In Belgio è stata di recente somministrata per la prima volta l’eutanasia su un minorenne. La pratica, riconosciuta per legge dal 2002, è stata estesa a tutte le età nel 2014. Il caso fa discutere, eppure riguarda un malato terminale prossimo alla maggiore età, mentre la legge prevede che possa richiederla anche un bambino, previo consenso dei genitori, purché sia capace d’intendere e di volere, soffra di una malattia allo stadio terminale, con una sofferenza fisica costante e non alleviabile.

La richiesta dev’essere poi valutata da un’équipe medica che annoveri tra i suoi membri anche psichiatri e/o psicologi.

I paesi del ‘Benelux’ sno stati i primi a legalizzare l’eutanasia in Europa a iniziare dall’Olanda, dove l’età minima è stata fissata a 12 anni.

L’unico altro stato europeo che permetta l’eutanasia attiva, ottenuta attraverso l’assunzione di sostanze atte a ridurre la durata della vita, è la Svizzera, ma sono numerosi quelli che in qualche forma rendono possibile quella passiva, ovvero l’interruzione delle cure e del mantenimento in vita.

Nelle sue argomentazioni contro l’eutanasia la Chiesa Cattolica è caduta spesso in delle contraddizioni, ad esempio insistendo sul principio della sacralità della vita ma senza spiegare perché non dovrebbe essere ritenuta altrettanto sacra la morte; “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale”, recita infatti il ‘Cantico delle Creature’.

Inoltre ha sempre osteggiato pratiche cosiddette “contronatura”, eppure si mostra contraria all’eutanasia anche nella sua forma passiva che, dopotutto, consiste nel sospendere proprio cure che ben poco hanno di naturale.

Non è facile comprendere non solo cosa ci sia di immorale, ma pure di poco cristiano nella scelta che un moribondo può fare, di accettare la propria morte. Ciò che lascia invece a dir poco perplessi è la piega che la pratiche dell’eutanasia e del suicidio assistito hanno preso in alcuni paesi, dove accade sempre più spesso che delle persone chiedano ed ottengano di porre fine alla loro vita a causa di disturbi depressivi o altri disagi mentali o emotivi.

La rivista scientifica ‘Jama Psichiatry’, specializzata nel campo della salute mentale, ha segnalato che dei 66 casi di eutanasia verificatisi in Olanda tra 2011 e 2014 ben 36 riguardavano pazienti con disturbi mentali o depressivi.

La prima firma dell’articolo in questione, Scott Kim, psichiatra e bioeticista al ‘National Institutes of Health di Bethesda’, nel Maryland (USA), ha affermato che “In Belgio e in Olanda la legge è più permissiva e non prende molto in considerazione la diagnosi per approvare la richiesta di eutanasia o di suicidio assistito. Questa ambiguità consente anche ai malati psichiatrici di ricorrere a queste pratiche”.

Nelle conclusioni dell’articolo si esprime molta preoccupazione sull’uso del suicidio assistito nei pazienti psichiatrici: per esempio, più della metà dei casi analizzati sollevano dubbi su quanto veritiero fosse il loro dichiarato desiderio di morire e se invece non lo si potesse considerare come un sintomo di disagio psicologico.

I disturbi mentali che sono stati ritenuti sufficienti per concedere l’eutanasia sono, se non sempre guaribili, tutti trattabili: si abbandonano quindi dei malati per i quali potrebbe esserci ancora speranza.

UN COMMENTO

  1. L’estensore dell’articolo forse ignora che la chiesa cattolica è contro l’accanimento terapeutico, il che significa che quando le cure mediche si rivelano tragicamente inutili è bene lasciare che subentri “nostra sorella morte corporale”, non abbandonando però il morente, negandogli i servizi più elementari dovuti a ogni umano degente. Tutto ciò ha niente a che fare con l’eutanasia conclamata ma, semmai, con il rispetto per la dignità dell’essere umano, che non deve cessare neanche dopo la sua morte.

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