Bernardo Provenzano

La Corte Europea sui diritti dell’uomo ha approvato il ricorso di Angelo Provenzano figlio del boss della Mafia siciliana Bernardo, deceduto nel 2016.

Il figlio Angelo si era rivolto all’organo di diritto europeo in merito all’applicazione ai danni del padre la legge 41bis, che impone il carcere duro a coloro che si sono macchiati di reati come associazione mafiosa, terrorismo ed eversione, nato all’indomani della strage di Capaci, che uccise il giudice Falcone e la sua scorta.

Quest’oggi è arrivata la sentenza della Corte presieduta da Linos-Alexandre Sicilianos che ha dato ragione al familiare del boss. Il documento con le motivazioni rilasciato dalla Corte Europea fa però chiarezza: la sentenza non è una condanna del 41bis e delle modifiche ad esso apportate dal 1992 ad oggi, ma soltanto nella fattispecie del caso Provenzano.

‘u tratturi, così come era chiamato per il modo in cui falciava brutalmente le sue vittime, dopo aver vissuto in latitanza per circa 40 anni con la compagna e i due figli Angelo e Francesco Paolo, era finito in carcere nel 2006 per scontare i suoi diversi ergastoli e la condanna in concorso esterno per associazione mafiosa in seguito all’indagine sulla cosiddetta Trattativa Stato-Mafia, condanna arrivata nel 2012.

Già dal 2011 l’ex boss si ammala gravemente e i medici gli riscontrano un cancro alla vescica, tumore che lo rende profondamente debilitato tanto da indurlo al suicidio nel carcere di Parma nel 2012, quando cercherà di soffocarsi con una busta di plastica. Da lì in poi inizierà la lotta instradata dalla famiglia per la revoca del 41-bis, che gli verrà inizialmente concessa nel 2014 dalla Procura di Palermo con il trasferimento all’ospedale di Milano, per poi essergli di nuovo riconfermata dalla Corte di Cassazione nel corso del 2015, tenuto in una delle camere di massima sicurezza della struttura ospedaliera meneghina. Morirà il 13 luglio del 2016.

La Corte Europea non ha ritenuto che il 41bis per Provenzano fosse una misura che ledesse i suoi diritti, né ha messo in discussione l’ordinamento italiano, tuttavia ha ritenuto che il rinnovo del 41bis anche in stato di salute così precario fosse stata una scelta lesiva per il detenuto. Una questione legata dunque alla proroga del carcere duro, nessuna multa né condanna per il nostro paese. Sebbene il 41bis sia stato sin dai primi tempi molto discusso sia in Italia che in Europa, né la Corte Costituzionale, né la stessa Corte Europea hanno mai sentenziato contro la legittimità del carcere duro introdotto dall’estensione della Legge Gozzini agli esponenti della malavita organizzata (decreto antimafia Martelli Scotti dell’8 giugno 1992).

Il governo però non ha preso bene la sentenza della Corte europea, Salvini ha rilasciato un tweet sul suo profilo ufficiale: “La Corte Europea di Strasburgo ha “condannato” l’Italia per aver tenuto in carcere duro fino alla morte il “signor” Provenzano, 20 ergastoli per decine di omicidi. Ennesima dimostrazione dell’inutilità di questo baraccone europeo. Per l’Italia decidono gli Italiani, non altri” ha dichiarato il vicepremier della Lega ribadendo l’idea di sovranità nei confronti delle istituzioni confederali.

Grande anche l’ira dell’altro partner di governo Luigi Di Maio: “Ma scherziamo? La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla sua morte. Avremmo così violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Non sanno di cosa parlano! I comportamenti inumani erano quelli di Provenzano. Il 41bis è stato ed è uno strumento fondamentale per debellare la mafia e non si tocca. Con la mafia nessuna pietà”.

Il Guardasigilli Bonafede in cofnerenza stampa però assicura: “Il 41 bis non si tocca”.

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