesi di una reale separazione da Madrid, mentre Puigdemont è volato a Bruxelles e ha condotto tutta la campagna elettorale nella città sede del Parlamento e delle istituzioni europee. Una fuga dall’ eventuale arresto che però sa di farsa e di una totale mancanza di strategia politica. In sostanza il leader di Junts pur Catalunya si è rivolto a mamma Europa nel tentativo di ottenere qualche ingerenza tecnocratica nella disputa tra unionisti e indipendentisti, ma in queste settimane si è barcamenato tra il rilancio dell’indipendenza e parole di conciliazione e dialogo. Idee chiare, insomma.

Dopo la vittoria di stanotte Puigdemont ha dichiarato alla stampa da Bruxelles che “La Repubblica Catalana ha sconfitto la monarchia del 155 (l’articolo costituzionale che annullava l’indipendenza, ndr). Ora, è necessario rettificare, riparare e ripristinare. La ricetta che Rajoy ha venduto in Europa ha fallito”, successivamente ha aggiunto che “coloro che sono detenuti devono lasciare la prigione e il governo legittimo deve tornare al Palau de la Generalitat, che è dove i nostri cittadini ci vogliono”. Inoltre ha dichiarato per ora l’ex presidente che i cittadini della Catalogna hanno guadagnato il diritto di essere ascoltati e di avere le ricette giuste per migliorare le cose.

Una sconfitta quindi per gli unionisti, ma soprattutto per Mariano Rajoy, il cui colpo di mano costituzionale ha avuto gli effetti opposti da quelli da lui sperati. Il governo madrileno si è visto infatti rigettato dalla popolazione il provvedimento che prevedeva l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola e il conseguente commissariamento del Parlamento autonomo della Catalogna.

Siamo dunque di fronte a un voto che porta nuovamente la politica spagnola ad un’impasse dalla quale alla fine dei giochi usciranno sconfitti tutti.

L’attuale governo centrista per manifesta incapacità di pacificare il paese sarà ed è sicuramente il primo sconfitto. Lo sono tuttavia anche gli indipendentisti, che oltre ad aver contribuito a peggiorare le condizioni economiche della regione e la fiducia dei mercati verso Madrid, non sembrano avere il coraggio necessario per scelte così difficili, né l’unione di intenti necessaria per essere credibili.

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